Terzo capitolo della saga iniziata su PlayStation 3, inFAMOUS Second Son può vantare rispetto i suoi predecessori un ruolo sicuramente più importante. Se i primi due capitoli della serie vennero lanciati a generazione ormai inoltrata, Second Son arriva invece a distanza di pochi mesi dal lancio, con l’onere e l’onore di dimostrare la supremazia tecnica di PlayStation 4 e accompagnare la nuova console di casa Sony nel lungo periodo di transizione che separa i titoli commercializzati in concomitanza con il debutto della macchina e la seconda ondata di produzioni esclusive prevista per fine anno. Certo, c’è da dire che PS4 ha dimostrato in questi mesi di potersi vendere anche da “sola”, tanto alta era l’attesa per la piattaforma next-gen, ma il lancio di inFAMOUS Second Son non può far altro che alimentare ulteriormente un desiderio già forte, segno che Sony non ha per il momento sbagliato nulla con la nuova generazione di console. Si può dire lo stesso di Sucker Punch con questo terzo capitolo? Nì. E scopriamo subito perché.

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inFAMOUS Second Son è ambientato circa sette anni dopo gli eventi del finale buono di inFAMOUS 2. Protagonista è Delsin Rowe, ragazzo dallo spirito ribelle di 24anni cresciuto e gestito a malo modo dal fratello Reggie, sceriffo in carriera. La vita di Delsin cambierà improvvisamente quando scoprirà, per caso, di avere la capacità di assorbire i poteri dei Conduit, umani dotati di caratteristiche straordinarie messi al bando dal governo e rinchiusi dentro apposite fortezze con l’accusa di essere dei bioterroristi. L’incontro con il Conduit, che gli donerà per pura coincidenza il potere del fumo, cambierà inevitabilmente il destino e la vita di Delsin, il quale si troverà coinvolto in una situazione decisamente più grande di lui.

Non sveleremo nient’altro della storia del gioco, limitandoci a osservare come dal punto di vista qualitativo non sono stati fatti grossi passi in avanti rispetto al passato. La narrazione è indubbiamente migliorata: tuttavia, dopo un buon inizio, la trama si perde nei soliti cliché e banalità che appartengono al genere dei supereroistici poco ispirati, scadendo in un finale per niente entusiasmante e lontano da quanto erano stati invece in grado di regalare i primi due capitoli. Soprattutto, l’episodio originale mise in mostra un colpo di scena molto importante proprio nelle fasi conclusive. Ed è un peccato visto che l’incipit prometteva bene e le prime fasi dell’avventura sono abbastanza coinvolgenti: si ha l’impressione che Sucker Punch sia stata costretta a terminare in fretta i lavori e per questo la seconda parte della campagna non goda della stessa cura e attenzione che invece era stata riservata alla storia prima della metà.

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Ed è un discorso di incompiutezza che volendo potremmo applicare anche al gameplay. inFAMOUS Second Son non fa ovviamente nulla per nascondere l’eredità dei suoi predecessori, anzi la mette in mostra all’ennesima potenza con un paio di miglioramenti sicuramente graditi dai fan della serie: su tutti l’abolizione dell’obbligo di dover mirare per sparare, cosa che rende le fasi di battaglia più fluide e immediate rispetto al passato. Le altre novità derivano tutte dai nuovi poteri: non sveleremo quante capacità potrà assorbire Delsin nel corso dell’avventura, ma oltre a fumo e neon, gli unici confermati ufficialmente dallo sviluppatore, si potrà vantare comunque un discreto arsenale che garantirà una discreta varietà durante il gioco. Questo perché ogni potere fa per fortuna storia sé e fornisce caratteristiche differenti che permettono al giocatori di sceglierne il determinato utilizzo a seconda delle proprie esigenze durante una specifica missione oppure per una semplice preferenza personale. In questo senso, quindi, l’obiettivo di Sucker Punch è centrato in pieno e sicuramente pone il gameplay di Second Son uno, o due gradini avanti a confronto con il predecessore che, invece, era soltanto limitato al potere dell’elettricità.

Detto ciò, se da una parte brillano i meriti relativi alle novità inserite, dall’altra il tutto viene parzialmente offuscato da una struttura di gioco che al contrario di passi in avanti non ne ha fatti proprio e questo è l’aspetto indubbiamente più grave e preoccupante dell’intera produzione. Le quest secondarie, infatti, hanno mantenuto il mantra dei precedenti capitoli: compito dell’utente è semplicemente quello di liberare determinati quartieri dal controllo del DUP, il dipartimento governativo incaricato di tenere sotto controllo i Conduit. Il problema è che il modus operandi è sempre lo stesso e finisce per stancare inevitabilmente dopo aver liberato solo qualche quartiere. Non tutto oro è ciò che luccica nemmeno per quel che riguarda la campagna principale: non solo il level design è tutt’altro che eccezionale, ma la longevità è evidentemente ridotta ed è possibile completare la main quest nel giro di poche ore per gli standard di un open world.

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Qui ritorna allora il discorso relativo a una frettolosità evidente che si palesa nella seconda parte dell’avventura: tutto appare, rispetto la prima sezione, più frettoloso, banale, superficiale e poco curato. Le stesse boss fight, pur visivamente spettacolari da vedere, si riducono all’esecuzione di un paio di mosse, movimenti e strategie sempre uguali che non garantiscono quella varietà necessaria per rendere queste fasi di gioco davvero entusiasmanti. Si arriva al livello finale quasi improvvisamente e inaspettatamente, tanto che all’inizio dei titoli di coda non sarà affatto strano domandarsi se fosse davvero tutto qui quel che inFAMOUS Second Son avesse da offrire. E purtroppo sì, è davvero tutto qui.

Perché non bastano le quest secondarie a migliorare la longevità: si può contare sulle Paper Trail, speciali missioni aggiuntive che vengono distribuite ogni settimana dallo sviluppatore, ma è comunque troppo poco per salvare il gioco da quella triste sensazione di incompiutezza. Le scelte morali influenzano la storia tramite bivi parecchio evidenti in cui viene chiesto semplicemente al giocatore di prendere una decisione tra “a” e “b” e a quel punto assistere ai relativi proseguimenti preparati dallo sviluppatore. Niente di drasticamente differente o più approfondito di quanto non fosse stato fatto con i primi due capitoli. Le maggiori diversificazioni riguardano piuttosto l’evoluzione dei poteri: più offensivi nel caso si scelga il percorso da inFAME, più difensivi se invece si volesse intraprendere la strada dell’Eroe. Inutile dire che per gli amanti della distruzione a tutto spiano è preferibile optare per la prima opzione.

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Ma se c’è un aspetto per cui inFAMOUS Second Son ha fatto parlare tantissimo prima, durante e probabilmente lo farà anche dopo il lancio riguarda indiscutibilmente il comparto tecnico. Qui, davvero, c’è soltanto da applaudire al lavoro di Sucker Punch che ha compiuto un salto in avanti notevole da inFAMOUS 2. Vero, c’è una macchina decisamente più potente in questo caso, ma c’è anche uno sviluppatore che è stato in grado di sfruttare subito molte potenzialità dell’hardware di PlayStation 4 e il risultato è davanti gli occhi di tutti.

Il motore grafico di inFAMOUS Second Son, e lo dimostrano le immagini e i video in giro per la rete, è semplicemente impressionante: a una quantità poligonale importante per personaggi e ambientazioni, si aggiungono texture in alta definizione, un impianto di illuminazione realistico, un’ottima gestione dei riflessi che mutano a seconda della superficie, splendidi effetti speciali in particolar modo per esplosioni e particellari e buone animazioni facciali per i protagonisti. In certi casi, parlando di puro aspetto visivo, si sfiora addirittura il fotorealismo, anche se non manca qualche compromesso. La distruzione ambientale si limita agli avamposti messi in piedi dal DUP e sebbene funzioni abbastanza bene in questi casi è un po’ paradossale vedere come altri elementi dello scenario rimangano praticamente immobili anche se sollecitati alle peggiori esplosioni. Per il frame rate, lo studio ha adottato per una soluzione che “libera” i frame ma che crea qualche scatto di troppo nelle situazioni più concitate: auspichiamo l’intervento dello studio con una patch che permetta di bloccare il tutto a 30 FPS, come già accaduto del resto con Killzone Shadow Fall. Mancano inoltre ciclo giorno/notte e condizioni atmosferiche in tempo reale: un dettaglio minore francamente, trattandosi di un open world comunque fortemente story-based, ma certi scorci avrebbero meritato ad esempio un tramonto generato in real time senza la necessità di cambiare ora della giornata semplicemente mandando avanti la storia.

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Altro appunto tecnico riguarda l’intelligenza artificiale da suddividere in diverse categorie. Abbiamo quella dei cittadini che, purtroppo, è rimasta ancorata ai pessimi livelli della scorsa generazione. Il loro comportamento estremamente basilare rende la Seattle virtuale decisamente poco credibile: non capitano di rado situazioni senza senso in cui i personaggi non giocanti sembrano praticamente estranei a quello che accade attorno a loro. Specialmente gli automobilisti, poi, passateci il termine, sono dei perfetti idioti: non solo non fuggono in caso di pericolo imminente, ma se dovessero trovare la strada sbarrata di fronte a loro per motivi diversi, come un blindato fatto esplodere dal giocatore, si limiterebbero a mettersi in coda ad aspettare non si sa bene cosa, forse un intervento divino che liberi l’asfalto dalla presenza ingombrante della carcassa del mezzo. Va un po’ meglio per i nemici: i soldati semplici si fanno battere piuttosto facilmente, mentre i militari più avanzati riescono a mettere in seria difficoltà il giocatore, specialmente ai livelli di difficoltà più elevati. Anche se già, grazie all’applicazione dell’ultima patch, lo sviluppatore ha reso la modalità “Normale” più impegnativa di quanto non fosse in precedenza.

Il comparto sonoro, infine, offre un discreto doppiaggio in lingua italiana, specialmente per il protagonista, anche se inficiato da qualche problema di sincronizzazione tra movimento delle labbra e parlato. Buona la colonna sonora, che riesce ad accompagnare magistralmente le varie fasi di gioco senza infastidire, ma anche senza offrire tracce indimenticabili. Decisamente ottimo per chiudere il campionamento per tutti i vari effetti audio, specialmente per quel che riguarda poteri ed esplosioni.

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inFAMOUS Second Son - Recensione
inFAMOUS Second Son si limita a svolgere il compitino del titolo di (quasi) lancio, offrendo un comparto tecnico in grado di mostrare i muscoli di PlayStation 4 e un gameplay con solo qualche leggero miglioramento rispetto al passato, ma senza ciò che ci si poteva e doveva attendere dal terzo capitolo della saga, soprattutto in termini di contenuti. È un po’ un prodotto incompiuto: indubbiamente divertente da giocare, ma che svela le sue carte troppo presto ed è destinato a finire nel dimenticatoio nel giro di qualche mese, specialmente non appena saranno disponibili i grossi calibri che, si spera, possano portare la next-gen anche dal punto di vista ludico.
Grafica9
Sonoro9
Gameplay7.5
Longevità7
Punti positivi
  • Comparto grafico impressionante
  • I nuovi poteri sono ben realizzati
  • Simpatica l'idea delle Paper Trail
Punti negativi
  • Ripetitivo dopo poche ore
  • Longevità ridotta
  • Seconda metà dell'avventura troppo frettolosa
7.5Punteggio totale
Voti lettori: (5 Voti)
7.7