La Turchia si unisce a Iran, Egitto e altri paesi che hanno inibito l’accesso a Twitter, la nota piattaforma sociale di micro-blogging. Una decisione grave che getta un’ombra sulla libertà di espressione da parte del popolo turco attraverso i moderni mezzi di comunicazione, ma che era già stata anticipata dal primo ministro Erdogan durante un comizio elettorale in vista delle elezioni locali del 30 marzo.

Gli utenti che hanno cercato di ripristinare il servizio aggirando il blocco modificando i DNS hanno scoperto che la censura della piattaforma Twitter sarebbe stata attuata direttamente dall’Autorità per le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, dunque un ente statale che ha di recente attribuito al governo turco alcuni poteri speciali tra cui quello che permette di chiedere ai provider il blocco dei siti colpevoli di violazione della privacy.

twitter turchia

Ci sono tuttavia anche delle motivazioni politiche: diversi utenti hanno sfruttato la piattaforma per pubblicare registrazioni vocali e documenti che svelano un giro di corruzione da parte dello stesso premier turco, che ha reagito dunque nel peggiore dei modi alle accuse. “La comunità internazionale può dire quello che vuole. Non mi interessa. Tutti vedranno quanto è forte la Repubblica Turca“, ha detto Erdogan che già in passato aveva utilizzato toni forti per le piattaforme sociali, definendole la minaccia peggiore per la società.

La controrisposta di Twitter non si è fatta ovviamente attendere. L’azienda spiega che gli utenti turchi possono continuare a comunicare attraverso la piattaforma sfruttando il servizio SMS. L’invito è rivolto a coloro che utilizzano una rete mobile Avea, Vodafone o Turkcell. Alternativa che era già stata adottata in altri paesi in cui la scure della censura aveva colpito Twitter.

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