Il Medioriente, si sa, non è una terra particolarmente aperta ai concetti di democrazia e libertà. L’ultima notizia proveniente proprio da uno dei suoi paesi di punta, l’Iran, del resto non fa altro che confermarci questo dato di fatto: il paese in questione ha difatti bandito WhatsApp applicazione di messaggistica istantanea più celebre di sempre.

Le ragioni? Molto meno serie di quel che potremmo pensare: le autorità iraniane hanno censurato WhatsApp perchè a capo dell’applicazione ci sono finiti ebrei e americani. Mark Zuckerberg, in parole povere, ovverosia un volto che vuoi la natura capitalistica, vuoi le origini americane, vuoi l’equiparazione ad uno dei volti più potenti della finanza statunitense, non sembra piacere molto agli ultraconservatori iraniani.

La censura di WhatsApp per mano dell’Iran, però, non è di certo un caso isolato in termini di restrizione delle libertà digitali. Già tempo addietro il premier turco Erdogan si fece promotore di una dura battaglia contro Twitter e YouTube, mentre noto è il bavaglio (quasi totale) che è stato messo all’informazione online da parte di Arabia Saudita, Yemen e Siria.

Insomma almeno relativamente ad alcune realtà territoriali, per l’innovazione tecnologia i tempi non sono dei più facili. Soprattutto quando per mezzo della tecnologia si pensa di poter raggiungere la vetta della libertà e dei diritti civili, due parole che farebbero tremare un qualsiasi regime della Terra.

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