Stando a diverse segnalazioni, Instagram sarebbe stato bloccato in Cina a causa di un immediato intervento governativo studiato per rispondere alle proteste che hanno infiammato Hong Kong nelle ultime ore. Pare che stesso provvedimento sia stato attuato anche per altre importanti piattaforme sociali del calibro di Twitter, Facebook e persino il cinese Weibo. L’obiettivo è quello di bloccare la diffusione degli hashtag che invitano ad universi al movimento “Occupy Central with Love and Peace“: pare che circa 9.000 fotografie sarebbe state taggate in tal senso con l’intento di spargere la voce.

Nonostante la manifestazione del movimento che chiede democrazia e libere elezioni fosse per la gran parte pacifica, la polizia ha provato a disperdere la folla con il lancio di gas contro i giovani assiepati in centro città. In poche ore, come prevedibile, si è generato il caos: c’è chi ha parlato di utilizzo di spray al pepe; altri, tramite Twitter, hanno informato della presenza di proiettili di gomma e manganelli. Una situazione politica indubbiamente complicata che coinvolge direttamente i social network, ormai diventati non solo semplici luoghi di aggregazione sociale virtuale, ma anche strumenti per promuovere la democrazia e cercare di far valere i propri diritti. E di certo, la decisione di bloccarne l’utilizzo non attirerà simpatie verso un governo cinese ormai sempre più nell’occhio del ciclone.

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