Le polemiche su Uber non sembrano intenzionate a placarsi. E per quanto l’Europa abbia dato battaglia a questo servizio di grande utilità per i consumatori, a quanto pare anche l’Asia intende giocare il suo ruolo di contrasto: in Corea del Sud il fondatore di Uber, Travis Kalanick, rischia una multa di circa 18mila dollari e due anni di carcere per aver introdotto nel Paese un “servizio di taxi illegale”.

La Corea del Sud, infatti, vieta per legge di trasportare passeggeri a pagamento in via del tutto privata e Uber opererebbe proprio in questa direzione. Date queste leggi viene naturale chiedersi come sia stato possibile per Uber approdare in tale territorio e a cosa possano aver pensato i fondatori quando hanno deciso di introdursi in una Nazione non proprio amica per il loro mercato.

Secondo un portavoce di Uber, però, il servizio offerto dalla compagnia che rappresenta “non solo è legale in Corea ma è stato accolto e apprezzato dai consumatori. Al tempo stesso crediamo non sia appropriato che il governo punisca i guidatori che cercano di guadagnare qualcosina. Siamo fiduciosi che il tribunale coreano saprà mantenere un giudizio equo e ragionevole in questo caso”.

Evidentemente il problema delle lobbies ed il conservatorismo insito nelle corporazioni è un problema non esclusivamente italiano. Il libero mercato macina ricchezza, progresso e agiatezza ma le leggi, proprio come abbiamo visto nel caso spagnolo di Google News, pensano sempre a mettere il bastone tra le ruote.

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