L’ultimo chipset Samsung, cioè l’Exynos 7 Octa 7420, è presente sugli attuali modelli di punta dell’azienda (Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge) ed ha già dimostrato di essere più performante dello Snapdragon 810, chip della concorrente Qualcomm. Già da tempo si vocifera che la società sudcoreana abbia intenzione di usare in futuro anche core diversi dagli ARM Cortex, in particolare quelli prodotti da lei stessa: il nome in codice del core autoprodotto è “Mongoose” (tradotto Mangusta) ed è costruito con un processo di fabbricazione a 14 nm FinFET.

Per la costruzione di questi nuovi core verrà usata l’architettura ARMv8 con la quale viene aperta la strada alle funzionalità a 64-bit, inoltre sembra che la velocità massima di clock sarà di 2.3 GHz, il che fa pensare a performance ottime. Secondo un banchmark di Geekbench 3, il Mongoose ha avuto un punteggio di 2200 in un primo test single-core, quindi circa il 45% in più rispetto a quello ottenuto dall’Exynos 7420 (1495 punti nello stesso test).  Naturalmente si tratta solo di rumors per il momento, quindi vanno presi con le pinze, ma considerando che ultimamente Samsung sta lavorando molto seriamente sull’hardware è una notizia plausibile.

Da sottolineare come il nome in codice di questo core sia in contrapposizione con il nome Krait (cobra) che viene usato per le unità CPU di Qualcomm (Snapdragon 400/600/800), infatti la mangusta è nemico naturale del cobra. In futuro quindi potremmo vedere un Galaxy Note 5 o altri terminali con un SoC del tutto nuovo creato da Samsung stessa, ma bisogna comunque attendere ulteriori conferme.

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