E’ stato accolto con il clamore dei consumatori (che ne hanno scaricato l’applicazione a migliaia), ma con molto meno entusiasmo da parte di chi nel settore ci lavora “a norma di legge”. Fatto sta che Uber e tutte le sue varie declinazioni interne, in Italia ha sempre finito col convivere in un continuo altalenare di ostacoli, elogi, lasciapassare e polemiche varie.

Verso la metà di Maggio il tribunale di Milano sancì un primo blocco dell’applicazione poiché, accogliendo il ricorso presentato dai tassisti, veniva conclamata la natura illegittima del servizio offerto da Uber, ne veniva messa in evidenza la concorrenza sleale nei confronti di chi svolgeva il lavoro di tassista con una regolare licenza e veniva puntato il dito contro un sistema dei prezzi ritenuto molto poco chiaro.

E giusto qualche giorno fa, la sentenza è stata confermata in via definitiva: UberPop, la parte dell’applicazione che metteva a disposizione dei consumatori autovetture guidate da gente comune, è stata dichiarata illegale e come tale fermata. Persino UberBlack, il servizio che si avvaleva di autisti con regolare autorizzazione NCC (noleggio con conducente) e per questo ritenuta alternativa legale ad UberPop, è stata anch’essa dichiarata fuori norma.

Nell’Italia delle corporazioni, del monopolio, della burocrazia e delle leggi anti-mercato, insomma, viene dichiarata una sostanziale continuità col passato. La voglia di cambiamento, di modernità, di apertura e concorrenza non sembra voler riguardare questo Paese che, nel 2015, si ritrova ancora a dover fare i conti con il potere di piccole ma agguerritissime lobbies.

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