Per quanto alcune sue “vicine di casa” sembrino arrancare, ZTE pare non volersi lasciare influenzare e decide di spedire più che mai dritta verso il suo obiettivo: quello di porsi non solo come un buon marchio di origine cinese, ma di avere a che fare con mercati protratti su un più ampio raggio e con una influenza commerciale molto più sostenuta.

I suoi dati, del resto, sono lì a dimostrarlo: nel primo semestre dell’anno l’azienda ha venduto ben 26 milioni di smartphone a livello globale che diventano 42 milioni qualora prendessimo a riferimento non solo gli smartphone ma anche altri prodotti come tablet e apparecchi di domotica.

Numeri davvero straordinari, questi, che la proiettano dritta dritta nella lista delle realtà cinesi più autorevoli: tanto per fare un paragone ci sia utile sapere che Huawei nei primi sei mesi dell’anno ha raggiunto quota 50 milioni di vendite, Xiaomi circa 35 e Meizu poco meno di 9.

La scelta di uscire al di fuori dei confini paesani e di puntare all’Occidente, in sostanza, pare aver premiato. Le vendite in USA sono aumentate del 41% rispetto all’ultima rilevazione statistica e le cose, per la piega che stanno prendendo, hanno tutta l’aria di voler migliorare ulteriormente. Tuttavia c’è un po’ di sano pessimismo tra i corridoi aziendali: se la stima iniziale parlava di 80 milioni di unità vendute entro fine anno, ora le ipotesi sono state ritoccate verso il basso e scese a quota 60 milioni.

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