Apple (ma non solo) è più volte stata criticata per via del ricarico esercitato sul listino dei suoi prodotti. I prezzi di smartphone, tablet e ora anche degli indossabili iOS risultano a dir poco proibitivi per una fascia media di utenza, tant’è che solo accedendo a pagamenti rateali o accantonando per un po’ i risparmi ci si può riuscire a permettere device di quel tipo!

E la polemica che riguarda i prezzi è destinata a divampare dopo la diffusione del report di Merril Lynch: grazie a questa fonte apprendiamo infatti che l’iPhone 6S da 64GB – tanto per citare un esempio quanto più recente – costa ad Apple la modica cifra di 234 dollari: 20 dollari se ne andrebbero per la CPU, altri 20 per la memoria flash e 36 per il modulo radio di Qualcomm. I rimanenti sarebbero spalmati sul resto della componentistica in maniera più o meno importante a seconda del pezzo che si prende a riferimento.

Tuttavia è bene chiarire che quello divulgato dal report non è che il costo industriale del prodotto. Per intenderci, in questi 234 dollari non sono compresi gli investimenti che l’azienda si ritrova a dover effettuare sui reparti di Ricerca e Sviluppo, di Marketing e così via; né sono incluse le spese di trasporto necessarie per mettere i comunicazione produttori, grossisti e rivenditori (che inevitabilmente pesano sul prezzo finale).

In ogni caso possiamo dire che il ricarico che Apple applica sul costo industriale di un iPhone 6S da 64GB è di circa 570 euro cadauno. Credete che questo gap sia eccessivo e non giustifichi a prescindere i costi “accessori” per portare iPhone 6S sul mercato, o invece è legittimo che un’azienda per i suoi prodotti scelga la politica che ritiene più opportuna?

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