E’ alquanto raro che si faccia cenno di Xiaomi in chiave negativa, se non altro perchè siamo sempre stati abituati a vedere associato questo nome alla qualità dei prodotti, alla popolarità del marchio, ma anche alle statistiche che ne dipingono l’azienda che v’è dietro come una realtà in forte crescita.

Eppure, stavolta, il colosso cinese si ritrova a dover fare i conti con una notizia che poi così positiva non è: Xiaomi è finita sotto indagine da parte dell’antitrust cinese per via di pratiche commerciali scorrette che avrebbe commesso in fatto di pubblicità.

La normativa cinese proibisce alle aziende di utilizzare aggettivi superlativi nella promozione dei loro prodotti, di conseguenza termini quali “il più potente” o “il migliore” a cui anche Xiaomi avrebbe ceduto potrebbero trascinare la compagnia in una bella grana giudiziaria.

Questa legge non riguarda mica il solo comparto hi-tech, ma si applica ad ogni forma di comunicazione, persino quella messa a punto tramite web: cartelloni su strada, video, conferenze stampa e banner pubblicitari non possono riportare aggettivi superlativi. E riuscire a farlo in un contesto di libero mercato e di massima concorrenza è davvero un’impresa! Eppure questa è la Cina, queste sono le sue leggi e questa è l’amara strada sulla quale Xiaomi si trova oggi collocata.

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