Come ha notato Segment Next, la pagina del PlayStation Store di “Tom Clancy’s The Division” segnala la presenza nel gioco di “in-game purchases optional”, “acquisti in-game opzionali”. Cioè microtransazioni. Non sappiamo ancora come questa microtransazioni entreranno nelle meccaniche di gioco, o se non entreranno affatto garantendo solo, per esempio, skin per armi e personaggi.

Le microtransazioni sono particolarmente importanti in giochi come “Tom Clancy’s The Division”, come lo sono state  per “Destiny: Il Re dei Corrotti” di Bungie e Activision. In teoria, sono un modo per sostenere lo sviluppo del gioco dopo la sua uscita. Se non diventano, come appunto in “Destiny: Il Re dei Corrotti”, un modo per pagare in cambio di livelli per il proprio personaggio o, in generale, un modo per pagare in cambio della possibilità di giocare di meno. Sul serio: come è possibile che alcuni sviluppatori offrano ai giocatori di pagare per poter giocare di meno parti del loro videogioco? Inseriscono appositamente le parti noiose, sapendo che sono noiose, solo per poi vendere attraverso microtransazioni il modo per evitarle?

Comunque, “Tom Clancy’s The Division” sarà, come “Destiny: Il Re dei Corrotti”, uno sparatutto/gioco di ruolo con mondo condiviso online tra i giocatori. Ho citato troppe volte “Destiny: Il Re dei Corrotti” in questo articolo, e Ubisoft non ne sarebbe contenta: di recente ha chiaramente spiegato cosa differenzia “Tom Clancy’s The Division” dal rivale. “Tom Clancy’s The Division” è atteso l’8 marzo per PC, Xbox One e PlayStation 4, ma una Closed Beta sta per arrivare su tutte le piattaforme.

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