Dopo “Fire Emblem: Fates” anche “Bravely Second: End Layer” è stato pesantemente adattato per il mercato occidentale. In “Fire Emblem: Fates” è stata tolta la possibilità di drogare un personaggio omosessuale rendendolo eterosessuale e di palpare i proprio compagni, elementi ritenuti culturalmente “troppo giapponesi” per essere accettati da noi. Drogare le persone per curare l’omosessualità deve essere una roba proprio tradizionale giapponese, insomma. In “Bravely Second: End Layer” la censura ha colpito i costumi (con conseguenze alla fine poco importanti) e le missioni secondarie.

Sui costumi il cambiamento è stato importante soprattutto per la classe denominata “Tomahawk”, dall’aspetto ispirato a quello dei nativi americani, che è diventata “Cowboy” e ha cambiato completamente abiti. Comprensibile: in America i nativi americani non sono una roba esotica da cui prendere spunti per costumi, ma un popolo realmente esistente che è arrivato sino a oggi sopravvivendo a stermini e a conquiste. E che non credo meritasse di diventare una classe a caso di un gioco di ruolo giapponese.

Altri costumi, femminili, sono stati… desessualizzati. Stavolta la faccenda ha anche poco senso, perché, a differenza di “Bravely Default”, “Bravely Second: End Layer” ha protagoniste maggiorenni. In Giappone, comunque, non è difficile trovare rappresentazioni sessualmente esplicite anche di ragazzine e bambine in cartoni animati, fumetti e videogiochi, e pure in quei casi gli adattamenti occidentali tendono a diminuire le scollature o ad aumentare l’età dei personaggi, per esempio spostando l’ambientazione dal liceo all’università.

Non sarò io a puntare il dito su quella che è solo la rappresentazione grafica di una minorenne (e non una persona reale, identificabile, con una vera età e dei diritti). Trovo anzi curiosa l’idea che in Occidente il pubblico non riesca a riconoscere una rappresentazione grafica e consideri assimilabile alla pedopornografia un simile contenuto. Come trovo curiosa, però, l’idea che fare sesso con ragazzine e bambine sia un elemento culturale prettamente giapponese, come la cura dell’omosessualità attraverso le droghe di “Fire Emblem: Fates”.

Il discorso diventa più ampio, però, per “Bravely Second: End Layer”, in cui le protagoniste sono maggiorenni: il concetto espresso è che la sessualizzazione della donna è un fenomeno giapponese che non viene più accettato in Occidente. È lo stesso motivo per cui non avremo una versione occidentale di “Dead or Alive: Xtreme 3“: il videogioco europeo e americano è cresciuto e ha superato l’essere creato per ragazzini quindicenni con ormoni impazziti, si è diffuso attraverso la popolazione, è diventato parte delle famiglie. Nintendo dovrebbe saperlo, avendo sostanzialmente iniziato questa rivoluzione proprio col Nintendo DS.

Il cambiamento più importante di “Bravely Second: End Layer” è, però, quello immediatamente meno visibile: pare che siano stati manomessi i finali multipli delle missioni. Secondo quanto raccontato da Nintendo Everything, quest secondarie che prevedevano due finali possibili, infatti, pare che abbiano nella versione occidentale un solo finale (quello ritenuto canonicamente “buono”). Questo è un cambiamento assai pesante e… immotivato, direi. Spero che la questione venga chiarita e spiegata (o confutata) nei prossimi giorni, perché attualmente mancano dichiarazioni ufficiali a riguardo.

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