Moon Hunters – Recensione

Nella terra di Issaria, simile all’antica Mesopotamia, cinque tribù venerano divinità lunari e attendono il plenilunio per festeggiarle. Ma la Luna non sorge durante la notte, e quattro eroi vengono scelti per compiere un viaggio alla ricerca della dea perduta; forse la sua scomparsa è collegata al diffondersi del nuovo Culto del Sole, che intende unire tutte le tribù sotto un unico culto monoteista. “Moon Hunters” di Kitfox Games dà a quattro giocatori la possibilità di vivere e creare questa antica storia, una leggenda sempre diversa ogni volta che viene raccontata.

Moon Hunters – Recensione: Dungeons of Fayte

“Moon Hunters” è il successore spirituale di “Dungeons of Fayte”, un piccolo gioco realizzato da Tanya X. Short (parte di Kitfox Games) e Brent Ellison per l’Assemblee Competition e pensato come “un misto di The Legend of Zelda: Four Sword e Princess Maker”. “Dungeons of Fayte” alterna due fasi di gioco: una ambientata in città, in cui i personaggi dei giocatori svolgono varie attività che permettono loro di guadagnare denaro e aumentare le  statistiche, e una ambientata nei dungeons, in cui mettono a frutto quello che hanno imparato con combattimenti hack’n’slash alla ricerca di tesori. L’obiettivo degli eroi di “Dungeons of Fayte” è diventare abbastanza potenti da riuscire a sconfiggere il malvagio Bone Lord, che arriverà e distruggerà la città di Fayte dopo quattro mesi.

dungeons of fayte moon hunters the yawhg

In “Dungeons of Fayte” vengono poste le basi di “Moon Hunters”: c’è un limite di tempo (e quindi di azioni disponibili prima della fine del gioco), c’è un gameplay cooperativo in cui sino a quattro giocatori determinano come andrà a finire la storia, c’è una narrazione che viene costruita da ogni scelta dei giocatori e che determina invece la storia dei singoli personaggi. “Dungeons of Fayte” è, più che un gioco, l’occasione di scrivere una storia insieme a degli amici.

Alla fine di “Dungeons of Fayte”, sia che i giocatori perdano contro il Bone Lord sia che vincano, le scelte dei giocatori vengono riassunte in una piccola chiusa che racconta i personaggi e il loro futuro oltre il finale del gioco. E, durante la partita, le scelte fatte dai giocatori possono concatenarsi ad eventi casuali che portano ad ulteriori scelte. Per esempio, prestando servizio nella caserma di Fayte aumento la mia forza e la mia accuratezza, ma posso anche trovarmi ad affrontare un blob che si aggira per la città divorando tutto ciò che incontra, dovendo decidere come comportarmi: lo affronto o lo lascio mangiare in pace?

Moon Hunters – Recensione: The Yawhg

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Questa parte narrativa, basata su scelte che, oltre ai valori delle statistiche, costruiscono pezzo per pezzo un finale collettivo e una storia singola per ogni personaggio, ritorna in “The Yawhg”. “The Yawhg”, di Emily Carrol e Damian Sommer, è, per ammissione degli autori, “Dungeons of Fayte” senza la componente hack’n’slash. In “The Yawhg” i giocatori (di nuovo, sino a quattro) hanno sei settimane per prepararsi prima dell’arrivo dello Yawhg, un mostro, un cataclisma, un disastro naturale e inevitabile. Ogni giocatore decide a turno come trascorrere queste settimane, settimana per settimana, aumentando le sue statistiche e trovandosi di fronte a inattesi eventi collaterali, che costituiscono il vero divertimento del gioco. Dopo l’arrivo dello Yawhg, le statistiche dei personaggi determinano se la città riuscirà a rinascere, e gli eventi incontrati nel gioco creano una storia individuale e il racconto delle vite dei personaggi dopo il finale.

I limiti in “The Yawhg” sono in come le sue meccaniche scoraggiano a volte la sperimentazione. Siccome il successo nella ricostruzione dipende dalle statistiche dei personaggi, e da come queste statistiche saranno utili nel ruolo che ogni giocatore sceglierà per il proprio personaggio dopo l’arrivo dello Yawhg e della devastazione, il gioco in qualche modo sembra incoraggiarmi a specializzare ognuno dei quattro protagonisti in un ruolo diverso, facendogli ripetere ogni settimana la stessa attività e facendogli salire le stesse statistiche. E invece “The Yawhg” mostra il suo lato migliore se giocato con amici, di sera, scherzando e subendo le terribili e inaspettate conseguenze delle scelte, ignorando il lato prettamente meccanico dell’esperienza, le statistiche, e cercando invece di vivere la storia e la narrazione che le meccaniche vogliono portare avanti.

Moon Hunters – Recensione: Avventura e gameplay

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In “Moon Hunters” ho tre giorni per ritrovare la Luna prima che il Culto del Sole raggiunga il mio gruppo e tenti di ucciderci, eliminando quella che giudica essere l’ultimo ostacolo al dominio su tutte le terre. Durante questi tre giorni mi muovo per la mappa del gioco, generata proceduralmente a ogni partita, tra foreste, deserti, montagne e rive di fiumi, cercando notizie, combattendo contro animali e nemici e conquistando ricchezze. Nelle prime partite mi muovo disorientato, senza una meta, ma piano piano imparo a interpretare il mondo e la sua mappa, la direzione da prendere, le possibilità che mi offre. La generazione procedurale rende ogni iterazione della leggenda diversa, e la necessità di sbloccare alcuni elementi (alcune zone o, per esempio, la possibilità di parlare con gli animali e gli spiriti) rende le partite (soprattutto le prime) una continua scoperta di un mondo che appare grande e multiforme. In certi momenti, “Moon Hunters” regala davvero la sorpresa, il sense of wonder, dell’Avventura e della leggenda.

Ogni giorno scelgo in quale casella della mappa, cioè in quale zona, spostarmi. Durante il dì esploro la regione appena raggiunta, combattendo i nemici grazie a meccaniche hack’n’slash, incontrando alleati e trovandomi a fare scelte che hanno conseguenze sulla storia, sulle mie statistiche e sulla mia Reputazione (di cui parlerò tra poco). Dopo il tramonto, cioè dopo aver completato l’esplorazione ed essere uscito dall’area, mi fermo e mi accampo, e ogni giocatore sceglie come far passare la notte al suo personaggio: posso riposare, cucinare, osservare le stelle, andare a caccia o fare la guardia. Ognuna di queste attività, come in “The Yawhg” e in “Dungeons of Fayte”, porta a un aumento delle statistiche e può condurre a un evento più o meno casuale e a delle scelte capaci di formare il cammino del gruppo e del singolo eroe.

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Moon Hunters – Recensione: Hack n Slash

Le statistiche (Resistenza, Spirito, Forza, Intelligenza, Fede, Carisma) hanno vari effetti durante la partita, ma sono fondamentali soprattutto nelle parti di combattimento. I personaggi, oltre che dalle statistiche, sono caratterizzati da una classe scelta tra quelle disponibili (Lamafatata, Druido, Strega e Ritualista, a cui si aggiungono altre due classi sbloccabili) dotate ognuna di tre diverse abilità (solitamente, un attacco normale, un attacco speciale e uno scatto). Le abilità possono essere poi migliorate, in modo anche molto decisivo, comprando potenziamenti dai vari Mercanti sparsi per il mondo in cambio di opali, che fungono da valuta di scambio e vengono usati sostanzialmente solo per le abilità. Le classi sono riconoscibili e nettamente diverse, ma non molto bilanciate: alcune classi sono complete e indipendenti, capaci di sopravvivere da sole, altre sono utili solo se usate come classi di supporto ma loro efficacia è spesso molto limitata.

Le parti hack’n’slash sono il grande punto debole di “Moon Hunters”. Il problema non sta nel fatto che siano facili (e sono parecchio facili): la loro facilità è anzi un tratto positivo, perché rende “Moon Hunters” accessibile anche a giocatori non abituali e permette di concentrarsi sulle sue parti narrative, in teoria godendo delle sezioni di combattimento come un piccolo divertimento che dà ritmo e varietà al gioco. Il problema è che queste sezioni non sono affatto varie e divertenti, e non hanno un buon ritmo. Come ho scritto sopra, nelle zone esplorabili non ci sono solo nemici da uccidere, ma anche  personaggi da incontrare e scelte da fare, ci sono insomma momenti interessanti che effettivamente contribuiscono alla narrazione. Ma i combattimenti e l’esplorazione non sono spesso tra questi. Da una parte, l‘Intelligenza Artificiale dei nemici è risibile: gli avversari si limitano a correre addosso ai giocatori, spesso incastrandosi negli ambienti, e la poca varietà dei nemici e dei loro attacchi non crea mai sinergie interessanti. Dall’altra, l’esplorazione si riduce al tedioso setacciare ogni angolo di ogni area alla ricerca di oggetti da distruggere che contengano qualche opale. Le parti hack’n’slash di “Moon Hunters”, e in generale l’esplorazione delle aree, si rivelano così poco solide, molto ripetitive e povere di peso narrativo. Mentre “Moon Hunters” è, o dovrebbe essere, soprattutto un gioco incentrato sulla narrazione.

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Moon Hunters – Recensione: Narrazione

In “Moon Hunters” i giocatori stanno forgiando una leggenda, un antico racconto che sarà poi narrato per generazioni e generazioni. A differenza di quanto accade in “Dungeons of Fayte” o in “The Yawhg”, in “Moon Hunters” dopo il finale non vedo cosa accade in futuro agli eroi, ma come essi saranno raccontati, come saranno mitizzati. Il gioco cerca di tenere in considerazione tutti i miei comportamenti, come se stesse cercando di realizzare un mio profilo psicologico basandosi su come gioco e su come costruisco il mio eroe, e per definire ulteriormente il mio personaggio usa un sistema di Reputazione, cioè di tratti caratteriali che posso guadagnare in base alle mie interazioni, alle scelte che faccio, e che delineano la leggenda del mio personaggio e la possibilità di successo in alcune interazioni.

Qua si entra in una contraddizione di “Moon Hunters”, che non ha sempre chiaro come considerare i tratti della Reputazione. Come ho scritto, la Reputazione del mio eroe cambia a seconda delle mie azioni, e quindi è una loro conseguenza nella memoria collettiva, ma allo stesso tempo mi permette a volte di fare azioni che non sono permesse a chi non possiede un determinato tratto, e quindi è una causa delle mie azioni. A volte è una mia azione a farmi guadagnare la Reputazione, per esempio, di “Audace”, e a volte posso compiere un’azione audace solo se ho la Reputazione di “Audace”. I personaggi di “Moon Hunters” sono, contemporaneamente, agenti, eroi, soggetti, e personaggi chiusi nella loro storia, oggetti narrativi imbrigliati da come le generazioni future li ricorderanno.

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Moon Hunters – Recensione: Glitch e bug

Alla ripetitività dei combattimenti e alle incoerenze si aggiungono i frequenti glitch e bug del gioco. Non si tratta di niente di irrisolvibile, di solito. Ma sono ovunque, persistenti, improbabili e strani. Ritratti dei personaggi scambiati, linee di dialogo nel posto sbagliato, nomi mancanti, abilità che non funzionano come dovrebbero (o che a volte non funzionano e basta)… Kitfox Games sta rilasciando continuamente patch (con anche nuovi contenuti), e ho aspetto a recensire “Moon Hunters” proprio per capire se questi aggiornamenti avrebbero eliminato tutti questi problemi: la situazione migliora molto lentamente, seppur costantemente. È evidente che Kitfox Games crede in “Moon Hunters” e ama la sua opera, ma la strada è ancora lunga.

Anche partecipare a una partita cooperativa online è, al momento, assai complicato. Non è possibile semplicemente cercare una partita che sta iniziando e unirsi, o iniziarne una nuova e attendere che altri giocatori si uniscano: un giocatore deve fare da host dopo aver manipolato il suo router per aprire una certa porta (la 7777), e i suoi amici devono unirsi inserendo il suo indirizzo IP o accettando un invito a unirsi alla partita nella versione Steam del gioco. Attualmente, il modo migliore, se non l’unico, di godersi “Moon Hunters” è quindi il co-op locale. La compagnia degli amici smussa e rallegra i momenti più noiosi dell’esplorazione, e il dibattito su cosa fare, dove andare o cosa scegliere si fa più vivo, immediato e interessante.

Moon Hunters – Recensione: Videogioco e rituale

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Ma, anche quando il co-op online di “Moon Hunters” funzionerà correttamente (se mai succederà), la sua vera forza resterà il co-op locale. Nel readme di “The Yawhg” le istruzioni per giocare trasformavano il gioco in un vero rituale di gruppo: “3. Se c’è ancora luce fuori, aspettate che sia buio. Se vivete vicino a una regione polare, questo necessitare di un po’ di tempo a seconda del periodo dell’anno. 4. Mentre aspettate che sia buio (se dovete aspettarlo), trascorrete il tempo in completo silenzio. 5. Spegnete ogni luce. 6. Accendete sei candele nere intorno ai giocatori. Se non avete il materiale necessario (sei candele nere, un accendino, una pietra focaia…) andate in un negozio e compratele. Se avete aspettato che venisse buio per giocare e ora tutti i negozi son chiusi, aspettate fuori dal negozio sino all’apertura. Se è giorno quando tornate a casa, ripartite dal terzo punto.” “Moon Hunters” è in qualche modo simile: è un momento collettivo in cui viene costruita e raccontata un’antica storia e che può vivere solo nella dimensione comunitaria, sociale, rituale del co-op locale.

Moon Hunter – Recensione: In conclusione…

Come “The Yawhg”, “Moon Hunters” è un’esperienza narrativa da provare insieme ad amici, un esperimento sul rapporto tra gameplay e narrazione che dà il suo meglio nel co-op locale. In due-tre ore, in una ambientazione insolita e realizzata con una grafica che alterna pixelart e acquerello digitale e accompagnati da una colonna sonora meravigliosa, quattro eroi cercano la Luna scomparsa, forgiando una leggenda collettiva e individuale in un mondo che simula la mutevolezza della tradizione orale con la generazione procedurale. “Moon Hunters” soffre, però, di una ricca serie di difetti e incoerenze, causati dalle carenze delle parti di combattimenti hack’n’slash (soprattutto a causa dell’Intelligenza Artificiale dei nemici) a glitch e bug diffusissimi, seppur spesso non gravi. Il continuo lavoro degli autori per risolvere i problemi del gioco è lodevole, e costantemente, seppur lentamente, “Moon Hunters” sta assumendo un aspetto solido e concluso. “Moon Hunters” di Kitfox Games è disponibile per PC, Mac e Linux su Steam (a €14,99), itch.io (a $14,99, ma attualmente solo nella versione Windows) e, presto, su GOG. Sono attese anche versioni per PlayStation 4 e PlayStation Vita. Il gioco è sottotitolato in italiano.