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Game Happens 2016: i giochi dello showcase

Al Game Happens! di Genova (il 24 e il 25 giugno 2016) tra le conferenze e le interviste (come quella a Paolo Branca di Playing The Game) son riuscito a provare alcuni dei giochi presenti nello showcase del festival. La scelta era piuttosto ampia, al punto che non sono riuscito a provare tutti i giochi che mi interessavano (volevo approfittarne per mettere le mani anche su “Lieve Oma”, che comunque è già disponibile su itch.io), autori e organizzazioni presenti sono stati (quasi) tutti gentili e disponibili e c’era un vero e sano entusiasmo nel parlare della propria arte e nel presentare le proprie idee.

A Normal Lost Phone al Game Happens!

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Conoscevo “A Normal Lost Phone” (ecco la sua pagina su Game Jolt) di Accidental Queens (sito ufficiale) ma non lo avevo mai provato prima del Game Happens!. Nato durante la Global Game Jam del 2016, in Francia, e giocabile direttamente da browser (soprattutto direttamente da brwoser mobile), “A Normal Lost Phone” mi dà in mano un cellulare perduto di cui devo scoprire la storia e il proprietario curiosando tra messaggi e applicazioni, calendari e codici segreti. Il ritmo di gioco mi ricorda quello di “Her Story” di Sam Barlow: ho un archivio e devo esplorarlo cercando via via i collegamenti che mi conducano alla soluzione di un mistero, ma”A Normal Lost Phone” ha, rispetto a “Her Story”, un gameplay e puzzle più vari e un unico percorso possibile. Purtroppo, nelle parti finali sente il bisogno di raccontare tutto nel modo più completo e verboso possibile, la qualità della scrittura diminuisce e alcuni degli enigmi che mi vengono posti davanti sono, semplicemente, oscuri. “A Normal Lost Phone” ha comunque buone idee che potrebbero crescere in una versione espansa del gioco, e attualmente è in corso una campagna di finanziamento diffuso su ulule per raccogliere i fondi necessari alla sua realizzazione. Siamo agli ultimi giorni e mancano poche centinaia di euro al traguardo, quindi provate il prototipo gratuito di “A Normal Lost Phone” (qui per esempio) e contribuite alla campagna se lo trovate interessante.

Maggese al Game Happens!

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Ho poi provato “You Can’t Go Back” e “In Her Spirit” di Maggese, cioè Dario D’Ambra (sito ufficiale). “You Can’t Go Back” (che trovate gratuitamente qui) è una breve storia interattiva in prima persona e “In Her Spirit” alterna parti esplorative e platform in prima persona, ma in ambienti quasi astratti, e parti in cui il racconto è svolto da immagini sintetizzate sino alla pura geomatria ma in cui restano chiari i significati. Sono opere molto brevi e semplici, e “In Her Spirit” mi ha colpito per la sua forza, per il tema che racconta (la violenza a volte silenziosa che ci circonda) e soprattutto per come lo racconta. Vi consiglio davvero di provarlo: lo potete scaricare gratuitamente qui. Maggese sta anche lavorando a un nuovo interessante gioco chiamato “Don’t Make Love” (trovate qui il suo blog di sviluppo), in cui interpreto la mantide maschio o la mantide femmina di una coppia di insetti costretti a frenare le proprie pulsioni: se facessero sesso la mantide femmina sarebbe poi costretta a mangiare il maschio. “Don’t Make Love” è un gioco sull’equilibrio e la comunicazione in una coppia: potrò scrivere cosa voglio, accompagnando le mie parole con azioni ed espressioni, e l’altra mantide risponderà e si comporterà coerentemente con ciò che ho fatto dire e fare al mio personaggio.

Reigns al Game Happens!

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“Reigns” (sito ufficiale) di Nerial (sito ufficiale) sarà pubblicato in estate da Devolver per PC, Android e iOS ed è un gestionale con una forte impronta narrativa.  Sono il re e devo gestire il mio Regno mantenendo in equilibrio Chiesa, popolazione, esercito e tesoro: quando una di queste quattro statistiche arriva a zero vengo tragicamente ucciso in qualche modo, il regno passa a mio figlio e comincia un’altra partita. Ma la parte brillante di “Reigns” (o una delle sue parti brillanti, perché la grafica è molto piacevole e la colonna sonora è di Disasterpeace) è la sua meccanica. La storia del mio regno è influenzata da una serie di scelte che mi vengono messe di fronte in sequenza sotto forma di carte, ma a ogni scelta posso rispondere solo in due modi: come su Tinder, posso strusciare la mia mano verso sinistra o verso destra, posso spostare a sinistra o a destra la carta della scelta. Le conseguenze delle mie decisioni possono creare sottotrame che influenzeranno tutto il mio regno, travolgendomi come una valanga dopo anni e dando a ogni mia azione un vero peso dal punto di vista narrativo. In “Reigns” le meccaniche creano una storia, la storia di un re.

Gridd: Retroenhanced al Game Happens!

Arriviamo ora a uno dei giochi a cui mi sono dedicato di più: “Gridd: Retroenhanced” (sito ufficiale) di Antab Studio (sito ufficiale). “Gridd: Retroenhanced” è uno sparatutto su binari ambientato in un cyberspazio in stile “Tron” (1982) e accompagnato da una martellante musica elettronica. Pesantemente ispirato alle meccaniche degli “Star Fox” classici, citati anche dall’aspetto del boss del gioco, “Gridd: Retroenhanced” toglie la possibilità di accelerare e rallentare la corsa e riduce le azioni al movimento tramite levetta analogica e allo sparo con un unico tasto (ma protrebbe essere introdotta la manovra evasiva). Collisioni e risposta dei controlli sono già ottime, con il mirino dello sparo (sempre frontale) che, quando è vicino a un nemico, si sposta leggermente per facilitare la mira senza darmi mai l’impressione di star sfruttando un autoaim troppo spinto e generoso. La demo disponibile dava davvero l’impressione che Antab Studio abbia chiara la direzione del suo gioco e sappia come arrivarci tecnicamente. Il gioco avrà una breve modalità arcade, con boss, della durata di una ventina di minuti e una modalità infinita senza boss in cui l’unico obiettivo sarà andare più avanti possibile per avanzare nella classifica online.”Gridd: Retroehnanced” uscirà per Xbox One e PC (su Steam, e Antab Studio si sta accordando per questo con distributori) a $9,99.

Toti Submarine VR Experience al Game Happens!

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Una delle gioie del Game Happens! è stato ricevere un cardboard in regalo. Sapete, quelle scatole di cartone in cui infilare il cellulare per poterlo usare come visore per la Realtà Virtuale. Se possedete anche voi un simile aggeggio (o il più costoso Gear VR di Samsung e Oculus) potete sfruttarlo per sperimentare in prima persona “Toti Submarine VR Experience” (lo trovate gratuitamente qua su iTunes e qua su Google Play) del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci (sito ufficiale) di Milano. Tra l’altro, se passate dal Museo potete comprare al suo negozio il cardboard che l’ente ha fatto costruire appositamente per promuovere “Toti Submarine VR Experience”. “Toti Submarine VR Experience” (sito ufficiale) mi porta all’interno del sottomarino Enrico Toti per una visita guidata o per una breve esperienza interattiva come macchinista durante un’operazione di immersione rapida. Un modo interessante di far visitare, da qualsiasi luogo del mondo, un posto reale e un modo intelligente per sfruttare l’unica versione della Realtà Virtuale, quella vissuta attraverso i cardboard, attualmente disponibile al grande pubblico.

Bulb Boy al Game Happens!

“Bulb Boy” (sito ufficiale) di Bulbware (sito ufficiale) è un gioco di cui mi ero colpevolmente perso l’uscita ad Halloween del 2015. Non so come sia stato possibile (forse la coincidenza con il Lucca Comics & Games non ha aiutato). “Bulb Boy” è una avventura grafica punta e clicca horror in cui sono un bambino-lampadina. Già questo è per me geniale: negli horror i protagonisti devono sempre portarsi dietro una torcia, una candela, una lampada… una fonte di luce insomma. In “Bulb Boy” io sono direttamente la mia fonte di luce. Brillante (oh oh oh gioco di parole). All’inizio sono stato attratto dalla grafica apparentemente dolce e infantile del gioco, ma mi sono poi rapidamente reso conto che avevo di fronte un’esperienza piena di orrore, corpi deformi e oscurità, solo apparentemente adatta a un pubblico giovane (in questo è chiaro l’influsso di “The Binding of Isaac”). “Bulb Boy” è già disponibile su Steam a €8,99, e trovate anche una sua demo gratuita, e sta per uscire per dispositivi mobili iOS e Android.

Gang Pad al Game Happens!

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[Fonte immagine: We Are Müesli su Twitter]

E arriviamo all’ultimo gioco che ho provato, “Gang Pad” di Big Bang Pixel (sito ufficiale), vincitore del Tuggort Verdolino a Svilupparty 2016 per il suo concept folle. “Gang Pad” è un party game in cui si gioca con un solo gamepad. Proprio con un uno solo eh: ogni giocatore sceglie un tasto dell’unico gamepad e gioca usando solo quello. Tutte le sfide di “Gang Pad” sono infatti pensate per essere risolte con la pressione di un tasto, e sono cose come “premi più volte che puoi”, “tieni premuto”, “premi quando gli altri non premono” e così via. Ci sono in tutto 50 diversi minigiochi (ma sono così piccoli che gli autori li chiamano “microgiochi”) divisi in varie categorie e che distribuiscono il punteggio in modi diversi. L’ordine dei microgiochi non è totalmente casuale, ma il gioco è pensato per variare i tipi di sfida, non proponendo due volte lo stesso minigioco e non mettendo vicini due minigiochi simili. “Gang Pad” potrebbe diventare una presenza fissa delle serate con gli amici e sono davvero curioso di provarlo da ubriaco.