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Tekken 7: per il direttore la sessualizzazione è un elemento culturale

Ritorniamo su un argomento che abbiamo affrontato molte e molte e molte volte: come l’Occidente vede la sessualizzazione del corpo femminile, anche nel caso di minorenni, nel videogioco giapponese e come il Giappone si è dovuto adeguare alla cultura occidentale anche accettando di modificare pesantemente i giochi realizzati prima di portarli in Nord America e in Europa. O di non portarli affatto. Sull’argomento è tornato Katsuhiro Harada, produttore e direttore di “Tekken 7”, in una intervista a Eurogamer.

Harada fu molto criticato nel 2014 quando fu presentato il personaggio di Lucky Chloe, una lottatrice gatto di “Tekken 7” vestita in intimo e PVC (la vedete nell’immagine in apertura). Di recente, rispondendo su Twitter a un fan che chiedeva se i costumi da bagno dei personaggi di “Tekken 7” sarebbero arrivati in Occidente harada ha scritto “chiedi ai SJW [Social Justice Warriors, attivisti per i diritti civili e sociali] del tuo paese”. Intendo dire che se i costumi da bagno non arrivano è a causa delle femministe locali. Il tweet è stato natualmente poi rimosso.

Secondo Harada chi critica i personaggi femminili di “Tekken 7” perché troppo svestiti ha una opinione “viziata” e non sa apprezzare e capire le differenze culturali tra Giappone e Occidente. “Sono persone che neanche giocano al videogioco ma che poi magari sentono dire che ci sono i costumi da bagno e dicono che ehi avete queste ragazze in costumi da bagno sexy cosa c’è che non va in voi? siete dei maschilisti sciovinisti eccetera… Ma quello che non sanno è che questi costumi vengono dalla versione arcade e appartengono alla stagione estiva, come ci sono i costumi per Natale, Halloween o altri eventi. E non solo le donne hanno i costumi. Li hanno i robot, Kuma, Panda e anche i personaggi maschili hanno costumi da bagno. Non è che noi vogliamo sessualizzare i personaggi femminili.”

“Una cosa forse preoccupante di questi giudizi viziati è che c’è un personaggio di nome Ganryu, un lottatore di Sumo. Ma per chi non conosce il Sumo… potrebbero dire qualcosa come ehi c’è un tizio in biancheria intima, questo non è appropriato. Eppure è una parte molto importante della cultura giapponese.” L’esempio non è molto chiaro, ma siccome escludo che qualcuno abbia seriamente criticato un lottatore di Sumo perché in biancheria intima suppongo che Harada voglia dire che questi aspetti di “Tekken 7” nascono dalla cultura giapponese e devono essere accettati come tali. Harada mi sembra attentamente evitare di affrontare seriamente la questione: un costume da bagno può essere sessualizzante o no, quelli di “Tekken 7” lo sono (guardate il video qua sotto) e anche se non lo fossero questo non risolverebbe i problemi alla base del character design di un personaggio come Lucky Chloe.

“Di recente ci sono paletti… immagino che ne siano più che in passato. Prima, questi giochi arrivavano a un pubblico di nicchia che amavano il videogioco nella sua interezza come medium, e all’epoca in cui i videogiochi erano ancora in gran parte creati in Giappone si produceva di tutto secondo la sensibilità giapponese. Ma ora che i videogiochi sono goduti da un pubblico molto più ampio, è più semplice per chi viene da fuori [per gli otusider] dire che un contenuto non va bene per un particolare gruppo o etnia o paese o religione o qualsiasi cosa. Quindi, parlando di questo, ci sono molti più paletti che non possiamo più superare.”

Insomma, da quando i giochi giapponesi arrivano in tutto il mondo e il videogioco è un medium popolare gli autori sono costretti a essere rispettosi verso tutte le persone… non mi sembra un aspetto negativo della faccenda, sinceramente. D’altra parte, è vero che l’Occidente ha molte difficoltà a rapportarsi con serenità con la rappresentazione del corpo femminile in Giappone, e la situazione diventa ancora più critica quando si parla di corpi di minorenni, o di quelli che da noi intendiamo come minorenni. Per esempio Alison Rapp, ex portavoce di Nintendo Treehouse di Nintendo of America, ha scritto contro gli attacchi politici dell’Occidente indirizzati a far cambiare in Giappone le leggi sulla rappresentazione di minori nella pornografia ma è stata, curiosamente, attaccata dal confuso movimento di estrema destra GamerGate, che eppure si oppone alla censura a cui lei stessa si stava opponendo, è stata accusata di essere una pedofila e fatta licenziare dal suo lavoro.