Gears of War 4 – Recensione

Paradossalmente parlando il più grande problema di Gears of War 4 è quello di essere fin troppo Gears of War. The Coalition, il team chiamato a raccogliere la pesante eredità di Epic Games dopo l’acquisto del marchio da parte di Microsoft, si è trovato indubbiamente di fronte a una sfida assai complicata, la stessa che è toccata a 343 Industries nel rilevare un’altra saga bollente come Halo. La pressione di un fan base comunque molto esigente e le indubbie problematiche che sorgono quando si tenta di far ripartire un franchise da quello che è dopotutto un quinto episodio (considero anche Judgment, sebbene non sviluppato da Epic Games) hanno portato a scelte molto conservative che hanno reso questo Gears of War 4 fin troppo scontato, mai veramente sorprendente e di conseguenza non quel tripudio di spettacolari fuochi d’artificio che sinceramente era lecito aspettarsi. Non so quanto sia corretto di parlare di delusione, anche perché è spesso un discorso di punti di vista, di certo però alla fine dell’avventura di questo ritorno dei Gears qualcosa mi ha lasciato l’amaro in bocca. Come se aspettassi quel punto di svolta che, purtroppo, non arriva mai.

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Gears of War 4 – Recensione: I fantasmi del passato

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Ho voluto iniziare questa recensione senza le solite tiritere introduttive (del resto, a meno che non abbiate vissuto su Marte, saprete sicuramente anche alla lontana cosa sia Gears of War) per andare dritto al punto di un progetto che oltre a deludermi parzialmente, mi ha fatto anche arrabbiare. Non perché si tratti di un gioco fatto male, anzi, le meccaniche sono quelle solide della saga e per certi versi ancora inimitate dalla concorrenza, ma per il motivo piuttosto semplice che The Coalition non ha osato. Non ha provato ad andare oltre a quello che è stato il Gears of War di Epic Games, a mettere qualcosa di suo, a dare un’impronta diversa a una saga che, giunta al quarto episodio ufficiale, proprio di questo aveva bisogno. No, ha semplicemente riproposto la stessa medesima esperienza della trilogia precedente, senza metterci quella cattiveria e, aggiungo, quella fantasia ed estro creativo necessario per vivere di identità propria, senza che i fantasmi del passato arrivino a guastare gli entusiasmi.

Fantasmi del passato che coinvolgono il COG, nella storia narrata all’interno della campagna single player e ambientata 25 anni dopo gli eventi di Gears of War 3, impegnato a far ripartire Sera dopo aver pagato un carissimo prezzo per la guerra alle locuste. Non si capisce effettivamente molto bene di ciò che è successo (anche qui, una tirata di orecchie agli sceneggiatori di The Coalition), ma a quanto pare la Coalizione dei Governi Organizzati ha istituito una sorta di regime dittatoriale per riportare l’ordine, mentre una specie di Resistenza vive nelle zone remote del pianeta, tentando di sfuggire ai severi eserciti robotizzati del COG. È proprio da qui che inizia la storia di Gears of War 4: il nuovo protagonista è J.D. Fenix, figlio di quel Marcus che tanto abbiamo amato nella trilogia precedente che, accompagnato dagli amici Del e Kait, si ritrova improvvisamente a combattere una nuova minaccia. Non voglio svelare altro per evitare di rovinare la sorpresa, soprattutto ai fan della serie, ma non aspettatevi ancora una volta clamorosi colpi di scena. Mi spiego: Gears of War non è mai stata una saga dalle grandi storie, ma disponeva di quelle sceneggiature comunque sufficienti a giustificare le continue sparatorie e in ogni modo veniva accompagnata da una regia discreta e da situazioni che in ogni caso ti restavano impressi in mente. Qua non c’è niente di tutto questo: il grande nuovo nemico si rivela infine piuttosto deludente, così come la progressione degli eventi non è nulla di particolarmente eccitante, ma è chiaramente predisposta soltanto per preparare il terreno ad una nuova saga di eroi. Resta il fatto che al momento questi eroi perdono nettamente il confronto con i precedenti: il carisma di Marcus, Dom, Cole e Baird resta su altri livelli, anche per ciò che riguarda il coinvolgimento nei fatti che li riguardano. La loro mancanza si sente non solo per una mera questione affettiva, ma semplicemente perché i nuovi non riescono a lasciare il segno come dovrebbero.

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Fossero solo la storia e la caratterizzazione dei personaggi il problema saremmo comunque a cavallo, il fatto è che la campagna di Gears of War 4 delude anche dal punto di vista della realizzazione. Il modus operandi è eccessivamente ancorato al passato, non propone nulla di nuovo e, per quanto fan possiate essere della saga, in certi momenti arriverà persino a stancarvi. Qui la colpa è principalmente di un level design per nulla ispirato, fatta eccezione per un paio di capitoli (pochi, su cinque atti che comprendono a loro volta almeno quattro capitoli a testa), che si limita alla scaletta “vai avanti-copriti-spara-vai avanti-copriti-spara e ogni tanto premi qualche pulsante sparso”. I detrattori di Gears of War direbbero che la saga in fondo è sempre stato questo: vero, ma solo in parte. Nel senso che se torniamo indietro nel tempo, prendiamo il caso di Gears of War 2, in quella situazione potevamo parlare di un level design davvero eccezionale, roba da maestri. Nonostante il ripetersi delle azioni riusciva sempre a essere eccitante e coinvolgente, segno imprescindibile della mano esperta di Epic Games. Qui, The Coalition, come avevo anticipato in apertura, evidentemente ha avuto paura di andare oltre e di osare qualcosa di diverso: le poche volte che lo fa, vedi l’introduzione delle misteriose eruzioni di vento, va anche discretamente. Ma è troppo poco per cambiare il sapore di una minestra pur sempre riscaldata. Non voglio esagerare, ma questo Gears of War 4 è a volte fin troppo meccanicamente freddo: gli manca quella scintilla in più che i creatori della saga riuscivano a dargli. Si limita al compitino essenziale e non lo svolge nemmeno in maniera eccezionale. Ed è così che i cinque atti sfilano via, lasciando un forte amaro in bocca anche per una sequenza finale ancora più deludente dei capitoli precedenti. Per quanto mi riguarda, rapportandole anche al tempo in cui sono state realizzate, quella di Gears of War 4 è la campagna peggiore dell’intera saga.

Gears of War 4 – Recensione: Dove brilla la luce

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Digerito questo boccone amaro, per fortuna Gears of War 4 non delude nel comparto multiplayer, quello più importante per una produzione del genere. Elemento di punta resta ovviamente l’Orda, ormai uno dei tratti fondamentali della saga e anche uno dei più difficilmente imitabili (i vari tentativi visti sinora non hanno mai riprodotto neanche lontanamente gli stessi risultati) che si conferma pure in questo appuntamento. L’Orda 3.0 è un’esperienza cooperativa eccezionale, una delle migliori che si possano trovare sul mercato: offre buone possibilità di personalizzazione ai giocatori e un livello di sfida sempre soddisfacente, che garantisce in questo senso una longevità importante per quella che, in fondo, è soltanto una modalità. Ma è veramente fatta bene, anche qui i The Coalition non hanno rischiato e hanno praticamente ereditato quanto di buono era stato pensato da Epic Games. Tuttavia, rispetto alla campagna sono stati più bravi, perché hanno mantenuto lo spirito originale e hanno garantito una progressione interessante tra livelli e skill card da sfruttare per migliorare le proprie abilità.

Ed è in fondo solo una parte dell’immensa componente multiplayer che caratterizza Gears of War 4: non ci sono novità importanti sul fronte della competizione, ma ci si diverte, soprattutto grazie alla playlist competitiva che suddivide i giocatori per abilità e permette di giocare quasi sempre con avversari allo stesso livello. Anche perché, oltre alle varie modalità e alle possibilità di personalizzazione del proprio alter ego, la decisione di offrire i 60fps permette di avere un ritmo di gioco sempre frenetico, veloce e spietato. Quello che insomma dovrebbe essere Gears of War, specialmente online.

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Gears of War 4 – Recensione: Commento finale

Gears of War 4 non è quel capitolo scoppiettante che mi sarei aspettato: The Coalition debutta al timone di questa saga svolgendo il compitino, quasi timorosa di sbagliare qualcosa che potesse far infuriare una fan base molto appassionata. E quindi riprende tutto quando di buono era stato pensato da Epic Games e lo ripropone in una salsa che da un lato offre una campagna single player mai sorprendente, a tratti persino scialba e persino ripetitiva; dall’altra un comparto multiplayer non ricchissimo di novità, ma comunque solido e straordinario specialmente nella modalità Orda, che resta il simbolo dell’esperienza online di Gears of War. Anche il comparto tecnico, spinto dal nuovo Unreal Engine 4, si divide tra alti e bassi senza sorprendere. Così come per un accompagnamento sonoro che non regala tracce indimenticabili. È un nuovo inizio e come tale va preso: non aspettatevi i fuochi d’artificio di un Gears of War 2, ma un’esperienza che si avvicina più a Judgment, specialmente in single player. Un prodotto talmente legato al passato che ha avuto timore di andare oltre e che quindi garantisce una buona esperienza di gioco, ma non stupisce come potrebbe. Ed è un gran peccato.

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