Final Fantasy XV – Recensione

Dedicato ai fan di sempre e ai nuovi amici di Final Fantasy”: la frase iniziale che accoglie il giocatore è forse quella che riassume meglio ciò che effettivamente è questo Final Fantasy XV. È un prodotto che racchiude due anime, complementari ma anche completamente diverse tra loro, che mirano a regalare un’esperienza che sappia toccare nelle corde l’anima di chi questa saga l’ha vissuta e amata fin dagli albori e quella di chi invece magari sta iniziando adesso, incuriosito da un Final Fantasy di cui si parla e soprattutto si è parlato tanto nel corso degli anni. Del resto, non dimentichiamo che prima di diventare XV, questo non era altri che quel quasi mitico e leggendario Final Fantasy Versus XIII, spin-off a tinte dark e dallo stile di gioco più vicino a un Kingdom Hearts che venne presentato in esclusiva per PlayStation 3. Seguirono anni di caos: voci di un cancellamento, di un progetto spostato alla generazione successiva di console, dubbi sull’effettiva tenuta degli accordi di esclusività. Ricomparve all’E3 2013 con un trailer spettacolare che di fatto confermò la decisione di staccarsi definitivamente dall’enorme progetto del Fabula Nova Crystallis, apporre con decisione il segno XV e lanciarlo non solo su PlayStation 4, ma anche su Xbox One. E come spesso accade per progetti costretti, per vari motivi, a dilungarsi nelle fasi di sviluppo per diversi anni, portarne poi gli effetti sul mercato è quasi inevitabile.

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Verrebbe quasi da dividere questa recensione in due: una dedicata alla prima parte, bella, spumeggiante, che respira Final Fantasy da ogni poro pur tracciando una netta rivoluzione rispetto al passato; l’altra dedicata alla seconda parte, che inizia dal nono capitolo e si protrae quasi fino alla conclusione, e che è invece brutta, mal pensata e mal costruita, che trancia di netto ogni legame (a livello di gameplay) con ciò che si è visto nella prima metà e che restituisce un risultato che stona con tutto il resto, rovinando purtroppo l’esperienza. Sì, perché sintetizzando è proprio questo il risultato finale di uno sviluppo molto travagliato e che ha visto il passaggio di mano tra due director, Nomura e Tabata, che avevano evidentemente idee molto diverse sul come strutturare questo nuovo Final Fantasy.

Ma, andiamo con ordine: Final Fantasy XV inizia in modo spettacolare, tracciando l’incipit di quella che sarà poi la storia portante di tutta l’avventura, e iniziando a delineare le caratteristiche di una struttura finalmente open world, con un sistema di combattimento in tempo reale che abbandona i classici turni e gli incontri casuali per abbracciare uno stile, lasciatemelo dire, finalmente moderno e che rimane la perfetta evoluzione degli episodi precedenti. La mano di un deciso e voluto cambiamento, in questa prima parte, è pesante e si vede: il battle system evolve quello apprezzatissimo della serie Kindgdom Hearts e offre al giocatore la possibilità di controllare il solo protagonista, Noctis, lasciando che i compagni di squadra vengano gestiti dall’intelligenza artificiale. Quella che all’apparenza può sembrare come una mossa avventata e che potrebbe fare storcere il naso agli appassionati più nostalgici del marchio si rivela invece azzeccata per molte ragioni: non rende confusionarie le fasi di battaglia, dando modo di concentrarsi su un solo personaggio senza dover gestire anche le velleità offensive e difensive dei compagni di squadra; conferisce all’azione un tocco di spettacolarità grazie agli attacchi e alla parate combinate che possono essere realizzate insieme ai commilitoni; gli amici di Noctis sono gestiti da una discreta intelligenza artificiale, quindi il loro apporto in battaglia, specie nelle fasi critiche, diventa quasi fondamentale. Il battle system, in buona sostanza, funziona ed è estremamente divertente, arricchito da magie e attacchi spettacolari che rendono queste fasi di gioco anche molto belle da vedere. Peccato soltanto per una gestione un po’ infelice della telecamera, che finisce per trasformare gli scontri talvolta in risse confusionarie, anche perché i ritmi dell’azione sono sempre indiavolati e perdere anche per un attimo il controllo della situazione per una visuale mediocre può avere effetti devastanti sull’esito dello scontro.

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Sta di fatto che, al netto di questa problematica, il battle system non solo funziona alla grande ma si incastra alla perfezione all’interno della struttura open world voluta per Final Fantasy XV (almeno per la prima metà, ma ci arriveremo). Il gioco, imitando un po’ quelle che sono ormai le caratteristiche dei prodotti occidentali, permette all’utente di muoversi liberamente sulla mappa: non in senso classico, come accadeva una volta coi vecchi episodi della serie, ma proprio nel senso di un open world attivo. Non parliamo di un GTA giapponese ovviamente, ma che comunque permette di esplorare un po’ i dintorni (e ne vale la pena, i paesaggi sono veramente mozzafiato) per dedicarsi ad attività secondarie, che possono essere la ricerca di tesori nascosti, il completamento di quest assegnate da vari personaggi presenti nel mondo di gioco, il semplice combattimento con le creature che popolano Eos per potenziare i protagonisti e attività piuttosto semplici e rilassanti, come la pesca. Questo perché lo sviluppatore ha voluto dare all’avventura il senso di un vero e proprio viaggio on the road: Noctis e i suoi amici si mettono in marcia per ragioni che vedrete poi nel gioco, ma il tutto ha un senso di una vera e propria avventura moderna. Tutti in macchina e via per strade che ricordano un po’ la Route 66 degli Stati Uniti d’America, mentre si aprono nei dintorni scenari mozzafiato che aspettano solo di essere visitati. La cosa eccezionale di questo Final Fantasy XV è, a mio parere, proprio la voglia di non negare la realtà, pur abbracciando la solita fantasia che contraddistingue da sempre la serie. Eos è un mondo che somiglia veramente tantissimo al nostro, con tutte le velleità moderne del caso: dagli smartphone ai videogiochi, fino alle ossessioni tipiche dei nostri tempi, come quella di fotografare a ogni costo qualsiasi cosa. E infatti, Prompto, uno dei protagonisti, sarà sempre lì a scattare foto in qualsiasi momento: e a fine giornata, quando andrete a riposare, potrete rivedere le vostre gesta, qualche selfie scattato a sorpresa e foto di gruppo che poi riguarderete al termine dell’avventura con un senso di nostalgia. Ah, una nota particolare: per sfruttare i punti esperienza guadagnati dovrete necessariamente riposare. Non c’è più la classica schermata finale al termine di ogni combattimento (neanche quella iniziale, tutto accade in maniera fluida in sintonia con la filosofia open world), ma per aumentare il livello di Noctis e compagni dovrete fermarvi in un hotel o in un accampamento di fortuna per riposare, rifocillarvi (il cibo fornisce bonus supplementari che saranno un valido aiuto nel corso dell’avventura) e quindi “livellare”.

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Quest’anima di Final Fantasy XV, al netto dell’imbarazzante modello di guida su binari della Regalia (voluto, dicono, ma tant’è), è eccezionale perché regala proprio il senso di viaggio e di avventura che lo sviluppatore voleva: non siete costretti a seguire la storia, potete anche perdere ore e ore a esplorare i dintorni e scoprirne i segreti. Potete anche stare lì, in un laghetto scovato di fortuna, e mettervi a pescare, e chi se ne frega se il mondo sta finendo! (le dissonanze ludico-narrative sono sempre necessarie e affascinanti). Ma quasi come ci ha insegnato da sempre Final Fantasy, dopo la luce arriva l’oscurità, che in questo caso corrisponde al Capitolo 9 e a tutta quella che è la seconda metà del gioco.

È quasi spiazzante, ma a quel punto in poi Final Fantasy XV cambia completamente volto: tutto quanto di buono era stato mostrato sparisce e favorisce l’ingresso di una struttura lineare, dal level design scadente e veramente mal realizzata. È vero che il tutto accade per una necessità di storia (o, quantomeno, il cambiamento è mascherato come tale), ma ci si trova veramente scoraggiati e quasi senza parole di come tutto l’ottimo lavoro che era stato fatto in precedenza venga praticamente messo da parte. Tabata ci aveva avvertito: la seconda parte sarà molto diversa dalla prima, non mi aspettavo però che fosse così differente e soprattutto gestita veramente male sotto ogni punto di vista. Perché in questo caso tutto va veramente in malora: dal gameplay alla storia, dal level design alla narrazione. Non funziona più niente, diventa quasi irritante e fastidioso e arrivare al finale, più che un viaggio, si trasforma praticamente in una tortura che non vedi l’ora che finisca. Inutile nascondersi: la seconda metà di Final Fantasy XV non va, è un disastro a cui porre rimedio e infatti sono state annunciate delle patch volte a questo fine, soprattutto per l’apice che viene raggiunto nel tredicesimo capitolo, un numero che per questa saga, dopo le tante critiche (giuste) ricevute da Final Fantasy XIII, vuol dire evidentemente sfortuna.

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Ed è veramente un peccato. Perché fino a quando si resta nella prima parte siamo davvero di fronte a uno dei migliori Final Fantasy di sempre: bravo a mischiare elementi classici e moderni e soprattutto capace di intrattenere anche a livello narrativo, seppur con qualche limite e dei dialoghi un po’ discutibili. Però bisogna considerare tutto il contesto e prendere atto che la voglia di cambiare tutto con il passaggio di mano a un nuovo director, pur mantenendo parte della visione originale, ha creato un vero e proprio disastro: Final Fantasy XV, dal capitolo nove in poi, semplicemente perde il controllo e va violentemente a sbattere con effetti negativi su ogni singola componente della produzione.

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Final Fantasy XV – Recensione: Commento Finale

Final Fantasy XV è il risultato di uno sviluppo travagliato, durato troppi anni e che ha anche visto il cambio di gestione con l’intenzione di modificare quasi del tutto la struttura originale. Non è un brutto gioco, non è neanche un pessimo Final Fantasy, non è tantomeno un fallimento: anzi, è un ottimo JRPG e un fantastico Final Fantasy, ma c’è un grosso “però” che si sintetizza tutto in una seconda parte scandalosamente diversa dalla prima e altrettanto mal realizzata. Una seconda metà che purtroppo rovina tutto, rovina il risultato finale e abbassa un voto che, fino a un certo punto, poteva essere ben più alto. Final Fantasy XV ha un forte carisma e ottime doti e per questo piacerà a tutti: ai vecchi fan della serie e ai nuovi. Tutti saranno tuttavia accomunati da un profondo senso di rimorso, che nasce dal pensiero di immaginare come sarebbe stato se, invece di deragliare per vie tortuose e pericolanti, questo Final Fantasy avesse deciso di mantenere uno stile unico e coerente fino alla fine. Una mezza occasione sprecata, ma quella prima parte lì fa ben sperare per il futuro della saga.