Conoscete “Dragon Quest”? Negli ultimi anni la sua popolarità in Occidente è cresciuta, ma è molto probabile non ne abbiate mai sentito parlare, ed è ancora più probabile che non abiate mai giocato a un videogioco della serie. Invece son piuttosto sicuro che tutti conosciate “Final Fantasy”, e molti di voi ne avranno giocato almeno uno (magari “Final Fantasy 7”, “Final Fantasy 10” o “Final Fantasy 13”). Pensate che magari questo sia normale, ma “Dragon Quest” è una serie importantissima nella storia del videogioco di ruolo in stile giapponese, è più vecchia di “Final Fantasy” (il primo “Final Fantasy” ne è un emulo) ed è molto famosa in Giappone. Perché non è così in Occidente? In un’intervista e EDGE (riportata da Nintendo Everything) Yu Miyake di Square Enix (compagnia che riunisce sia Square di “Final Fantasy” sia Enix di “Dragon Quest”) parla di questo divario.

Dragon Quest: il problema della localizzazione

In parte, dice, è perché Enix non si è mai impegnata quando avrebbe dovuto a localizzare e promuovere la sua serie in Occidente. Non è totalmente vero: già i primi quattro “Dragon Quest”, per Nintendo Entertainment System, sono usciti negli Stati Uniti d’America, seppur con qualche ritardo, e solo “Dragon Quest 5” e “Dragon Quest 6” per Super Nintendo hanno saltato la distribuzione in Occidente. Invece, “Final Fantasy 2”, “Final Fantasy 3” e “Final Fantasy 5” non sono originariamente usciti in Occidente.

“È un argomento che abbiamo valutato molto internamente: il motivo per cui Final Fantasy è tanto più popolare di Dragon Quest in Occidente. Una conclusione che abbiamo raggiunto è che sia una questione di tempismo. Quando uscì il Famicom [il NES] Dragon Quest era il gioco principale a cui tutti giocavano. Ma quando uscì la PlayStation, Final Fantasy 7 era il gioco a cui tutti stavano giocando. Quindi la fonte di nostalgia è diversa a seconda del gruppo: in Giappone si ha nostalgia per Dragon Quest, mentre oltreoceano la nostalgia è per Final Fantasy. La verità è che se avessimo messo molto impegno nel localizzare Dragon Quest, alle’epoca, non avremmo probabilmente questo problema oggi. Non dovrei probabilmente dirlo, ma facemmo un po’ di casino all’epoca a questo riguardo.”

Il gioco a cui si riferisce è probabilmente “Dragon Quest 7”, l’unico capitolo della serie distribuito originariamente su PlayStation. Il gioco uscì in America, seppur nel 2001 con un anno di ritardo rispetto alla versione giapponese. Nei cinque anni di intervallo tra “Dragon Quest 6” (per SNES, 1995) e “Dragon Quest 7” (2000) erano però usciti in Occidente ben tre “Final Fantasy” per PlayStation (“Final Fantasy 7”, “Final Fantasy 8” e “Final Fantasy 9”), tutti con un circa un anno di ritardo tra uscita giapponese e occidentale. E nel 2001, mentre su PlayStation usciva “Dragon Quest 7” in America usciva già “Final Fantasy 10” per PlayStation 2. Il problema, insomma, non sta nella localizzazione, o nella sua rapidità, come dice Miyake. In questo Enix partiva persino in vantaggio su Square. Il problema sta nel non aver effettivamente sviluppato nuovi capitoli per PlayStation sin quando non era già disponibile la PlayStation 2.

“Mettemmo molto impegno in Dragon Quest 8. Ragionammo molto su come renderlo gradevole fuori dal Giappone. Usammo molti doppiatori locali per esempio. Ragionammo molto su come fare i menù. Ma non volevamo rinunciare agli ingredienti principali di Dragon Quest. Il gioco ebbe vendite modeste oltreoceano, ma non era in nessun modo vicino a quanto vendevano i Final Fantasy.” Questo, appunto, perché ormai “Final Fantasy” era una serie radicata all’epoca (il 2005) con quattro giochi (era già uscito anche “Final Fantasy 10-2”), mentre “Dragon Quest” aveva fatto uscire pochissimi giochi in quel periodo. In questo, ha effettivamente senso il discoso sul tempismo: mancando su PlayStation e arrivando in ritardo su PlayStation 2 “Dragon Quest” ha perso l’occasione di radicalizzarsi in Occidente.

Dragon Quest: il problema dello stile grafico

“Una cosa molto evidente: in Giappone il pubblico per Dragon Quest è ampio. Va dagli studenti delle elementari a persone sui 50. Ora, lo stile di Akira Toriyama [character designer di Dragon Quest] è cartoonoso, e in Giappone questo non allontana nessuno, non è visto come infantile. Ma fuori dal Giappone, penso che ci sia uno stigma attaccato a questa estetica. Ora, quando un adulto prova il gioco, scopre che ha contenuti maturi. Nonostante questo, i giocatori sono lo stesso lasciati con questa disconnessione tra come il gioco appare e come viene giocato.” Anche questo mi sembra molto parziale. Akira Toriyama era all’epoca, in America e in Europa, enormemente famoso grazie alla sua serie “Dragon Ball”, serie che veniva letta e guardata da un pubblico ampio, molto più ampio di quello a cui la serie stessa è riservata in Giappone (dove “Dragon Ball” nasce come opera per bambini, al massimo per ragazzini). Comunque, negli ultimi anni le vendite di “Dragon Quest” sono migliorate, e ora Square Enix ha buone aspettative per il lancio nel 2017 di “Dragon Quest 11” su PlayStation 4, Nintendo Switch e Nintendo 3DS.

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