Milo Yiannopoulos, nazionalista appartenente all’estrema destra americana (laggiù chiamata “alt-right”, definizione di cui egli non si sente però parte), redattore per il sito nazionalista e conservatore Breitbart, sta per pubblicare un libro (“Dangerous”) per l’editore americano Simon & Schuster. Può non esservi chiaro perché la sezione che si occupa di videogiochi di un sito di tecnologia come Webtrek debba interessarsi a Yiannopoulos (un suggerimento potrebbe darvelo il titolo dell’articolo), ma prima di arrivare a spiegare cosa c’entra con noi vorrei raccontarvi qualcosa su di lui.

Breve racconto delle malefatte di Milo Yiannopoulos

Yiannopoulos si occupa di tecnologia. Dopo aver lavorato brevemente per il Telegraph crea il sito di tecnologia The Kernel, impresa che finisce malissimo con un fallimento e Yiannopoulos che minaccia gli articolisti che doveva ancora pagare affermando che se uno di loro in particolare (non conosciamo il nome di questo articolista) non lo avesse lasciato stare  e avesse continuato a chiedere i soldi dovuti ne avrebbe pubblicato su internet delle foto imbarazzanti. Ma Milo Yiannopoulos ha alle spalle un lunghissimo elenco di malefatte, in parte riassunte da Bitch Media in questo articolo. Vanno dall’aver molestato una studentessa transessuale durante una conferenza all’Università del Wisconsin a Milwaukee (lo studentessa si ritirò poi da scuola in seguito all’evento) all’aver plagiato una serie di autori (Tori Amos, Britney Spears, Mariah Carey…) nel suo libro di poesie “Eskimo Papoose”, dall’aver accusato Shaun King di Black Lives Matter di non essere nero (lo è, ma dovette dimostrarlo) all’aver molestato sessualmente una blogger su Twitter, dall’aver definito l’Islam “un cancro” all’aver inscenato una finta campagna di beneficenza per mandare i bianchi al college per poi intascarsi i soldi. E ricordate il gruppo anti-Clinton in cui era coinvolto anche il fondatore di Oculus Palmer Luckey, gruppo dall’identità misteriosa e che chiedeva soldi ai partecipanti senza specificare per cosa li avrebbe usati (e non potendoli legalmente usare per fare campagna elettorale)? Era fondato da Milo Yiannopoulos.

Milo Yiannopoulos e il GamerGate

Ma a noi la vicenda interessa perché Milo Yiannopoulos è uno dei promotori del GamerGate (vi spiego in questo articolo cosa sia, se non lo conoscete). I membri del GamerGate affermano che il movimento non ha leader, ma la verità è un po’ diversa: non ci sono strutture codificate, ma ci sono siti e personalità di riferimento, come Breitbart per cui attualmente Yiannopoulos scrive, che indicano ai membri del GamerGate le persone da colpire in massa, secondo una tattica che Yiannopoulos ha fatto sua nel tempo e che gli è costata l’esilio a vita da Twitter dopo aver molestato l’attrice comica Leslie Jones (sì ha fatto anche questo). Gli articoli di Yiannopoulos furono fondamentali nel dare credibilità al GamerGate negli ambienti di estrema destra americani ai tempi dello scandalo che ne dette il via (un ex fidanzato accusò la sviluppatrice indipendente Zoe Quinn di averlo tradito con un giornalista in cambio di recensioni positive del suo “Depression Quest”, ma queste recensioni positive in realtà non esistono). E fu in questa occasione che Yiannopoulos  divenne un’icona internazionale del suprematismo bianco e un punto di riferimento per i videogiocatori. In uno degli articoli leggiamo: “un esercito di programmatori e attivisti femministi e sociopatici, spalleggiati da articolisti americani di blog di tecnologia tanto politicamente corretti da far male, stanno terrorizzando un’intera comunità mentendo, facendo i bulli e manipolando le persone su internet per ottenere profitti e attenzione.” Mentre scriveva ciò le vittime del GamerGate, prima fra tutte Zoe Quinn, erano costrette ad abbandonare le loro case dopo che i loro indirizzi, insieme a informazioni come i dati bancari, erano finiti su internet.

Milo Yiannopoulos e Simon & Schuster

Non ho certo diritto di dire a Simon & Schuster come usare i soldi della compagnia e quali autori pubblicare, e l’editore ha risposto alle critiche affermando che non intende appogiare le idee di Yiannopulos pubblicandone il libro. “Non abbiamo mai condonato la discriminazione o l’incitamento all’odio, in nessuna forma. A Simon & Schuster abbiamo sempre pubblicato libri provenienti da un’ampia gamma di autori con opinioni diverse e spesso controverse, opinioni che si rivolgevano a molte differenti platee di lettori. Mentre siamo consapevoli che molti siano violentemente in disaccordo con i libri che pubblichiamo sottolineiamo che le opinioni espresse in essi appartengono ai loro autori, e non riflettono le idee della corporazione o dei nostri dipendenti.” Non vedo come pagare per discriminazione e incitamento all’odio possa essere inteso come “non condonarlo”, e la situazione è tanto controversa che la divisione inglese di Simon & Schuster stessa ha preferito non seguire la divisione americana e non pubblicherà nel Regno Unito il libro di Milo Yiannopoulos.

Da parte mia, come responsabile della sezione Videogiochi di Webtrek, non posso che guardare con preoccupazione un evento del genere. Una delle più grandi case editrici degli Stati Uniti d’America ha deciso di pagare, dando anche un lauto anticipo, per avere nel suo catalogo una persona che ha spudoratamente lavorato negli anni per ferire e diventare grande calpestando i più deboli e danneggiando un medium che amo, il videogioco. Pensate che importi qualcosa a Milo Yiannopoulos dei videogiocatori maschi, o dei videogiochi? Yiannopoulos ha affermato: “Ho sempre pensato che il giornalismo fosse stare dalla parte dei tanti contro il potere dei pochi. Non ci sono molte persone che starebbero dalla parte di uno strano ragazzo senza soldi che vive nel Winsconsin, odia sua moglie, gioca ai videogiochi per sfuggire alla sua miserevole vita e impovvisamente si trova accusato di essere un maiale sessista misogino perché ama giocare a Grand Theft Auto.” Che questi “pochi potenti” che governano il mondo siano le donne o i neri, cioè i bersagli di Yiannopoulos, è opinabile, ma il punto è che quella del GamerGate è stata solo un’onda che lui ha scelto di cavalcare per attirare lettori. Leggete invece cosa scriveva su The Kernel (e con questo concludo) quando ancora non era invischiato con tutto questo: “Capisco perché i giovani possano provare strani brividi a picchiare il cattivo [di un videogioco], o a cogliere un accenno o due di capezzolo. Ma c’è qualcosa di un po’ tragico (no?) nel vedere uomini trentenni curvi sui loro controller mentre picchiano un extraterrestre con l’elemetto. Sono quasi trentenne, e pure io lo trovo triste. E ce ne sono così tanti, abbastanza da supportare un’azienda multimiliardaria. Devono essere davvero tanti questi tristoni disoccupati che vivono nelle cantine delle case dei loro genitori.”

[Fonte della notizia: The Hollywood Reporter]