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Gainax: il crowdfunding ha solo scopo di marketing

Wave Motion Cannon ha tradotto e pubblicato un’intervista dell’anno scorso a Hiroyuki Yamaga (“Le ali di Honneamise”) e Yoshiyuki Sadamoto (“Nadia – Il mistero della pietra azzurra”, “Neo Genesis Evangelion”, “FLCL”) dello studio di animazione Gainax. Nell’intervista, che ho scoperto grazie a Forbes, i due autori raccontano il futuro della Gainax e questo è già un buon motivo per leggerla integralmente, perché contiene l’annuncio di “Punta al Top! 3”, che legherà prima e secondo serie. Ma, e qua si arriva alla parte che interessa i videogiochi, svelano anche senza vergogna come funziona realmente il crowdfunging (“finanziamento diffuso”) per le grandi produzioni.

Yamaga: “Sapete, quello che la maggior parte dei progetti di animazione finanziati tramite crowdfunding sta facendo in Giappone non è essere finanziata, ma accettare donazioni. Promettono bonus come per esempio… non so… puoi pranzare con lo staff, promettono cose del genere in modo che le persone donino al progetto. Con questo processo se sei fortunato arrivi a 100 milioni di yen [circa 1 milione di euro], e penso che per Uru in Blue [prossimo progetto di Gainax] sarebbe difficile arrivare anche a 50 milioni. Quindi… potremmo usarlo come pubblicità, ma non credo che raccoglieremmo abbastanza per definirlo un finanziamento. […] se guardiamo cosa è successo in appassato non possiamo dire che sia stato davvero un finanziamento. È un modo per avere uno scambio con i fan. […] Gli sponsor vengono prima, e solo dopo arriva il crowdfunding che ha solo uno scopo pubblicitario.”

Il discorso di Yamaga charisce come funziona il crowdfunding per titoli come, per esempio, “Bloodstained: Ritual of the Night” di Koji Igarashi: la campagna serve ad attirare attenzione, a convincere gli investitori che esista davvero un pubblico interessato al progetto, ma in realtà raccoglie solo una piccola parte del totale necessario. Questo non vuol dire che non esistano anche tanti progetti interamente finanziati tramite crowdfunding (e anche Yamaga ne parla a un certo punto dell’intervista), progetti che non sarebbero potuti avvenire in altro modo, ma è importante anche capire quanto alcune campagne siano in realtà pensate solo come eventi mediatici per prodotti su cui i piccoli finanziatori non avranno in realtà alcun potere, in quanto i veri investitori sono altrove.

Sadamoto: “Quando ci sono dei grandi sponsor che hanno davvero del denaro e vogliono investire su un progetto per guadagnare su di esso vogliono anche monopolizzarlo. Quindi non vogliono infilarsi in progetti con tanti appassionati che si mettono in mezzo. Vogliono davvero fare tutto da soli. Ma quelle sono anche le uniche strutture che possono darti uno o due miliardi [di yen, quindi dieci o venti milioni di euro], quindi è difficile [far senza].”