Final Fantasy 15 A New Empire è un orribile clone di Clash of Clans

“Final Fantasy 15: A New Empire” rappresenta tutto ciò che c’è di brutto nei videogiochi per dispositivi mobili. Tutti gli stereotipi triti ed esagerati, tutti i pregiudizi che avete verso queste opere diventano reali in “Final Fantasy 15: A New Empire”, crescono in modo ipertrofico, si trasformano in struttura portante dell’opera. In questo gioco non esiste alcun gameplay, alcuna progressione, alcuna direzione, alcuno scopo. L’unica attività e pigiare il dito, poi pigiarlo di nuovo, poi aspettare di avere abbastanza risorse per pigiarlo ancora, magari pagare e pagare e pagare, come il gioco continuamente consiglia, per comprare le risorse necessarie, per velocizzare l’attesa, per poter di nuovo pigiare.

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“Final Fantasy 15: A New Empire” è, nella sostanza, il clone di un clone. I suoi autori, Machine Zone Inc., hanno creato “Game of War: Fire Age”, un clone di “Clash of Clans” che sarebbe rimasto forse ignoto alle masse se non avesse avuto una poderosa campagna promozionale che vantava persino una Kate Upton nuda in mezzo ai due tempi del Super Bowl, la più costosa e ammirata vetrina pubblicitaria della televisione americana. “Final Fantasy 15: A New Empire” è un clone di “Forge of War”, una sua versione con i personaggi di “Final Fantasy 15” e poche idee in più. Non ammiro molto questo genere di giochi, li trovo semplicemente delle perdite di tempo meccanicamente molto arzigogolate, ma questo più che un nuovo gioco sembra spesso una mod, un evento stagionale del gioco originale.

Square Enix sembra in qualche modo consapevole della bassa qualità dell’operazione, e “Final Fantasy 15: A New Empire” si trova in uno strano limbo: ha tutti i personaggi di “Final Fantasy 15”, con Noctis che fa da eroe e guida e Luna… Luna che mi chiede di recensire il gioco… ma sono incoerenti con le loro caratterizzazioni e “Final Fantasy 15: A New Empire” non ha alcun vero rapporto con la trama del videogioco originale (anche l’uso del termine “Impero” è incoerente con quello che sappiamo del mondo di Eos), non è posizionabile in nessuna epoca precisa e non fa parte del “Final Fantasy 15 Universe”, l’insieme di tutte le opere legate al mondo dell’ultimo “Final Fantasy”.

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Il mio scopo in “Final Fantasy 15: A New Empire” è familiare a chiunque abbia giocato a strategici: devo amministrare una città/impero (il gioco sembra piuttosto confuso a riguardo) edificando vari edifici, addestrando le truppe, unendomi in gilde (i clan di “Clash of Clans”) con altri giocatori e assaltando i territori nemici. Il genere è praticamente l’evoluzione per dispositivi mobili e con multiplayer massivo di giochi come “Age of Empires”: c’è una mappa, ci sono risorse da recuperare, truppe da addestrare, città nemiche da distruggere. Ma i veri protagonisti di questo genere di giochi non sono i mostri da sconfiggere, non sono le gilde, non sono neanche i personaggi di “Final Fantasy 15”: i veri protagonisti di qusto genere di giochi sono i tempi di attesa.

Già nei videogiochi strategici in tempo reale costruire un edificio, sviluppare una tecnologia o un sapere o addestrare un’unità costava tempo. Ma in giochi come “Age of Empires” o “StarCraft” questi tempi di attesa possono far perdere secondi, o minuti, mentre in giochi come “Game of War: Fire Age” son pensati per aumentare esponenzialmente con l’avanzamento della partita sino a occupare ore o persino giorni. Soldi reali, allora, non vengono solo spesi per comprare risorse da usare nel gioco, ma anche per accelerare il potenziamento di una struttura, in un genere di monetizzazione chiamato pay-to-progress in cui il gioco propone ostacoli arbitrari che possono essere eliminati con la semplice attesa o, appunto, pagando. Posso giocare gratuitamente a “Final Fantasy 15: A New Empire”, “Game of War: Fire Age” o “Clash of Clans”, ma chi spende avrà imperi più grandi ed eserciti più addestrati e li avrà più rapidamente, ottenendo un vantaggio che chi ha deciso di non spendere non riuscirà semplicemente a recuperare mai.

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“Clash of Clans”, oltre ad avere una grafica piacevole e ormai iconica, almeno propone le sue opzioni di monetizzazione con eleganza, pudore e soprattutto chiarezza, senza riempire lo schermo del giocatore di ingombranti tasti per acquistare valuta in-game con valuta reale. Quando apro “Final Fantasy 15: A New Empire” la prima cosa che mi viene mostrata sono le offerte di acquisto di valuta in-game con valuta reale, un’icona rimbalza animata al lato del mio schermo per tutta la partita proponendomi “l’offerta di lancio”, ogni pagina del gioco sembra capace di condurmi al negozio dove spendere euro. “Final Fantasy 15: A New Empire”, come l’originale “Game of War: Fire Age”, tenta in tutti i modi di farmi spendere, mi ossessiona con le sue richieste di denaro. Non c’è certamente niente di male a voler essere pagati per il proprio lavoro, ma è possibile che il clone di un clone di un gioco chieda soldi in modo più ossessivo del gioco originale?

Non solo, “Final Fantasy 15: A New Empire” ha una delle peggiori introduzioni/tutorial che io abbia mai visto in un videogioco. I giochi per dispositivi mobili tendono a essere un po’ logorroici nelle loro fasi iniziali perché, non avendo spesso una progressione nel gameplay, devono introdurre rapidamente tutte le meccaniche del gioco e i suoi sistemi di monetizzazione. “Final Fantasy 15: A New Empire” risolve il problema in un modo alternativo: non spiega niente. Mi fa cliccare su un edificio, me lo fa potenziare, poi mi fa cliccare su un altro edificio, me lo fa potenziare, mi dice brevemente a cosa servono e va avanti, avanti, avanti senza sosta. In brevissimo tempo ho creato edifici e li ho potenziati, ma ignoro a cosa servano metà delle cose che ho edificato anche se magari le ho potenziate (udite udite) sino a livello tre! È tanto?  Poco? Perché lo ho dovuto fare?

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Come avrete capito, non vi consiglio “Final Fantasy 15: A New Empire”, non ve lo consiglio neanche se siete appassionati di “Final Fantasy” o “Final Fantasy 15”. Il fatto è che per quanto possiate amare il gioco principale, questa esperienza non lo riguarda in nessun modo (come era prevedibile, va detto), è paragonabile all’ennesima edizione di “Monopoly” con i nomi delle vie cambiate, le pedine personalizzate e un importante marchio sulla scatola. Questo disperato tentativo di fare altri due soldi sul marchio “Final Fantasy” è ora disponibile gratuitamente su Android e iOS.

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