Palmer Luckey vuole aiutare Trump a costruire il suo muro

Due mesi fa Palmer Luckey, fondatore della compagnia Oculus produttrice del visore VR Oculus Rift, ha lasciato Facebook dopo essere diventato una presenza ingombrante all’interno di Oculus (di cui Facebook è proprietaria) a seguito del suo appoggio anche finanziario a un’associazione creata dal GamerGater Milo Yiannopoulos e specializzata nel creare meme anti-Clinton durante la campagna elettorale degli Stati Uniti d’America. Se non sapete chi sia Milo Yiannopoulos trovate qui un lungo elenco delle sue malefatte (dalle molestie che lo hanno estromesso per sempre da Twitter alla finta raccolta di beneficenza in cui alla fine i soldi se li è tenuti lui); penso vi aiuterà a capire perché nessuno voglia avere legami con il suo nome. Aggiungete a questo che, nella lunga diatriba legale tra Oculus e Zenimax, che afferma che John Carmack abbia portato da Zenimax a Oculus in modo illecito le tecnologie per costruire Oculus Rift, Palmer Luckey è costato 500mila dollari a Oculus per aver rotto accordi di non divulgazione.

Ora, secondo tre fonti de The New York Times, che ha ricevuto conferma dal diretto interessato, Palmer Luckey ha una nuova startup. Non si occupa più di Realtà Virtuale, come accadeva in Oculus, ma di tecnologie per la sorveglianza dei confini nazionali. Esatto: Palmer Luckey sta investendo in tecnologie perfettamente adatte al programma di Donald Trump (a cui Palmer Luckey stesso ha fatto una donazione tramite una compagnia dal nome ispirato a “Chrono Trigger”) e al suo ipotetico muro tra Stati Uniti d’America e Messico. “Risparmieremo i dollari dei contribuenti creando una tecnologia che assicuri la sicurezza delle nostre truppe e dei nostri cittadini”. La tecnologia sviluppata da questa nuova compagnia, ancora senza nome, userà LIDAR (Light Detenction and Ranging), praticamente un radar che funziona con impulsi luminosi, insieme a sensori infra-rosso e telecamere.

All’impresa collaborerà anche Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e consigliere per la tecnologia di Donal Trump, in qualche modo confermando che piega abbia preso la carriera di Palmer Luckey, che si sarebbe anche già incontrato con Steve Bannon, consigliere del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, per applicare queste tecnologie al muro tra Stati Uniti d’America e Messico. Un muro che sembrava un obiettvo irrealizzabile, ma che diventerebbe molto più fattibile se questa nuova compagnia riuscisse a progettare, e a rendere economicamente sostenibile, un muro virtuale e tecnologico anche meno invasivo  per i possessori delle terre interessate.

fonte The New York Times