News, guide su tecnologia (Android, Windows, iOS), Games e SocialMedia

Di goliardia e spazi protetti dalla GGJ al Tuggurt Verdolino di Svilupparty 2017 – Il Mondo di Sofia

Il 20 e il 21 maggio sono stata a Svilupparty, evento che si tiene con cadenza annuale presso la Cineteca di Bologna. Siccome quest’anno Webtrek è partner dell’associazione Svilupparty ho avuto finalmente anche la possibilità di incontrare Matteo di persona… credetemi, le sue camicie floreali non passano di certo inosservate! Mentre vi invito a leggervi i suoi articoli sull’evento [1, 2 e approfondimento su “Riot – Civil Unrest”], voglio dedicare spazio a una riflessione scaturita da un “evento collaterale” che si svolge ormai da alcuni anni: il concorso Tuggurt Verdolino, premio per il progetto più “diversamente originale”. Un concorso non ufficiale a partire dal metodo di valutazione, l’applausometro, che ci riporta direttamente ai programmi televisivi trash degli anni ’90. Un angolo di goliardia in cui tirar fuori i peggiori concept senza ritegno alcuno, condotto da Pier Luca Lanzi, docente di Videogame Design and Programming al Politecnico di Milano, per l’occasione in veste del tutto non ufficiale. Il professor Lanzi viene inoltre da anni a Svilupparty con i suoi studenti, presentando una selezione di lavori (se siete interessati, ecco qui il link alla pagina di itch.io del Polimi Game Collective).

Non mi vergogno a dire di avere un animo goliardico e di considerare il Tuggurt Verdolino come una sorta di rito bacchico in cui spegnere completamente il senso critico e ridere delle cose peggiori. Il Tuggurt di quest’anno, però, si è portato dietro strascichi spiacevoli di un episodio di cui all’epoca qui su Webtrek non abbiamo parlato, ovvero la polemica scoppiata a Milano durante la Global Game Jam 2017, organizzata nel sito del Politecnico proprio dal professor Lanzi, per la presentazione di due giochi che per il loro sessismo rappresentavano una violazione palese del regolamento della GGJ stessa. Nonostante i due giochi siano stati squalificati, e nonostante la Global Game Jam non abbia alcun tipo di vincitore, uno di essi è stato premiato in un concorso non ufficiale inserito nella GGJ di Milano allo scopo di evidenziare i giochi migliori creati. La polemica che ne è nata è finita pure sui quotidiani nazionali grazie ad un articolo a mio parere molto brutto uscito su Il Sole 24 ore e ha pesato non poco sull’atmosfera del Tuggurt. Un po’ è stato a causa del tenore dei giochi presentati: in “Aaaaaaa”, che ha vinto il Tuggurt Verdolino, il giocatore deve difendersi con la voce da dei vegetali alieni stupratori, mentre un altro gioco, di cui non ricordo il titolo, è una sfida a tempo per nascondere ai genitori improvvisamente rientrati le tracce della sessione masturbatoria appena conclusa. Ma hanno contribuito anche i commenti del pubblico e dello stesso Lanzi, il quale ha sentito il bisogno di dissociarsi, viste le esperienze precedenti, dal sopracitato gioco (che essendo nella mia memoria privo di titolo verrà ribattezzato “gioco delle seghe”).

Ed è qui che ho commentato urlando “Ma questa non è mica la Global!”. Perché in fondo è questo il punto della questione, sfuggito alle polemiche sul sessismo del mondo dei gamer e sull’esagerazione di certi intellettuali femministi: il “Magico Potere del Contesto”. Né la Global Game Jam né il Tuggurt Verdolino sono eventi con una connotazione neutra: il Tuggurt è il regno della goliardia, in cui ciò che non sarebbe accettabile fuori da quel contesto lo diventa per una sorta di patto implicito tra i partecipanti; la Global Game Jam ha invece un codice di condotta volto a garantirne la natura inclusiva e non discriminatoria. Mi sembra evidente, quindi, che al Tuggurt non ci sia bisogno di dissociarsi per il sessismo del “gioco delle seghe”. Tralaltro, escludendo un riferimento di cattivo gusto alla posa sexy di Tracer, ho trovato che il gioco fosse un modo goliardico di raccontare un’esperienza universale: ho perfino stupito gli amici con un riferimento colto a “Not A Simulator For Working“.

Il Tuggurt Verdolino non è la Global Game Jam, e se si può e si dovrebbe discutere di un codice di condotta per Svilupparty e di un modo per rendere esplicita al pubblico la natura goliardica del Tuggurt stesso, in questo contesto giochi come “Aaaaaaa” o il “gioco delle seghe” possono al massimo urtare la sensibilità individuale dei partecipanti. La Global Game Jam nasce invece come safe space, uno spazio protetto in cui si rinuncia a un pizzico della propria libertà per creare un ambiente inclusivo e rispettoso, dove chiunque partecipi possa sentirsi al sicuro. Trovo estremamente grave non riuscire a comprendere questa differenza, ma ancora di più trovo gravissima la trascuratezza con cui organizzatori e partecipanti alla Global Game Jam, me compresa, abbiano ignorato il fatto che esiste un codice di condotta da rispettare e da far rispettare (nonostante abbia partecipato all’evento nella sua sede romana ho letto il codice di condotta solo al termine della jam, quando è esplosa la polemica). Il problema a mio parere non è quindi il sessismo dei giochi presentati, né le polemiche femministe e antifemministe che hanno fatto seguito alla jam, quanto piuttosto il fatto che a partire dall’organizzazione ci sia una palese trascuratezza nel comunicare e nel far rispettare un regolamento che sta alla base dello spirito di inclusività e condivisione della Global Game Jam, e che addirittura si sia deciso di attribuire un premio non ufficiale con uno spirito goliardico palesemente in contrasto col regolamento stesso. Perché al di là del giudizio morale, che è sempre soggettivo, è importante avere degli spazi protetti in cui esprimersi, e questo vale sia per il Tuggurt (dove tutto e concesso) sia per la Global (dove chiunque va tutelato). Detto questo, ho un sacco di pessime idee per il Tuggurt Verdolino del prossimo anno… Tremate!!

“Il mondo di Sofia” è la rubrica della sviluppatrice indipendente Sofia Abatangelo su Webtrek. Ne “Il mondo di Sofia”, Sofia racconta i suoi videogiochi, i festival e le opere altrui non come giornalista o critico ma attraverso gli occhi dell’autrice e dell’artista. Trovate i giochi di Sofia sulla sua pagina di itch.io, piattaforma di distribuzione digitale, e trovate qui una sua lunga intervista di presentazione in cui Sofia si racconta come videogiocatrice e come sviluppatrice.