Two Worlds 2 ora ha micro-transazioni, e questo fa schifo

Il videogioco di ruolo open-world “Two Worlds 2” ha ricevuto una nuova espansione, “Call of the Tenebrae”, sette anni dopo la sua uscita originale. “Call of The Tenebrae” è ora disponibile, anche se è uscita un po’ in riatardo, a €10, e sarà possibile comprarlo come standalone indipendente a “Two Worlds 2” a €15. È in lavorazione anche un’altra espansione, “Two Worlds 2: Shattered Embrace”, che invece uscirà a fine anno in attesa di un “Two Worlds 3” che, secondo Reality Pump e TopWare Interactive, uscirà nel 2019. Il nuovo Season Pass (sì c’è un Season Pass) costa ben €40 e contiene anche altre due espansioni, “Two Worlds 2: Echoes of the Dark Past” e un pacchetto di mappe, in uscita nel 2018. Il problema è che con il nuovo DLC sono arrivate in “Two Worlds 2” anche le micro-transazioni.

“Two Worlds 2” è un “gioco di culto”. La critica lo ha in gran parte bocciato, col risultato che i suoi produttori minacciarono i recensori di future ritorsioni a causa dei voti bassi, ma si è guadagnato uno spazio tra gli appassionati di videogiochi di ruolo open-world al fianco di videogiochi più famosi come “The Elder Scrolls”. L’arrivo di due DLC sette anni dopo la sua uscita è arrivato di sorpresa, ma non trovo niente di male nel voler espandere un videogioco “vecchio”: le opere artistiche non muoiono dopo un certo intervallo di tempo dalla loro uscita, non diventano troppo vecchie per essere giocate, godute e anche aggiornate (anche se Sony la pensa diversamente).

Ma è orribile introdurre le micro-transazioni in un gioco a prezzo pieno, con un Season Pass a prezzo pieno, un gioco vissuto dell’apprezzamento della sua comunità e dei suoi appassionati. La possibilità, a quanto sembra, viene dalla versione Xbox del gioco (non lo sapevo) ma… sì, forse è anche strano introdurre le micro-transazioni in un gioco “vecchio” di sette anni, ma non voglio insistere tanto su questo punto perhé non voglio parlare di giochi “troppo vecchi” per qualcosa. Gli utenti non sembrano apparezzare e anche Jim Sterling, uno dei pochi critici ad aver dato voti alti a “Two Worlds 2” all’epoca (su Destructoid), ha pubblicato ora un video contro l’introduzione delle micro-transazioni. Divertente notare dal suo video come neanche funzioni correttamente il negozio in-game per le micro-transazioni. Activision ha atto qualcosa di simile introducendo le micro-transazioni nel remaster di “Call of Duty 4: Modern Warfare”, e fu ugualmente orribile. Intanto, il DLC non migliora la grafica quanto promesso (naturalmente gli screenshot diffusi erano falsi creati ad arte su Photoshop, come avevo opotizzato) e l’aggiornamento disabilita la console domandi (gli sviluppatori affermando che sarà reintrodotta).

Il problema è lo stesso che evidenziai quando Square Enix pensò di poter introdurre micro-transazioni (tra l’altro con consumabili mono-uso) in “Deus Ex: Mankind Divided”, proseguendo la strada intrapresa da Electronic Arts con “Dead Space 3”. Se iniziamo a permettere alle compagnie di introdurre micro-transazioni nei giochi single-player costruiti su narrazione e campagna quanto ci metteranno i produttori a ordinare ai game designer di limitare le risorse in queste campagne in modo da rendere necessario l’acquisto di consumabili per superare gli ostacoli? Quando cominceremo a vedere giochi che mettano troppo poche munizioni per finire un livello, o giusto il numero di munizioni necessario a un giocatore bravo, mentre le risorse aggiuntive saranno a pagamento? Quando i giochi arriveranno a tassare i giocatori meno bravi, quelli magari meno capaci fisicamente o mentalmente, semplicemente per la loro abilità o le possibilità del loro corpo? Il gioco è già l’unico medium che blocca la progressione “a chi non riesce”. È come se un romanzo vi chiedesse un riassunto di quello che avete appena letto ogni volta che dovete iniziare un nuovo capitolo. Ma ora quello stesso romanzo vi darà la possibilità di sbloccare per 0,49 centesimi di euro il capitolo successivo anche se non avete capito quello precedente.