Call of Duty non diventerà (forse) un giocoservizio

Una delle cose che più spesso mi sono chiesto, per quanto riguarda l’industria videoludica, è quanto ci avrebbe impiegato “Call of Duty” a convertirsi interamente al modello del giocoservizio, al game-as-a-service. “Call of Duty”, come anche “FIFA” di Electronic Arts, mantiene al momento un modello di uscite annuali, a cui però si aggiungono, a differenza di “FIFA”, delle specificità che lo rendono in effetti un caso piuttosto unico: tre diversi studi si alternano nel realizzare “Call of Duty” e ogni gioco viene supportato per un anno con un tradizionale Season Pass.

In questo modo, anche se potenzialmente ogni serie potrebbe essere considerata una sotto-serie indipendente, in realtà ogni “Call of Duty” sostituiva il precedente, interrompendone il supporto e lasciando libero lo studio di lavorare a pieno regime al suo prossimo episodio. E questo è stato vero fin quando un altro ingrediente non è stato aggiunto alla formula: le micro-transazioni. Con le micro-transazioni giochi come “Call of Duty: Black Ops 3”, se non vengono spontaneamente abbandonati dalla loro utenza per il capitolo successivo (in questo caso, “Call of Duty: Infinite Warfare”), continuano a creare profitti nel tempo anche indipendentemente dal Season Pass, cosa che incoraggia, come è successo, a un supporto più lungo e persino alla creazione di nuovi DLC che incoraggiassero ulteriormente i videogiocatori a continuare a dedicarsi al capitolo. Il risultato è che in questo momento Activision supporta non uno ma ben tre “Call of Duty”: “Call of Duty: Infinite Warfare”, “Call of Duty: Black Ops 3” e “Call of Duty: Modern Warfare Remastered”, inizialmente uscito insieme a “Call of Duty: Infinite Warfare” ma ora disponibile anche in versione standalone.

Fin quando questo modello ibrido in cui convivono supporto annuale tramite Season Pass, uscite annuali e micro-transazioni con supporto prolungato nel tempo potrà funzionare? Ecco, secondo Activision potrà funzionare ancora per molto tempo, al punto che non c’è ancora alcun programma per la completa transizione di “Call of Duty” dall’essere un videogioco all’essere un giocoservizio, un “game as a service”. Eric Hisrhberg, amministratore delegato di Activision, ne ha parlato in un’intervista con Game Informer.

“Penso che abbiamo provato a trovare la giusta soluzione individualmente per ogni singola serie, e Call of Duty ha veramente avuto benefici per questo ritmo di innovazione annuale, quel momento dell’anno in cui tante persone, che magari han giocato un paio di mesi e si son divertiti ma poi si son spostati ad altre cose, tornano indietro e provano il nuovo gioco.” I risultati commerciali confermano questa decisione, perché il formato annuale continua a funzionare perfettamente con “Call of Duty” che resta il marchio più potente del mondo console. Per quanto riguarda le complicazioni di dover supportare più “Call of Duty” alla volta, Activision sembra vedere la situazione più come un’opportunità per cambiamenti che come un problema. “Ora vedi che stiamo iniziando ad avere un qualche successo distribuendo nuovi contenuti seguendo dove si trovano i giocatori. Abbiamo appena distribuito un grande pacchetto di contenuti zombie per la comunità di Black Ops 3, e quel gioco ha ormai superato i due anni e mezzo dal suo lancio [in realtà non sono ancora passati due anni]. […] Penso che ci sia ancora altro che possiamo fare per unificare l’esperienza del giocatore se ci saranno persone che si sposteranno da un gioco all’altro.”

Sembra che Activision stia pensando, più che a rendere un singolo “Call of Duty” un giocoservizio, a trasformare l’intero marchio in una piattaforma, in un servizio, ad approfittare del fatto di avere una comunità che li segue di anno in anno, nel tempo e ora attraverso giochi diversi contemporaneamente.  “[Penso che il nostro scopo] sia rendere migliore l’esperienza dell’essere un giocatore di Call of Duty, di apprezzare molteplici titoli della serie, penso che ci debbano essere più benefici nell’essere un giocatore leale, queste son cose su cui stiamo lavorando e stiamo provando a migliorarle.”

 

fonte Game Informer
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