Hellblade Senua’s Sacrifice ha una meccanica che sta facendo arrabbiare alcuni giocatori [AGGIORNATO]

“Hellblade: Senua’s Sacrifice” di Ninja Theory (“DmC – Devil May Cry”) è appena uscito su PlayStation 4 e PC (non ne abbiamo ancora ricevuta una versione di prova però, quindi non so dirvi come è) e contiene un’interessante meccanica, potenzialmente pericolosissima e persino opinabile. Ora, siccome queste meccanica è legata alla narrazione del gioco, per spiegarvela dovrò necessariamente inserire un’anticipazione, uno spoiler, sulle sue fasi iniziali. Che anche io appunto non ho giocato e ho scoperto in questo modo.

“Hellblade: Senua’s Sacrifice” contiene una meccanica di permadeath, “morte permanente”. Normalmente questo vuol dire che in caso di morte la partita viene ricominciata dall’inizio, senza possibilità di riprendere da un salvataggio, ma in questo “Hellblade: Senua’s Sacrifice” è un po’ più tollerante: la morte permanente aririva in questo gioco se muoio troppo spesso. “Hellblade: Senua’s Sacrifice”  elimina allora il mio file di salvataggio e devo ricominciare dall’inizio.

Capisco che sia una pratica opinabile e non sono mai troppo convinto di tutte le pratiche che rischiano di allontanare i giocatori meno capaci o abili (o disabili) dal godersi un’opera, ma da quanto capisco è un avvenimento estremamente raro e una scelta di design anche molto interessante. All’inizio di “Hellblade: Senua’s Sacrifice” , dopo una battaglia che posso solo perdere, mi trovo con le braccia coperte di neri grovigli e viticci che a ogni mia morte si arrampicano sino a raggiungere la mia testa e segnare l’arrivo della morte permanente. È un elemento di gioco legato alla narrazione, al racconto della salute mentale della protagonista e del suo equilibrio. È qualcosa di spiacevole, può far arrabbiare, può far disperare, può far fallire e far scomparire ore di gioco e impegno, ma forse son queste (o anche queste) le sensazioni e le emozioni che “Hellblade: Senua’s Sacrifice” vuole scatenare e son convinto che debba essere libero di scatenarle, che sia anche bello provare qualcosa di negativo di fronte a un videogioco. E anche se non tutti i giocatori sembrano aver gradito sono pure convinto che gli sviluppatori debbano essere incoraggiati quando tentano qualcosa di bizzarro e nuovo, quando mettono in pericolo meccaniche tanto definite come anche quella del salvataggio.

[AGGIORNAMENTO 9/8/2017 PCGamesN ha messo alla prova “Hellblade: Senua’s Sacrifice” e la sua permadeth cercando di scoprire dopo quante morti la meccanica si sarebbe attivata. Nonostante Ninja Theory dichiari a inizio gioco che morire troppo volte causi la perdita del file di salvataggio, PCGamesN non è riuscita ad attivare la permadeath e ipotizza che si tratti di un trucco, di un inganno pensato dagli sviluppatori per creare nel giocatore un senso di paura per il declino delle condizioni della protagonista. Kotaku ha invece trovato testimonianze del funzionamento della meccanica, ma essa si attiverebbe solo morendo diverse volte in diversi punti del gioco (bloccarsi a un certo punto e morirci ripetutamente non servirebbe). A questo punto penso che sia meglio capire davvero come funziona questa meccanica e se esiste, anche se solo averla paventata ha scatenato un dibattito effettivamente interessante.]

[AGGIONAMENTO 9/8/2017 23:21 Eurogamer ha sperimentato ulteriormente la meccanica di permadeath di “Hellblade: Senua’s Sacrifice” morendo diverse volte in diversi scontri. Trovate tutti i dettagli (con anche immagini) nel loro articolo, ma in sintesi: morire fa veramente avanzare i viticci sul corpo di Senua però il livello massimo a cui essi possono arrivare dipende dalla sezione del gioco affrontata e aumenta andando avanti con la trama. Nonostante questo, secondo i risultati di Eurogamer, non c’è una sezione del gioco in cui è possibile far arrivare i viticci sino alla testa della protagonista e la permadeath sarebbe quindi un inganno. Attendiamo altre prove a riscontro o una risposta di Ninja Theory.]

fonte Eurogamer