PewDiePie: facevo battute antisemite perché pensavo che i nazisti non esistessero

Felix “PewDiePie” Kjellberg, lo YouTuber più seguito al mondo (56 milioni di persone sono iscritte al suo canale), è stato nei mesi scorsi al centro di una bufera causata da una ricca serie di battute a sfondo antisemita che hanno caratterizzato alcuni suoi video (nove, per la precisione), tra cui un video di gennaio in cui PewDiePie mostrava due uomini, da lui pagati attraverso il servizio Fiverr, sollevare un cartello con la scritta “Death To All Jews” (“Morte a tutti gli ebrei”). L’agenzia con cui PewDiePie lavorava, Maker Studios (parte di Disney dal 2014), e YouTube stesso decisero allora di interrompere i rapporti con lo YouTuber.

All’epoca PewDiePie si difese dicendo di non appoggiare alcuna ideologia razzista e soprattutto di non appoggiare nazismo e antisemitismo, cosa secondo lui chiarissima a chi lo segue, e di non aver voluto creare video offensivi. Il video con i due uomini e la scritta antisemita, per esempio, avrebbe dovuto dimostrare le conseguenze assurde di un servizio come Fiverr dove gli utenti si offrono per fare praticamente qualsiasi cosa (come ballare mezzi nudi con un cartellone con “Morte a tutti gli ebrei”) per pochi dollari. Questo non giustificava però l’ossessione di PewDiePie con le battute antisemite e l’immaginario nazista, ossessione che lo premiò persino con l’appoggio dei veri neonazisti del sito di estrema destra (e vicino al GamerGate) “The Daily Stormer”. Ma, soprattutto, PewDiePie attaccò la stampa che aveva sollevato il problema, come The Wall Street Journal, accusandola di temere l’influenza degli YouTuber e di aver orchestrato un attacco per discriminarlo e per diminuire la sua influenza e il suo valore economico (riporto letteralmente quello che lui disse).

Dopo tanto tempo, PewDiePie sembra aver finalmente colto il problema insito nelle sue tante battute antisemite. È accaduto dopo i fatti di Charlottesville in Virginia, quando suprematisti bianchi, neonazisti e membri del KKK si son riuniti tra fiaccole accese e cori antisemiti per protestare contro la rimozione della statua di un generale schiavista, Robert E. Lee, che ha combattutto per gli Stati Confederati durante la Guerra Civile americana. PewDiePie afferma di non aver mai pensato che il nazismo fosse un problema reale e attuale, e di averci per questo scherzato sopra, sino a quando non ha visto a Charlottesville un vero raduno nazista, sino a quando non ha visto la morte di una donna, Heather Heyer, una partecipante alla contro-manifestazione organizzata dalla sinistra americana, investita da un suprematista bianco che si è lanciato sulla folla con la sua automobile ferendo altre 19 persone.

“Ricordo quando tutto accadde a febbraio e io all’epoca dicevo: Su ragazzi, son solo scherzi, non ci sono davvero nazisti là fuori, di che state parlando. E ora invece guardo a quello che è successo e sono tipo: Oh… oh ok ora capisco. E se qualche nazista pensa che sia fantastico che io faccia simili battute io non voglio dargli questa soddisfazione. Quindi la smetterò.” Insomma, è servito un raduno neonazista, un morto e 19 feriti perché PewDiePie si rendesse conto che il neonazismo esiste, che lo appoggia per quello che dice e che non era vittima di una cospirazione della stampa cattiva. O, almeno, è servito tutto questo perché PewDiePie pensasse che fosse economicamente svantaggioso continuare a essere associato al nazismo e a essere appoggiato dai nazisti. Meglio tardi che mai, ma purtroppo PewDiePie non è l’unica persona, anche in posizioni di potere (perché PewDiePie è in una posizione di potere ed è collegato agli sponsor che pubblicizza nei suoi video, non è un indipendente o un “self-made man”), ad aver sottovalutato il ritorno del suprematismo bianco.