Wolfenstein 3D come risposta al dibattito sul prendere o no a pugni i nazisti – Giocare male, giocare tutti

Questa rubrica, intitolata “Giocare male, giocare tutti”, si occupa di raccontare cosa succede quando un videogioco nato come prodotto commerciale con regole e obiettivi precisi viene invece piegato a regole e per obiettivi diversi dai suoi stessi giocatori. Nel primo episodio della rubrica, per esempio, ho raccontato come nel videogioco per dispositivi mobili di “Futurama” la monetizzazione eccessiva e i lunghi tempi di attesa a essa legati potevano essere trasformati in un’occasione di meditazione e ritualità capace persino di opporsi alla corsa incoraggiata dal gioco stesso, alle “manignifiche sorti e progressive” della sua progressione alimentata con valuta reale. Ma il luogo più naturale per rivoluzionare le funzioni dei videogiochi sono sempre state le mod e, in questo episodio, parlerò proprio di una mod: “Dialogue 3D” per “Wolfenstein 3D”.

Modding come movimento artistico

Una “mod” (è l’abbreviazione di “modification”, “modifica”) è un software capace di cambiare funzioni o aspetto di un videogioco. Una mod può aggiungere texture o migliorare quelle presenti, aggiungere un’arma o trasformare un videogioco in qualcosa di totalmente diverso anche come sfoggio dell’abilità tecnica del programmatore (si parla in questo caso di “total conversion”). Il modding è una manifestazione di quella “cultura del remix” proposta da Lawrence Lessig nel suo libro “Remix” (libro che potete scaricare e remixare gratuitamente anche voi) come risultato dell’avvento di internet e della fine della cultura della “Sola lettura” (“Read-Only Culture”) e la nascita di una cultura della condivisione e della creazione collettiva in cui il fenomeno del remix (una forma di resemiosi) è impossibile da fermare. Pensate a questo proposito a come i fumetti si muovono sui social media trasformandosi in meme poi continuamente modificati e riproposti con contenuti diversi, o pensate (come precedente molto più antico) come si è evoluta e stratificata la narrazione orale (che ha molte cose in comune col modding).

Sin dalla nascita del videogioco le mod non sono state però usate solo per arricchire meccanicamente e graficamente le opere ma anche per ottenere risultati artistici: nacquero le “art mod”, videogiochi furono usati non più come strumenti ludici ma come editor per produrre video animati (“machinima”, cioè “machine cinema” mischiato ad “anime”, nati nella community di “Quake” come “Quake movies” con “Diary of a Camper” del 1996 e responsabili di un fenomeno di diffusione e democratizzazione della creazione cinematografica a basso costo) e si diffuse quella cultura chiamata “demoscene” nata tra i cracker come sfoggio delle loro abilità tecniche e della loro capacità di creare i migliori video introduttivi ai software da loro stessi violati superando i limiti delle macchine e le intenzioni dei loro originali produttori. “Velvet-Strike” di Anne Marie Schleiner è per esempio una mod per “Counter Strike” (1999), a sua volta una mod di “Half-Life”, che fornisce ai giocatori bombolette spray per scrivere messaggi pacifisti come forma di protesta per la Guerra al Terrore iniziata da Bush dopo l’11 settembre 2001 e in qualche modo anticipata dalla struttura di “Counter-Strike” che rappresenta lo scontro tra un gruppo di terroristi e un’unità anti-terrorismo.

Wolfenstein 3D

Wolfenstein Dialogue 3D mod punch nazi

“Wolfenstein 3D” di id Software (1992) nasce come versione tridimensionale e in prima persona del videogioco 2D con visuale dall’alto e stealth “Calste Wolfenstein” di Muse Software (1981) ma, durante lo sviluppo, abbandona le meccaniche basate sulla furtività e diventa un gioco che si concentra sull’azione sparatutto definendosi come il primo sparatutto in prima persona della storia. In realtà id Software stessa aveva creato due importanti precedenti, entrambi usciti nel 1991, cioè “Hovertank 3D” e soprattutto “Catacomb 3-D” (che già definisce tutte le caratteristiche che torneranno in “Wolfenstein 3D”), e sarà “Doom” (1993) a definire veramente il genere soprattutto sino ad “Half-Life”. In “Wolfenstein 3D” sono William “B.J.” Blazkowicz, soldato americano di origine polacca impegnato a fuggire dal Castello di Wolfenstein, dove sono stato imprigionato, e scoprire e sventare i piani nazisti per creare un esercito non-morto. Per farlo dovrò impadronirmi di armi sempre più grandi e potenti e sterminare nazisti sempre più agguerriti, sino a uccidere lo stesso Hitler. Nel 1995 id Software distribuì gratuitamente il codice sorgente di “Wolfenstein 3D”, alimentando una comunità di modding del gioco già attiva sin dall’uscita e capace di convincere lo studio a creare i suoi giochi successivi (“Doom” e “Quake”) in modo che fossero facilmente modificabili dai giocatori, elemento che ha aiutato a prolungare il successo e la diffusione di queste opere sino a oggi. Potete giocare gratuitamente “Wolfenstein 3D” su browser sfruttando questa versione distribuita da Bethesda Softworks e ZeniMax, che ora possiede id Software.

Dialogue 3D

Wolfenstein Dialogue 3D mod punch nazi

“Dialogue 3D” è una mod di “Wolfenstein 3D” realizzata da Ramsey Nasser. Potete giocarla direttamente sul vostro browser internet, senza bisogno di scaricarla e senza bisogno di possedere “Wolfenstein 3D” originale. L’ambientazione di “Dialogue 3D” è quella originale, le sue armi sono quelle originali, i suoi nemici sono quelli originali, ma quando sparo a un nazista il gioco mi blocca e, mentre il nemico comincia a bersagliarmi senza aspettare che io sia pronto, mi chiede se sia davvero giusto quello che sto facendo. “È davvero giusto negare al fascismo una piattaforma per esprimersi?” mi chiede “Dialogue 3D”. “Questo non ti rende il vero nazista?”. “La libertà di espressione non dovrebbe essere difesa in ogni occasione?”. “Una protesta pacifica non avrebbe un effetto migliore?”. “La violenza ha mai risolto qualcosa?”. Solo rispondendo “Sì” o “No” nel modo corretto il gioco mi permette di pigiare il grilletto, e non posso neanche cliccare a caso, perché solo leggendo le domande capisco quale sia la risposta necessaria per difendermi e intanto i nazisti mi hanno già crivellato di colpi.

Dialogue 3D come risposta a Richard B. Spencer

Il gioco nasce su un dibattito reale sorto da un evento reale: è giusto prendere a pugni un nazista a favore della pulizia etnica come è successo a Richard B. Spencer, picchiato durante la cerimonia di insediamento di Donald Trump? Spencer è un noto neo-nazista (lui afferma di far parte dell’alt-right, la destra alternativa ai Repubblicani da cui origina anche il movimento del GamerGate), è una persona capace di affermare di voler creare uno stato completamente bianco sull’intero continente del Nord America. Ma è giusto picchiarlo? Dopo l’aggressione a Spencer, Mic chiese ad alcuni esperti se fosse giusto prendere a pugni un nazista. Nitzan Lebovic, a capo della cattedra di Studi sull’Olocausto e valori etici alla Lehigh University, disse che “in ogni caso che conosco, [la violenza antifascista] fa il gioco del regime ed è usata come una scusa per rafforzare le misure punitive contro le critiche. Non dà benfici a chi è interessato alla democrazia” ma Conor Kelly della Marquett University del Milwaukee spiegò che “mentre la violenza contro un altro essere umano come reazione alle sue opinioni, anche se sono opinioni fasciste, è destinata a essere condannata come immorale, la violenza può essere legittima in risposta alla violenza che arriva da un’aggressione ingiusta.” Secondo Kelly questa violenza giustificata può essere motivata dal bisogno di difendersi o di difendere qualcuno dalla violenza, deve essere limitata al difendere la vittima e al bloccare l’aggressione e deve essere proporzionata al pericolo.

Dialogue 3D come risposta a Charlottesville

Il fatto è che la minaccia che il suprematismo bianco rappresenta negli Stati Uniti d’America è oggi per molte persone (chiunque non sia bianco, eterosessuale, cis-gender e preferibilmente maschio) più reale e concreta di quanto si sarebbe sperato e immaginato anni fa. Ha senso rispondere col dialogo di fronte a qualcuno che sta programmando un massacro o a una folla composta da nazisti, suprematisti bianchi e membri del KKK armati di torce, una folla che si aggira per una città difendendo la memoria di chi ha combattuto per la schiavitù come è successo ieri a Charlottesville in un evento contro la rimozione delle reliquie della Guerra Civile? È un loro diritto manifestare a favore della pulizia etnica e della schiavitù? E come si risponde a una simile manifestazione quando la contro-manifestazione organizzata per protestare contro tanto orgoglio razzista viene falciata da un’auto che uccide anche una persona? Quale è la risposta quando di fronte al tentativo di fare una strage durante una manifestazione il Presidente degli Stati Uniti d’America condanna “la violenza che arriva da più parti”, equiparando le vittime e quei carnefici che rappresentano proprio parte del suo elettorato? Ecco, è in questo dibattito che entra “Dialogue 3D”, forzando le regole di un gioco inventato ormai 25 anni fa.

“Giocare male, giocare tutti” è una rubrica irregolare ispirata al Situazionismo in cui esploro le possibilità che i videogiochi offrono se giocati male, cioè in modo inatteso a diverso rispetto alle regole decise dai loro creatori. In “Giocare male giocare tutti” propongo e racconto modi per rompere ciò che nasce come prodotto industriale e trasformarlo, con qualche compromesso, in qualcosa di nuovo e personale e significativo. La rubrica prende il titolo da un brano del gruppo musicale The Zen Circus, “We Just Wanna Live” dall’album “Andate tutti affanculo”, un racconto dei compromessi a cui scendiamo.