Chi ha già avuto a che fare con l’acquisto di uno device mediante un abbonamento lo sa già, mentre altri potrebbero non esserne ancora al corrente. Fatto sta che da anni ormai, in Italia esiste una cosiddetta “tassa di concessione governativa” pari a 5.16€ per le persone fisiche e a 12.91€ per le imprese che grava sulle rate di un abbonamento sottoscritto per l’acquisto di un dispositivo mobile. Si tratta di un balzello che permette allo Stato di incassare circa 800 milioni di euro all’anno.

In termini squisitamente pratici vuol dire che sull’acquisto di uno smartphone tramite abbonamento, l’utente si ritrova a dover pagare una spesa aggiuntiva di circa 62€ annui solo per via di questo tributo. Associazioni dei consumatori, Comuni e operatori del settore si sono sempre dichiarati contrari a questa tassa tanto da chiedere che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si pronunciasse su questo capitolo tutto italiano.

Ma dall’Europa arriva un’amara delusione per chi pensava che il ricorso avrebbe aperto le porte al risparmio sulla compera di smartphone e tablet: la Corte di Giustizia ha difatti ribadito la legittimità di questa tassa.

La sentenza stabilisce che “le legislazioni nazionali siano libere” di governare questo specifico settore in totale autonomia, e che la presunta discriminazione che questa tassa solleverebbe tra utenti abbonati e utenti di carte prepagate sarebbe “infondata” poichè il diritto europeo non prevede che debba esserci un principio di parità tra le due tipologie di acquirente. L’epilogo è sempre quello: il povero consumatore finale, in sostanza, continuerà a pagare.

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