Chime Sharp – Recensione

È per me arduo, per varie ragioni, recensire “Chime Sharp”, un puzzle musicale apparentemente adorabile sviluppato da Ste Curran e Twistplay, prodotto da Chilled Mouse e seguito di “Chime” (2010). “Chime Sharp” avrebbe tutte le qualità per essere un ottimo, piccolo puzzle, ma qualcosa (di cui parlerò dettagliatamente) lo trattiene dal raggiungere questo risultato. È già complicato valutare la gravità di ciò e quanto siano intenzionali i limiti di “Chime Sharp”, ma durante la recensione sono incorso in un altro problema: io sono una pippa a questo gioco. Una vera pippa. In parte la colpa è del gioco stesso, di come è strutturato e presentato al giocatore, ma in parte credo di dover accettare la dura realtà e la mia incapacità a entrare nella mentalità di “Chime Sharp”che è (e lo dico con sincero rispetto) un puzzle davvero difficile.

Chime Sharp – Recensione: Musica e puzzle

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“Chime Sharp” è una evoluzione e una versione musicale di “Tetris”. Il mio compito è posizionare su una griglia, che può presentare aree non accessibili, pezzi classici di “Tetris” (più alcune loro varianti più… diciamo esotiche) per formare dei quadrati o dei rettangoli almeno 3×3. Quando ci riesco parte un breve conto alla rovescia durante il quale il rettangolo creato può essere ulteriormente espanso con i pezzi successivi e se, per un qualsiasi motivo (perché non ho più spazio o perché non ho il pezzo giusto), non riesco a un certo punto a espandere ulteriormente l’area su cui sto lavorando essa scompare lasciando i frammenti non usati dei pezzi con cui ho creato il rettangolo e colorando la porzione di griglia che era stata occuopata. Il mio compito è colorare, con questo meccanismo, la maggior superficie possibile della griglia.

Ogni livello di “Chime Sharp” è caratterizzato da una canzone, che si arricchisce e avanza man mano che occupo e coloro parti della griglia, da una diversa forma della griglia stessa (ma si tratta solo di varianti piuttosto banali, differenziate dal posizionamento di uno o due buchi rettangolari) e da un diverso set di pezzi del Tetris che ho a disposizione. Ogni livello, cioè ogni canzone, può essere poi giocato in diverse modalità. C’è una inutile modalità Pratica, la modalità Standard, la modalità Sharp, la modalità Strike e la modalità Challenge. Pratica e Standard sono sbloccate sin dall’inizio, mentre per sbloccare le modalità successive devo completare la modalità precedente avendo coperto almeno il 60% della griglia.

Chime Sharp – Recensione: Modalità Pratica e Standard

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Iniziano qui i problemi di “Chime Sharp”: a parte una poverissima schermata con qualche indicazione sulle meccaniche e un paio di pagine di manuale non ho strumenti per capire come il gioco funziona. Le meccaniche di “Chime Sharp” sono tanto semplici quanto inizialmente oscureLa modalità Pratica si rivela totalmente inutile per imparare a conoscere un livello, perché è sostanzialmente solo una versione impoverita della modalità Standard, e la modalità Standard, l’unica accessibile all’inizio del gioco, è ugualmente inadatta a capire le basi con calma.

La modalità Standard è una corsa contro il tempo: devo sbrigarmi ad accrescere i rettangoli che creo, devo conquistare tempo aggiuntivo continuando a occupare la griglia e dopo un periodo di tempo i frammenti avanzati sulla griglia dopo la scomparsa dei rettangoli creati scompaiono a loro volta interrompendo il moltiplicatore del mio punteggio. Devo quindi incastrare pezzi che magari non conosco ancora benissimo il più velocemente possibile cercando di accrescere i rettangoli evitando di lasciare indietro frammenti (o sbrigandomi a usare i frammenti lasciati) e continuando a occupare griglia per non far scadere il tempo e non far terminare la partita. È un impatto disorientante che potrebbe essere addolcito semplicemente con una vera modalità Pratica che permetta di imparare a conoscere con calma brani, griglie e pezzi. Una modalità, però, attualmente assente in “Chime Sharp”.

Chime Sharp – Recensione: Modalità Sharp, Strike e Challenge

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La modalità Sharp è assai più interessante, al punto che potrebbe essere considerata la modalità principale del gioco. In Sharp la mia partita non ha limiti di tempo, ma ho dieci vite. Ogni frammento inutilizzato che non venga sfruttato rapidamente per creare una nuova forma mi fa perdere una vita e creando “Perfect Quad”, blocchi rettangolari che includono interamente i pezzi usati e non lasciano nessun frammento, recupero vite perse.

In Sharp sono incoraggiato a ragionare, a conoscere le forme che il singolo livello mi offre e a capire come si incastrano nei modi migliori. È sempre il tempo della canzone a regolare quanto posso costruire su un rettangolo creato o quanto dureranno sulla griglia i frammenti avanzati, ma il ritmo è più meditato e più adatto alla natura puzzle del gioco. Il limite di tempo torna in Strike, in cui ho novanta secondi per riempire più superficie possibile della griglia e in Challenge, una variante di Standard che si sblocca completando al 90% una griglia (e che quindi io non vedrò mai) e in cui ho a disposizione solo un set limitato di pezzi.

Chime Sharp – Recensione: Oscurità e difficoltà

Con un sistema di progressione più sensato (i livelli non sembrano messi in ordine di difficoltà), con un tutorial o anche solo qualche indizio in più su come “Chime Sharp” funzioni, questo sarebbe un ottimo puzzle musicale. La sua grafica è (quasi) sempre chiara, caratterizzata da un tono psichedelico e allo stesso tempo leggibile e mai stancante per gli occhi. La sua musica elettronica è piacevole e di altissima qualità e raggiunge l’eccellenza in tracce come “Fox” di Shirobon. Resta, però, un gioco piccolo piccolo, con solo quindici livelli dalle griglie alla fine non particolarmente differenziate che mi richiedono di essere giocate e rigiocate, esplorate sino alla frustrazione.

Curiosamente, “Chime Sharp” è un gioco che sembrerebbe perfettamente a suo agio su dispositivi mobili, soprattutto su tablet, e invece si trova incastrato su PC dove è in qualche modo fuori posto e dove è condannato a restare un’opera dedicata eslusivamente ai veri appassionati di puzzle. Ed essere un gioco duro, difficile, aspro è la sua vocazione e, allo stesso tempo, la sua maledizione. La situazione potrebbe però migliorare nel tempo: gli sviluppatori sono molto attivi, hanno sottoposto “Chime Sharp” a un breve periodo di Accesso Anticipato prima di lanciarlo ufficialmente e continuano ad aggiornarlo (ora, per esempio, è già decisamente più chiaro cosa io debba fare grazie all’arrivo di un manuale di gioco). Ma non avvicinatevi a “Chime Sharp” pensando di trovare in questo gioco un banale passatempo, perché anche solo sbloccare tutte le sue canzoni (riempiendo sino almeno il 40% delle tracce precedenti) o capire come riuscirci saranno sfide inizialmente impegnative.

Chime Sharp – Recensione: In conclusione…

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“Chime Sharp” rilegge “Tetris” trasformandolo in un puzzle musicale con una grande colonna sonora e una piacevolissima estetica psichedelica ma mai pesante. Quindici canzoni, ognuna affrontabile in quattro modalità differenti (Standard, Sharp, Strike e Challenge, più una futile modalità Pratica), mi mettono di fronte a una griglia che devo riempire creando, con pezzi di “Tetris”, dei quadrati o dei rettangoli che siano almeno 3×3. In una lotta contro il tempo, il cui peso è minore solo nella modalità Sharp (più meditativa), devo cercare di espandere il più possibile i rettangoli creati usando pezzi aggiuntivi e, intanto, evitare di lasciare troppi frammenti non utilizzati. La meccanica semplice, ma perfetta, e l’entusiasmo e l’impegno degli autori che continuano a lavorare a “Chime Sharp” lo rendono una piccola gemma imperdibile per gli appassionati di puzzle. Ma “Chime Sharp” resta, a causa dell’assenza di tutorial e della quasi totale assenza anche solo di indicazioni chiare su come funzionino il gioco e le sue modalità, un prodotto solo per veri appassionati pronti a dedicare tempo e impegno a questo puzzle. “Chime Sharp” di Ste Curran, Twistplay e Chilled Mouse è disponibile su Steam per PC, Mac e Linux a €14,99.

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