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Layers of Fear Inheritance – Recensione

“Layers of Fear: Inheritance” è il raro caso di DLC capace di dare un’esperienza che, rispetto a quella del gioco base, non è solo più breve e meno ambiziosa ma soprattutto più compiuta, affascinante e riuscita. In parte sono proprio i limiti di “Layers of Fear: Inheritance” a far evitare a questa espansione gli errori di “Layers of Fear”, ma credo anche che in questo contenuto aggiuntivo si veda anche una maggiore maturità dei suoi autori, Bloober Team, una minor voglia di strafare e di seguire voglie e umori del pubblico. “Layers of Fear” uscì dopo un periodo di Accesso Anticipato che dubito abbia giovato al videogioco, perché nessun genere come l’horror dovrebbe evitare di dare ai suoi giocatori quello che desiderano.

Layers of Fear Inheritance – Recensione: Esplorazione e struttura

layers of fear inheritance recensione

“Layers of Fear” (trovate qui la mia recensione) si riduce a un tunnel degli orrori vittoriano in cui esploro la follia di uno stereotipato pittore decadente che si perde in infiniti corridoi pieni di jumpscare. “Layers of Fear: Inheritance” guarda alle vicende già raccontate dal gioco base da un nuovo punto di vista: quello della figlia del pittore. Tornata nella casa paterna, molti anni dopo essere stata tolta al genitore da bambina, ritrovo gli ambienti del primo gioco ormai devastati dal tempo e dall’abbandono ed eppure ancora riconoscibili, li esploro e recupero, stanza per stanza, i ricordi del padre pittore e della sua follia, della madre musicista e dell’incendio che ne distrusse la vita. Il mio obiettivo è ricordare finalmente come andarono davvero le cose e decidere se perdonare o no mio padre.

Tralasciando l’eccessiva oscurità degli ambienti di “Layers of Fear: Inheritance” (fortunatamente ho a disposizione una torcia, ma il gioco è davvero troppo buio) già questa esplorazione è nettamente superiore, da un punto di vista narrativo, a quella incontrata in “Layers of Fear”, e anzi viene solo danneggiata dal fatto che il gioco base esista. Era strano arrivare nella casa del protagonista di “Layers of Fear” e non sapersi orientare in spazi che invece il protagonista avrebbe dovuto conoscere perfettamente, come era strano trascorrere tutto il gioco sostanzialmente scoprendo eventi che il protagonista già conosceva. In “Layers of Fear: Inheritance” vivo invece la scoperta della casa e del suo passato contemporaneamente al mio personaggio, che ha solo ricordi frammentati e imperfetti di quello che accadde quando era bambina, ed è un peccato che io già abbia alcune informazioni a causa di “Layers of Fear”, che io conosca già cosa c’è in ogni stanza. In “Layers of Fear: Inheritance” giocatore e personaggio sono più in sincronia, ma il gioco perde l’ennesima occasione di creare un viaggio che li accomuni completamente.

Layers of Fear Inheritance – Recensione: Orrore e ricordi di infanzia

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Anche più interessante, rispetto all’horror facile e basato su tediosi jumpscare di “Layers of Fear”, è come “Layers of Fear: Inheritance” gestisce le sue parti surreali, oniriche, paurose. La mia non è più l’esagerata follia di un uomo, ma l’esplorazione dei ricordi deformati dell’infanzia, e sono la deformazione della memoria, i traumi, la tristezza e a volte la violenza che terrorizzavano la casa, a tingere di orrore questi flashback. A differenza di “Layers of Fear”, che a forza di “bu” e di porte che sbattono riesce effettivamente a fare anche paura, “Layers of Fear: Inheritance” crea una tensione emotiva che raramente si sfoga infine in un vero spavento, ma questa tensione emotiva sa essere spesso molto più interessante dell’orrore senza scopo del gioco base, anche grazie a come la casa muta nelle parti ambientate nel passato. Nei miei ricordi di infanzia tutto il mondo è deformato, tutti i mobili sono altissimi e costretti in una prospettiva esagerata e inquietante, le figure dei miei genitori sono fantasmi giganti di cui colgo la voce, le urla. È una rappresentazione originale e potente dell’infanzia, qualcosa di unico che il gioco base non aveva.

Layers of Fear Inheritance – Recensione: Scelte e finali

È interessante anche il modo in cui “Layers of Fear: Inheritance” racconta i due genitori, come sappia arricchirne la descrizione data in “Layers of Fear” e mostrare le ragioni e i torti di entrambi. Come il gioco base, anche “Layers of Fear: Inheritance” è costruito sulla scelta tra due opposti. “Layers of Fear” mi pone di fronte la apparentemente difficile scelta tra arte e famiglia, senza però dare effettivamente alcun vero peso alla poetica artistica del protagonista e, quindi, a una delle due possibilità. “Layers of Fear: Inheritance” mi pone di fronte alla scelta, realmente difficile, tra mio padre e mia madre: se seguo mio padre mi cullerò tra i ricordi felici del suo amore per me e ricorderò la durezza, la cattiveria di mia madre dopo l’incidente che la ha sfigurata, se seguo mia madre vedrò l’ossessione di mio padre per l’arte trascinarlo lontano da me e da mia madre e distruggere infine la famiglia. Nel gioco della memoria non mi è dato sapere quale delle due versioni sia quella giusta, ma entrambi i personaggi ne escono comunque arricchiti, a entrambi è data la possibilità di essere ricordati dalla figlia e amati (seppur sempre, in qualche modo, alle spese dell’altro).

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Il meccanismo che mi porta a parteggiare per un genitore o per l’altro è molto più semplice di quello che guida la narrazione e i finali del gioco base, che ha l’ambizione di studiare i miei comportamenti, le mie ossessioni, i miei percorsi e di plasmare il finale in base a quello che io, quasi inconsciamente, scelgo senza saper di scegliere. Quello di “Layers of Fear” è un meccanismo ripreso dall’ottimo “Silent Hill: Shattered Memories” di Sam Barlow, mentre “Layers of Fear: Inheritance” si accontenta di porre scelte più chiare e convenzionali che compio in modo consapevole e a volte un po’ didascalico. In “Layers of Fear: Inheritance” sono semplicemente messo di fronte a opzioni esplicite e binarie o a veri e propri bivi, e posso decidere se imboccare la strada (a volte, letteralmente) che rappresenta mia madre o la strada che rappresenta mio padre.

Si perde così quello che è l’unico aspetto interessante di “Layers of Fear”, ma il fatto che la narrazione di “Layers of Fear: Inheritance” si concentri solo sul lato personale di quella che, alla fine, è solo una tragedia personale, intima, familiare, rende tutto comunque più coerente e meno artificioso, e quindi più godibile. La brevità del DLC (dura circa un’ora) gioca poi a suo vantaggio, perché incoraggia a rigiocare “Layers of Fear: Inheritance” e vedere l’altra faccia della medaglia, incoraggia a esplorare con più attenzione i suoi ambienti per scovarne i segreti, per scoprire cosa sia davvero “l’eredità” che mio padre mi ha lasciato, e il fatto che le scelte siano sempre chiare facilita ulteriormente l’impresa in un modo che, in fin dei conti, non riesco a vedere come totalmente negativo.

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“Silent Hill: Shattered Memories” legge la mia psiche per usarla contro di me e formare su di essa gli orrori e i personaggi che incontro, ma quando lo finisco non ho la sensazione di doverlo giocare e rigiocare per poterne vedere tutti i finali: il finale che ho ottenuto è il mio, è il finale che secondo il gioco mi appartiene di più. Posso rigiocare “Silent Hill: Shattered Memories”, anche in quel caso approfittando della sua brevità, per scoprire come funziona, per provare qualche scelta diversa, per esplorare il fascino di questa sua meccanica, ma capisco che il gioco non vuole mostrare tutto a tutti, non vuole svelarsi totalmente. Legare a meccaniche così poco controllabili i finali e la narrazione di un gioco come “Layers of Fear: Inheritence”, che invece vuole mostrare al giocatore i due diversi punti di vista attraverso partite diverse, sarebbe stato secondo me solo deleterio, avrebbe reso meno accessibili contenuti che invece devono essere facilmente raggiungibili. Come per il resto di “Layers of Fear: Inheritance”, anche in questo la misura ridotta del DLC, la sua costruzione meno complessa e barocca, gli permettono di elevarsi sopra il gioco base.

Layers of Fear Inheritance – Recensione: In conclusione…

“Layers of Fear: Inheritance” mi mette nei panni della figlia del protagonista di “Layers of Fear”. Ormai adulta, torno nella casa paterna distrutta dall’incuria per scoprire cosa è successo alla mia famiglia, per imparare finalmente a conoscere mio padre e la sua follia. Rispetto al gioco base, che si riduceva a un tedioso tunnel degli orrori trascinato troppo a lungo, “Layers of Fear: Inheritance” riesce a sfruttare la sua brevità (dura circa un’ora) per creare un’esperienza che sembra più interessata a raccontare qualcosa che a spaventarmi con una serie di facili jumpscare. Il risultato è un gioco effettivamente meno pauroso di quello base, più convenzionale nelle meccaniche e visivamente meno interessante tranne che nei ricordi della protagonista bambina, sequenze surreali in cui tutta la casa e i suoi mobili sono enormi e deformati. Ma “Layers of Fear: Inheritance” è alla fine più coerente, e quindi più godibile, il dilemma che pone (se prendere le parti di mio padre o di mia madre, cioè se infine perdonare o no mio padre) è più intimo e vero e le due strade possibili sono, seppur non perfettamente, simmetriche e quindi ugualmente interessanti e capaci di mostrare nuovi lati dei personaggi di “Layers of Fear”. “Layers of Fear: Inheritance”, realizzato da Bloober Team e edito da Aspyr, è un DLC per “Layers of Fear” ed è disponibile a €4,99 per PC, Mac e Linux (su Steam) e per PlayStation 4 e Xbox One.