Baldur’s GamerGate: Siege of Dragonspear

La scorsa settimana è stata distribuita una nuova espansione per “Baldur’s Gate”, ormai un classico dei videogiochi di ruolo uscito nel 1998. L’espansione è realizzata da Beamdog (studio formato da ex autori BioWare), si chiama “Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” e per essere giocata necessita del nuovo“Baldur’s Gate: Enhanced Edition”, pubblicato sempre da Beamdog nel 2012. La sua storia (che dura circa 30 ore) fa da ponte tra “Baldur’s Gate” e “Baldur’s Gate 2: Shadows of Amn” e “Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” permette anche di importare il proprio personaggio da “Baldur’s Gate: Enhanced Edition” e di esportarlo in “Baldur’s Gate 2: Enhanced Edition”.

Baldur’s GamerGate: I motivi dell’attacco del GamerGate

Per i suoi temi, considerati troppo progressisti per un fantasy, l’opera ha attirato però gli attacchi della comunità di videogiocatori di destra che si raccolgono in 8chan, uno dei punti di incontro principali dei GamerGater dopo che furono banditi da 4chan (qua trovate una copia della discussione sulla board). Il GamerGate (ho scritto all’inizio di questo mio articolo una sua descrizione più dettagliata) è un movimento di estrema destra nato in America per opporsi all’introduzione nell’industria del videogioco di temi come la sessualità, e soprattutto l’omosessualità e la transessualità, e di autrici donne. Gli obiettivi del GamerGate sono in realtà molto più ampi, in quanto il movimento organizza campagne di bullismo online a base di recensioni negative organizzate, minacce di morte e di stupro e molestie contro sostanzialmente qualsiasi cosa che non sia sentita “da vero giocatore”, “da vero uomo” e tradizionale e che sia in qualche modo legata a concetti di “giustizia sociale”, da loro giudicata negativamente.

Il GamerGate ha attaccato “Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” soprattutto per il modo in cui sono stati reinterpretati i personaggi femminili. Un personaggio non-giocante ricorrente, Mizhena, racconta in un dialogo opzionale della provenienza del suo nome: lo ha invento lei dopo aver scoperto di essere donna. “Ho creato il mio nome da sola molti anni fa, perché il mio nome di nascita non era adeguato. […] Quando sono nata, i miei genitori pensavano fossi un ragazzo e mi hanno cresciuto in quel modo. Ma, col passare del tempo, tutti abbiamo infine capito che ero in realtà una donna. Ho creato il mio nuovo nome da sillabe di diverse lingue. Tutte hanno un significato speciale per me, sono il riflesso più sincero di chi io sia.”

Poi, il personaggio di Safana, che nel “Baldur’s Gate” originale non si faceva scrupoli a usare la sua sensualità per farsi strada, è in “Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” una donna sarcastica e ribelle. E tra i quattro nuovi compagni introdotti nell’espansione ci sono anche un personaggio omosessuale e uno bisessuale. Va detto che nelle recensioni negative con cui gli utenti hanno bombardato le pagine di “Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” su Steam e GOG non ci sono solo proteste per i contenuti del gioco, ma anche per quelli che sembrano essere numerosi bug e glitch che Beamdog si sarebbe dimostrato troppo lento a correggere. È però difficile distinguere tra le critiche sincere a un’opera che può effettivamente aver mostrato dei difetti tecnici e l’attacco pianificato a tavolino.

Baldur’s GamerGate: I motivi dei cambiamenti di Beamdog

I cambiamenti sotto accusa sono stati fatti perché, come spiega la scrittrice di “Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” Amber Scott in un’intervista a Kotaku, gli autori non erano soddisfatti della rappresentazione delle donne nel “Baldur’s Gate” originale. “Se c’era qualcosa del Baldur’s Gate originale che non avrebbe avuto senso per i giocatori moderni, come il sessismo, [abbiamo provato a sistemarla]. Nell’originale c’erano un sacco di battute sulle donne. Magari non un sacco, ma almeno un paio, come il fatto che Safana fosse in Baldur’s Gate solo un oggetto sessuale e che Jaheira fosse la tipica moglie petulante da ridicolizzare. Ci siamo presi il diritto di dire che no, questo non è il genere di storia che vogliamo fare. In Siege of Dragonspear, Safana ha la sua piccola storia e la sua personalità è decisamente più complessa. Se alle persone non va bene, peggio per loro. Ho anche scritto una missione secondaria un po’ tenera, romantica, per Khalid e Kaheira che ti permette di scoprire qualcosa su come funziona il loro matrimonio e cosa davvero provano l’uno per l’altra.”

“Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” non ignora di star assumendo posizioni scomode e difficili durante la lunga crociata del GamerGate e, anzi, non rinuncia a prendere in giro il movimento stesso. A un certo punto, un personaggio afferma che “it’s all about ethics in heroic adventuring” (“quello che ci interessa è solo la questione morale sollevata dalle avventure degli eroi”), parafrasando uno dei motti (“it’s all about ethics in videogames journalism”) dietro i quali il GamerGate nasconde i suoi attacchi alle autrici di videogiochi. Ma, a dire il vero, sono riferimenti alla realtà contemporanea che non mancavano già nel “Baldur’s Gate” originale, che citava opere come “Il silenzio degli innocenti” (con un personaggio, Xzar, che affermava “I ate his liver with a nice chianti and some fava beans”, “Mi mangiai il suo fegato con un buon chianti e un bel piatto di fave”) e “Star Trek”. E un personaggio di “Baldur’s Gate 2: Shadows of Amn”, Edwin Odesserion, cambiava momentaneamente sesso a causa di un incidente con una pozione.

Baldur’s GamerGate: L’intervento di Ed Greenwood, creatore di Forgotten Realms

A difesa di “Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear” è intervenuto anche Ed Greenwood, creatore originale della ambientazione di “Forgotten Realms” per “Dungeons & Dragons” in cui inserì tra l’altro il mago Elminster Aumar, trasformato per un periodo in femmina dalla dea Mystra perché potesse scoprire cosa vuol dire essere donna. “I Realms hanno sempre avuto personaggi (mortali e divini) che si travestivano, cambiavano sesso (e non solo per passare inosservati attraverso le guardie nemiche con magie di metamorfosi o illusioni), erano attivamente bisessuali o apertamente gay. […] D&D ha mezzi-orchi e mezzi-draghi e mezzi-elfi e ha, nel regolamento, oggetti magici che servono a cambiare il sesso. Son sicuro che se siete capaci di accettare il semplice concetto di rapporti sessuali tra specie diverse non vi darà il mal di testa trovarvi davanti a un ampio spettro di ruoli di genere.  Se non fa per voi, va bene. Io per esempio odio indossare certi toni di giallo. Ma non mi metto a urlare contro qualcuno se lo vedo indossare quei toni di giallo, non lo offendo e non lo minaccio. Il diritto di disprezzare il giallo si applica solo a me, e non è un dovere che si estende ad altri.”

Rhianna Pratchett, scrittrice di “Tomb Raider, ha affrontato il tema in un tweet: “Non lasciatevi ingannare da elfi e nani: il fantasy non è avulso dal nostro mondo ma è una lente attraverso la quale lo guardiamo“. E Katherine Cross, giornalista e critica di videogiochi, ha scritto su Gamasutra  quella che è forse la migliore sintesi di questa e di tutte le altre polemiche del GamerGate: “Principalmente, questa polemica ritorna su temi ormai antichi: una parte lamentosa e possessiva del mondo del videogioco si scontra con qualcosa che la mette in difficoltà. […] Per loro [per questi giocatori], la semplice novità della presenza [di personaggi che non siano bianchi, uomini, eterosessuali e cis] in un mondo del videogioco a lungo dominato da uomini bianchi e cis non può che apparire sempre fuori luogo, forzata e piuttosto incredibile, perché il nostro modo di sviluppare videogiochi ha nutrito le loro allucinazioni, la loro convinzione che il mondo sia davvero fatto in questo modo. E non saranno mai soddisfatti, indipendentemente dall’attenzione o dal tempo che daremo a questi temi nei giochi, o alla qualità della scrittura con cui ne parleremo.”