Sakaguchi: con Final Fantasy 15 torna lo spirito originario di Final Fantasy

Hironobu Sakaguchi ha creato la serie di “Final Fantasy” per poi lasciare Square Soft (quella che ora è Square Enix) e la sua creatura nel 2004 dopo il fallimento del film “Final Fantasy: The Spirits Within”. Ora Sakaguchi si concentra sul mercato del free-to-play per dispositivi mobili con il suo nuovo studio, Mistwalker, cavalcando la tendenza dominante dell’attuale mercato giapponese, in cui le console perdono di importanza di anno in anno.

Sakaguchi, in una interessante intervista con Glixel avvenuta durante l’estate ma pubblicata ora, ripercorre il suo rapporto con “Final Fantasy” (a quanto pare influenzato soprattutto da “Guin Saga”, “Wizardry” e “Ultima”) e la sua vita da programmatore, arrivando a dire che oggi sarebbe spaventato all’idea di iniziare una carriera nel mondo del videogioco a causa del livello tecnologico che è stato raggiunto. “Oggi forse non penserei neanche di poter fare giochi. Mi sembrerebbero troppo spaventoso. Non è più qualcosa che potrei fare da solo”. Ai tempi del primo “Final Fantasy” Sakaguchi lavorava con altre tre persone, e alla fine del progetto, nel 1987, la squadra di sviluppo era arrivata a contarne comunque appena venti. Anche oggi esistono programmatori singoli, o piccoli studi, ma quello che nel 1987 era la norma dell’industria videoludica è ora la norma del videogioco indipendente.

Sakaguchi ha poi discusso di “Final Fantasy 15″, mostrandosi ottimista sulla capacità del gioco, da lui provato in anteprima, di catturare lo spirito originale della serie. “Ho osservato Final Fantasy 15 e anche se non ho mai precendemente conosciuto Tabata, e non ho mai lavorato con lui, guardando al suo lavoro sento che abbia adottato lo spirito che io avevo quando creai originariamente la serie. Sento che, nelle mani di persone talentuose, quello spirito originario della serie sta tornando.” A differenza, sottolinea Sakaguchi, di quello che Square Enix fece all’epoca di “Final Fantasy 13”.

Sakaguchi esprime invece dubbi sul remake di “Final Fantasy 7” (“Final Fantasy 7 Remake”). Quando Sakaguchi creò il primo “Final Fantasy” Square rischiava di andare in bancarotta e l’autore stava già valutando di tornare a studiare: “Final Fantasy” fu un’ultima, ardita mossa, qualcosa pensato per essere il loro canto del cigno (attenzione: è solo una leggenda che la situazione finanziaria di Square abbia influenzato il “Final” in “Final Fantasy”, ma lo studio era realmente messo male). “Final Fantasy 15” è simile: è, come ha raccontato Tabata, l’ultima speranza della serie “Final Fantasy” su console in un mercato che si sta riducendo e spostando su dispositivi mobili. “Final Fantasy 15” è la fantasia finale di “Final Fantasy”. Ma “Final Fantasy 7 Remake” rispetta molto meno questo spirito. “Penso che sia piuttosto complicato… voglio dire, abbiamo visto le anteprime del nuovo gioco e ovviamente tutta la grafica è cambiata. Vuol dire che anche i combattimenti sono cambiati con la grafica, e quindi probabilmente avranno combattimenti in tempo reale. Penso che debbano star facendo un gioco tutto nuovo, che semplicemente condivide i personaggi, la storia e il mondo. E quindi, non ho consigli da dar loro. Posso solo dire che facciano come vogliano, immagino.

Sakaguchi termina l’intervista raccontando come crea i finali dei suoi giochi. “Non dubito che potresti fare un gioco con un finale aperto, artistico. Qualcosa come i finali del cinema francese. Ma non è questo il mio stile. Mi piace fare giochi che ti facciano sentire speranzoso per il futuro, che ti diano la voglia di lottare per un domani migliore.” Questo chiarisce bene la differenza tra il finale “Final Fantasy 9”, ultimo “Final Fantasy” scritto da Sakaguchi, e il finale di “Final Fantasy 10”, quando il maestro era ormai solo produttore esecutivo della serie. Se volete approfondire, Sakaguchi ha già affrontato in passato il nuovo “Final Fantasy 15” in una intervista fatta proprio in compagnia del direttore del gioco, Hajime Tabata. Ne abbiamo parlato in questo articolo.