Bolivia contro Francia per Ghost Recon Wildlands di Ubisoft

Il prossimo videogioco d’azione open-world di Ubisoft, “Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands”, è ambientato in una ipotetica Bolivia trasformata in un narco-stato (un Paese controllato da mafie attive soprattutto nella produzione e nell’esportazione di droga) dal cartello dei Santa Monica. Per fermare il flusso di cocaina dalla Bolivia agli Stati Uniti d’America, attraverso il Messico, viene mandata in Bolivia una squadra di agenti speciali Ghost (interpretati dai giocatori) con il compito di risalire la gerarchia dei Santa Monica e ucciderne infine il capo. La rappresentazione della Bolivia data in “Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands” non è però piaciuta al governo boliviano, che ha ufficialmente protestato con la Francia.

Carlos Romero, Ministro degli Interni boliviano, ha affermato di aver richiesto l’intervento del governo francese sulla rappresentazione della Bolivia in “Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands”, arrivando a minacciare azioni legali. “Ci sono le condizioni legali per arrivare a una causa, ma prima preferiamo intraprendere la strada della negoziazione diplomatica” ha detto Romero. Ubisoft ha risposto con una dichiarazione a Reuters, che ha diffuso la notizia, difendendo “Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands”, definito “un’opera di fantasia” e sostenendo di aver scelto la Bolivia ” per il suo magnifico panorama e la sua ricca cultura”. “Mentre la premessa su cui si poggia il gioco immagina una realtà diversa da quella che esiste oggi in Bolivia, speriamo che il mondo del gioco riesca a rappresentare le splendida geografia del Paese”.

Nonostante la dichiarazione di Ubisoft è logico che la Bolivia sia stata scelta per i suoi problemi, molto reali ma in qualche modo risolti, con il narco-traffico internazionale e la coltivazione della coca. La lotta degli Stati Uniti d’America per sconfiggere il flusso di droga è rappresentata (pare) con toni positivi in “Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildilands” ma è stato in realtà la causa della guerra continua in cui la Cochabamba, regione centrale dello Stato, si è trovata per anni. La Bolivia è riuscita ad arginare la situazione quando Evo Morales ha espulso le forze statunitensi dalla Bolivia e Carlos Mesa, nel 2004, ha legalizzato la coltivazione della coca (radicata sulle Ande da millenni) per il consumo interno mettendola sotto il controllo dello Stato. La regolamentazione e le sovvenzioni alle colture alternative hanno persino permesso di dimunuire la quantità di terreno coltivato a coca, sino ad arrivare a quello che lo Stato considera il livello ottimale: sufficiente per il consumo interno di coca, troppo basso per l’esportazione illegale e la produzione della cocaina.