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Cibele: riflessioni sull’amore all’epoca di internet – Il mondo di Sofia

“Cibele” è un gioco strano. È il racconto di un pezzo di vita della sua creatrice, Nina Freeman, che si è messa davvero a nudo per realizzare questo gioco, sia come autrice che come performer. Nina presta corpo e voce al proprio personaggio e lo fa da artista matura, senza reticenze né pudori. La natura autobiografica del gioco ha dato vita ad una struttura atipica in cui coesistono due punti di vista diversi: sin dall’inizio vediamo dei brevi inserti video che mostrano Freeman al computer, davanti allo specchio, sul suo letto mentre durante il gameplay è il giocatore a trovarsi davanti al computer della ragazza, a guardare le sue foto, a leggere le sue mail, a giocare le sue sessioni di gioco online ed ascoltare le sue conversazioni con Ichi/Blake, un ragazzo conosciuto proprio dentro il gioco.

Cibele

“Cibele” ci mette nei panni di Nina ma non ci lascia nessuna possibilità di scelta sullo svolgimento della vicenda. Tutto quello che da giocatori possiamo fare è giocare a “Valtameri” – un gioco dentro il gioco, un MMORPG sintetizzato sino all’essenza del genere – ed assistere alla vita di Nina che si svela man mano che giochiamo e che ci distrae dalla ripetitiva uccisione di mostri online, nostro compito come giocatori. Però è proprio la vita di Nina ad essere il fulcro narrativo di “Cibele”, non le partite di “Valtameri” che servono più che altro a far immergere il giocatore nel personaggio e a fare da punto di incontro per Nina e Blake.

La narrazione, che in una forma dialogica lineare – in stile visual novel – risulterebbe noiosa, diventa potente grazie al contesto che viene ricreato, fatto di combattimenti, chat, foto e email: tanti piccoli dettagli significativi da cui emerge un personaggio ben delineato e molto credibile senza bisogno che nulla sia dichiarato esplicitamente. Le insicurezze, il rapporto col corpo e con la scoperta dell’eros, le relazioni sociali: tutto questo emerge non solo dalle lunghe chiacchierate tra Nina e Blake ma anche da indizi visivi o da chat log che possono essere esplorate con curiosità investigativa oppure tuffandosi nel mare di emozioni e ricordi che vengono suscitati nei giocatori più empatici, come me, esplorando cartelle e sottocartelle, gallerie di foto e poesie lasciate in giro per il computer.

Cibele: Amarsi online

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Giocare a Cibele mi ha portata a riflettere su come si sviluppano i rapporti sulla distanza, sul modo in cui crescono i sentimenti lontano dalla corporeità, dalla presenza. Di cosa ci si innamora quando non ci si può incontrare? Quello che Cibele racconta è un disperato tentativo di recuperare tutto ciò che del corpo può essere trasmesso: la voce, nelle lunghe telefonate, l’immagine, nei selfie che diventano sempre più intimi sia in senso erotico che semplicemente quotidiano, il tempo passato insieme a giocare e parlare, che genera confidenza e permette di conoscersi, di legarsi. Tutto questo, in fondo, non è così dissimile da ciò che può avvenire di persona; eppure è inequivocabile che si tratti di due dimensioni differenti, e non è detto che entrambe funzionino in una relazione interpersonale.

Perché la corporeità online ha le sue regole: proprio la necessità di una trasmissione pone il problema della rappresentazione. Si dice spesso che i corpi non mentono: nella distanza la verità oggettiva della relazione corporea è sostituita da un racconto di sé. Se questo aspetto costituisce senza dubbio un elemento di criticità quando si arriva ad incontrarsi di persona, è anche un’occasione per esplorare la possibilità espressiva del proprio erotismo, del proprio corpo, per interrogarsi su cosa rappresentare e come farlo, in quella che è quasi una pratica artistica e di autocoscienza.

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La principale critica mossa alle relazioni (e all’erotismo) virtuali sta nel considerare questo tipo di autorappresentazioni come non autentiche: su internet, si diceva quando ero ancora ragazza, si può fingere di essere ciò che si vuole. Ma io mi chiedo: questa identità che ci creiamo, questa rappresentazione di noi, è necessariamente meno autentica del nostro io quotidiano con le sue inadeguatezze, la sua routine, la sua rassegnazione?

Io credo di no: credo che il modo in cui ci rappresentiamo faccia parte di ciò che siamo e che possa veicolare qualcosa di profondo che nella quotidianità non trova modo di esprimersi, che possa, come il teatro, offrire uno spazio di libertà. E perché non abitare questo spazio? Perché non utilizzare tutte le possibilità per esplorarsi e viversi? Cibele è disponibile per windows e Mac Os ed è aquistabile su Steam e su itch.io (aquistando su itch.io si avranno sia una versione DRM free che una Steam key). Ve lo consiglio proprio, specialmente se siete in qualche modo toccati dal tema. A me è piaciuto davvero molto.

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“Il mondo di Sofia” è la rubrica della sviluppatrice indipendente Sofia Abatangelo su Webtrek. Ne “Il mondo di Sofia”, Sofia racconta i suoi videogiochi, i festival e le opere altrui non come giornalista o critico ma attraverso gli occhi dell’autrice e dell’artista. Trovate i giochi di Sofia sulla sua pagina di itch.io, piattaforma di distribuzione digitale, e trovate qui una sua lunga intervista di presentazione in cui Sofia si racconta come videogiocatrice e come sviluppatrice.