Reigns – Recensione

“Reigns” è un gestionale a turni per Steam e dispositivi mobili Android e iOS in cui interpreto i vari Re di una dinastia attraverso più di mille anni di storia (dal 603 al 1998). Per fare ciò “Reigns” mi mette a disposizione una sola meccanica e una sola interazione, lo “swipe” (lo strusciare il dito) che ha reso famoso “Tinder”, l’app per appuntamenti in cui mi vengono proposti profili di persone del sesso desiderato e struscio le dita sul touchscreen verso destra o verso sinistra per dire che mi piace o non mi piace quello che vedo. In “Reigns” per ogni anno di regno mi viene posta una scelta, rappresentata da un personaggio e da una domanda inseriti in una scheda (una “carta” estratta più o meno casualmente dal mazzo di gioco), e posso rispondere al quesito in due modi diversi trascinando la scheda a destra o a sinistra.

Reigns – Recensione: Governare con lo swipe di Tinder

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Ogni scelta influenza una o più di quattro statistiche che rappresentano i poteri in gioco nel regno: Chiesa, popolo, esercito e denaro. La statistica della Chiesa rappresenta il potere del clero, aumenta per esempio costruendo Chiese o organizzando pellegrinaggi e diminuisce appoggiando altre religioni o scienziati (“Reigns” non teme di rappresentare la naturale ostilità della Chiesa verso ogni scienza esatta). La statistica del popolo rappresenta insieme la soddisfazione, la salute e la quantità di cittadini: costruire un ospedale o fare uno spettacolo pirotecnico aumenta questo valore mentre eventi come guerre e carestie lo diminuiscono. La statistica dell’esercito rappresenta il potere dei militare e il numero delle truppe, e quindi aumenta appoggiando l’esercito nelle diatribe con gli altri poteri (per esempio in caso di ruberie di soldati in luoghi sacri) o costruendo fortificazioni ma diminuisce facendo guerre, che consumano le forze disponibili. Infine, la statistica del denaro rappresenta il tesoro del regno, e fa spesso da intermediaria tra i vari altri punteggi: tagliare le spese della sanità, risparmiando denaro e perdendo parte della popolazione, mi permetterà in futuro di spendere quei soldi per aumentare altre statistiche, per esempio per costruire una chiesa (se mi capiterà la carta giusta).

Il mio compito è mantenere l’equilibrio evitando che una qualsiasi delle quattro statistiche raggiunga il valore massimo o lo zero. Per esempio, se la statistica della popolazione raggiunge il massimo il popolo organizzerà un colpo di Stato e mi detronizzerà, mentre se la stessa statistica raggiunge lo zero il popolo, condotto alla disperazione da fame e malattie, scenderà in strada e attaccherà il mio palazzo per uccidermi. Ogni volta che una delle statistiche arriva al massimo o al minimo muoio in qualche modo atroce (ma alcuni personaggi e alcuni potenziamenti possono salvarmi all’ultimo momento) e il regno passa al mio successore. Prima di fare una scelta non conosco esattamente le sue conseguenze, non so cosa accadrà alle statistiche dopo ogni mia decisione: “Reigns” mi dice solo quali statistiche saranno influenzate e quanto lo saranno (un cerchio piccolo vuol dire che saranno influenzate poco, un cerchio grande vuol dire che saranno influenzate molto) e il resto lo devo imparare con l’esperienza e dedurre col buon senso.

Reigns – Recensione: Secoli di narrazione

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Le scelte che faccio creano sottotrame che si possono snodare durante un solo regno o anche per l’intera dinastia o sono comunque capaci di influenzare gli eventi futuri e le carte che potrò trovare. Una parte del regno non ha governo e decido quindi di affidarla a un uomo di fiducia, ma egli la trasforma velocemente in un piccolo Stato separazionista e organizza una guerra contro di me. Una congiura di palazzo che coinvolge il misterioso “Senator” prosegue per tutta la dinastia, tra amori e colpi di scena. La costruzione di una diga interrompe il collegamento tra un popolo vichingo e il mare facendo iniziare una guerra che si può concludere con lo sterminio dei miei nemici e con un duello tra me e l’unico sopravvissuto.

Le conseguenze delle mie scelte, o di una serie di mie scelte, possono anche portare alla scoperta di nuovi personaggi (il medico di corte, la strega, l’ultimo sopravvissuto dei barbari…) e ognuno di questi personaggi aggiunge, per tutta la dinastia, un nuovo mazzetto di carte a quelle che mi vengono via via messe davanti casualmente, aumentando a dismisura le possibili scelte che mi trovo di fronte. Altre decisioni aggiungono invece potenziamenti o modificatori (ne posso avere contemporaneamente sino a quattro) che possono durare per la vita del singolo Re o per diverse generazioni e che comportano bonus e malus. Avere un’amante, per esempio, mi garantirà grazie al gossip l’appoggio incondizionato della popolazione, togliendo la sua statistica dal gioco, ma farà diminuire secondo dopo secondo la statistica della Chiesa. Le situazioni e le combinazioni che si creano sono molteplici e possono diventare assai complesse, al punto che proprio i modificatori sono vittima dei principali bug di “Reigns”, bug che a volte fanno scomparire (a causa della sovrapposizione di eventi diverse e contraddittori) effetti che dovrebbero essere ancora attivi.

Reigns – Recensione: Modificatori, duelli e pungeon

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I modificatori comportano anche alcuni dei più importanti cambiamenti nel gameplay di “Reigns”, che è molto più vario di quanto posso parere inizialmente. Avere un modificatore che diminuisce o aumenta una statistica ogni secondo cambia totalmente il ritmo di gioco, costringendomi a smettere di ragionare con attenzione e a scegliere invece rapidamente alla ricerca di modi per aumentare la statistica che sta pericolosamente scendendo (o diminuire quella che sta pericolosamente salendo). Ma poi ci sono altre variazioni alla formula base del gioco, come i duelli in cui devo alternare attacco, difesa e mosse speciali per buttare fuori da un campo di battaglia bidimensionale l’avversario. O come il pungeon, il dungeon basato su giochi di parole (“pun” in inglese) che si trova sotto il mio castello.

Non tutte queste variazioni di gameplay funzionano ottimamente nel meccanismo “alla Tinder” di “Reigns”: capire come funzionano i duelli è piuttosto frustrante e avere una statistica che diminuisce o aumenta ogni secondo può diventare assurdamente (e un po’ ingiustamente) pericoloso durante una lunga conversazione che porta avanti la storia ma in cui le scelte non influenzano le statistiche. Mi son trovato a dover saltare intere conversazioni, magari importanti per il gioco, pur di non essere detronizzato. Ma le parti che mi sono perso torneranno in futuro, i duelli diventano molto più semplici dopo averne capito i trucchi e, in generale, “Reigns” mantiene un gameplay solido anche quando ne mette davvero alla prova i limiti.

Reigns – Recensione: Puzzle e patto col Diavolo

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Oltre questo primo livello interpretativo e di gameplay “Reigns” ne nasconde un secondo, all’inizio meno evidente: quello di puzzle. Re dopo Re il mio compito non è solo quello di governare bene (e a lungo) ma anche (o soprattutto) sciogliere la maledizione che mi lega al potere, riuscendo a ingannare il Diavolo e a rompere il nostro patto. Infatti i Re della mia dinastia hanno stretto un patto col Diavolo: il capostipite ha ottenuto il potere eterno ma si è dimenticato di chiedere l’immortalità e ora, ogni volta che muore, si reincarna nel suo successore ed è quindi costretto a subire infinite morti e infinite sofferenze. Rompere il patto col Diavolo obbliga a diverse partite e a un’attenta esplorazione delle possibilità che mi vengono offerte come Re, ai potenziamenti e all’esplorazione del pungeon. È una impresa che può anche diventare frustrante, perché la gestione casuale degli eventi di “Reigns” mi può costringere a lunghe attese prima di mettermi di fronte alle carte e alle scelte giuste per proseguire nelle parti di storia che mi interessano.

La casualità che governa in parte “Reigns” è l’aspetto più ostico del gioco, soprattutto quando comincio a orientarmi nelle sue meccaniche e ho precisi obiettivi da raggiungere. Quella di “Reigns” è, però, la casualità della vita, la casualità a cui può esistere una risposta, a cui può non esistere alcuna risposta, o contro la quale l’uomo può solo opporsi debolmente per non essere travolto. In “Reigns” un duello perfettamente giocato può essere perso, una sequenza di carte sfavorevole può costringere alla morte il Re o può costringere il regno a un difficile futuro. In “Reigns” alcune carte possono capitare tante volte da essere ormai note a memoria mentre centinaia di carte restano ancora ignote, nascoste dietro scelte e percorsi a me sconosciuti.

Reigns – Recensione: Potere e politica

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L’allegoria del patto col Diavolo, del Re che vive il suo potere come una condanna, è parte del messaggio di “Reigns”, della sua rappresentazione tragica del potere. È una rappresentazione grande, sorprendente e imprevedibile che sa sfruttare i suoi limiti per arricchire ulteriormente il suo tessuto narrativo, una rappresentazione piena di personaggi divertenti che impararete a conoscere durante la vita della dinastia (il mio preferito è il boia), una rappresentazione piena di battute e di freddure, ma anche per questo attenta a mostrare tutti i lati ridicoli del potere, dei potenti e del popolo. Perché se pensate che guidare un regno (o confermare una riforma costituzionale) scegliendo solo tra due opzioni, tra un “sì” e un “no”, sia limitativo, se pensate che sia appunto ridicolo, sappiate che questa è l’idea anche di “Reigns”: il potere è ridicolo, il potente (o colui che è rappresentato pubblicamente come “il potente”) non ha in realtà alcun potere, è prigioniero di un gioco. Di un Patto col Diavolo finito male.

Il popolo ha potere, la Chiesa ha potere, l’esercito ha potere, i mercanti e i banchieri (il denaro) hanno potere. Il Re è un moderatore, è tanto vittima del suo potere quanto carnefice, costretto a morire infinite volte non appena rompe i delicati equilibri tra le forze in campo, costretto a reincarnarsi infinte volte perché solo lui può essere insieme arbitro che permetta ai poteri di convivere e capro espiatorio per ogni colpa della comunità. “Reigns” è in questo non tanto un simulatore di regno, un gestionale in cui si debbano amministrare i bisogni delle persone, ma un vero simulatore di politica, un gestionale in cui devo gestire le voglie, le bizze e i privilegi.

Reigns – Recensione: In conclusione…

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“Reigns” è un gioco apparentemente piccolo piccolo, un gestionale in cui, nei panni di vari Re di una dinastia, amministro un regno sfruttando la meccanica (lo “swipe“) che ha reso famosa l’app di incontri “Tinder”: ogni anno, messo di fronte a una bivio, scelgo tra due possibilità strusciando le dita verso sinistra e verso destra. Ma “Reigns” è in realtà immenso quanto la politica, grande e vario (e a volte ostico e governato dal caso) quanto la vita. È ricco di personaggi, epoche e situazioni, è intelligente nelle sue meccaniche, è piacevole nella sua sintetica rappresentazione grafica e nella sua colonna sonora diretta da Disasterpeace. “Reigns” è una simulazione politica che sa creare narrazioni a volte lunghe e complesse e che incornicia tutto il suo gameplay in una allegorica lotta/puzzle tra il Re protagonista e il Diavolo che lo ha imbrogliato e incatenato al potere per l’eternità. A volte, nelle parti di duello e nelle sezioni di esplorazione del pungeon (il dungeon del castello), il gameplay mostra i suoi limiti, viene sforzato in modo forse eccessivo, ma esce comunque vittorioso e premia il giocatore paziente che ha imparato a comprenderlo e accettarne gli spigoli, le asperità, la casualità. “Reigns” di Nerial e Devolver Digital è disponibile per PC, Mac e Linux su Steam a €2,99 su iOS a €2,99 e su Android €3,29: considerando la sua qualità e la sua ricchezza, il prezzo è assolutamente trascurabile in confronto all’esperienza che il gioco dà. Attenzione: è disponibile solo in lingua inglese.