Voluta principalmente con lo scopo di dar vita a degli smartphone che potessero essere in prima linea in quanto ad aggiornamenti software, la gamma Nexus tuttora sotto il controllo di Google sembra non tirare più come una volta. Il colosso che ne detiene il comando, infatti, pubblicando i dati ufficiali del Q1 2015 ha reso nota quella che non è una rosea realtà: per quanto il bilancio generale sia in positivo con 17.3 miliardi di dollari e i guadagni netti siano cresciuti del 4% arrivando a quota 3.58 miliardi di dollari, la condizione che avvolge la serie Nexus descrive una realtà diametralmente opposta.

Questa situazione la si evince non appena si dà una sbirciata alla voce “Altri ricavi” contenuta nel report diffuso da Google. In questo ambito sono racchiusi i profitti derivanti dal Play Store e quelli generati dalla vendita dei dispositivi Nexus, ma per quanto lo Store abbia tenuto botta generando interessanti introiti, la stesa cosa non la si può dire per i Nexus che a quanto pare sarebbero i colpevoli di quel -2% di entrate rilevato rispetto al precedente trimestre.

I Nexus, in sostanza, sembrano non attecchire più di tanto. O quanto meno non sufficientemente da garantire un introito sicuro e palpabile. Ma perchè sta accadendo tutto ciò? Molto probabilmente i dispositivi Nexus portano su di sé il peso di una politica dei prezzi niente affatto aggressiva, anzi, con Nexus 6 si è volutamente alzata l’asticella della spesa rispetto a quanto non fosse necessario farlo con la precedente generazione; e poi le dimensioni: i phablet non sono ancora un qualcosa di realmente ben definito nell’ambito del mercato (quanto meno occidentale).

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