Star Wars Battlefront 2 è l’ultimo gioco a rinunciare a un Season Pass

Electronic Arts non sembra intenzionata a rilasciare un Season Pass tradizionale per “Star Wars: Battlefront 2”. Bernd Diemer, direttore creativo a DICE per “Star Wars: Battlefront 2”, lo ha confermato esplicitamente a Mashable: “Non abbiamo un Season Pass. Abbiamo deciso così, ed è una di quelle decisioni difficili perché ha un sacco di implicazioni su tutto. Quando guardammo come si è evoluto Battlefront durante la sua vita, con i DLC e tutto il resto, ci dicemmo: Sapete cosa? Per questo tipo di gioco i season pass non sono proprio la cosa migliore. Abbiamo bisogno di [toglierlo] e trovare una soluzione migliore.”

Sembrava che i Season Pass e i loro DLC fossero destinati a restare per sempre simbolo dell’attuale industria videoludica, ma man mano che aumentava il peso del videogioco sui dispositivi mobili, del free-to-play e delle micro-transazioni si sono definiti altri modelli vincenti e una mentalità, quella del game-as-a-service, del “gioco come servizio”, che mal si sposa con i limiti del Season Pass. Il problema è che i Season Pass dividono l’utenza tra chi possiede il Season Pass e chi non lo possiede, frazionandola ulteriormente nel caso alcuni giocatori posseggano solo alcuni DLC. Diemer chiarisce che anche nel caso di “Star Wars: Battlefront 2” è stato questo il motivo che li ha allontanati dal Season Pass: “non vogliamo dividere la nostra comunità.”

Dividere la comunità non è un grave problema quando si parla di esperienze dedicate al giocatore singolo, ma il game-as-a-service ha senso soprattutto se applicato ai giochi multiplayer, giochi che possono avere anni di longevità e quindi potenzialmente anni di supporto e anni di incassi. Incassi che non possono essere però realizzati riempiendo queste esperienze di DLC e quindi spezzettando sempre di più la comunità dei giocatori, ma inserendo sistemi di micro-transazioni mentre i contenuti aggiuntivi vengono aggiunti al gioco gratuitamente per mantenere fresca e viva l’esperienza. Magari alcuni di questi contenuti aggiuntivi, come accade in “Tom Clancy’s Rainbow Six Siege” o in “For Honor”, possono poi essere accessibili solo pagandoli tramite valuta in-game o reale, ma questo solo se la comunità non viene frammentata: mettere una mappa a pagamento vuol dire che chi non la possiede non potrà giocare insieme a chi la possiede, mettere un personaggio a pagamento non limita in nessun modo il matchmaking. In realtà “For Honor” e “Tom Clancy’s Rainbow Siz Siege” hanno comunque dei Season Pass, ma questi non contengono contenuti esclusivi ma accesso anticipato a contenuti che tutti poi avranno a disposizione e permettono di pre-acquistare personaggi che sarebbe sennò necessario sbloccare. “Tom Clancy’s Rainbow Six Siege” di Ubisoft ha goduto immensamente di questa strategia: dopo un lancio difficile l’utenza è aumentata man mano che  ne uscivano le espansioni ed è stato alla fine confermato il supporto non solo per un secondo anno ma per un lungo periodo di cui Ubisoft non intende ancora definire la fine.

Anche se DICE sembra già sicura di questa scelta, Electronic Arts potrebbe avere piani diversi e ha corretto parzialmente, sempre a Mashable, le dichiarazioni di Diemer (sembra più che altro che debbano ancora decidere con quale modello sostituire il Season Pass): “Anche se non siamo pronti a confermare già che ci sarà un supporto del gioco come servizio [“any live service plans”], quello che possiamo dire è che abbiamo ascolto il chiaro parere della comunità di Battlefront. Sappiamo che vogliono più profondità, più progressione e più contenuto. Quindi siamo concentrati sul dar loro questo, in ogni possibile modo, all’interno di Star Wars Battlefront 2. Presto potremo dire di più sui nostri piani.”

fonte Mashable