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Final Fantasy 15 non meritava Villa Bottini a Lucca Comics

Durante il Lucca Comics & Games 2016 “Final Fantasy 15” di Square Enix era in prova a Villa Bottini, un luogo un po’ speciale nella storia lucchese. Villa Bottini, costruita nel sedicesimo secolo, è dotata all’interno di un ciclo di affreschi realizzato da Ventura Salimbeni e all’esterno di un grande giardino che comprende un ninfeo e che ha dato il nome di “Buonvisi al giardino” al ramo della famiglia Buonvisi che ne era proprietaria.

Final Fantasy 15 Villa Bottini Lucca Comics
Dall’Archivio Fotografico Lucchese

Nel Novecento è stata posseduta prima dai Bottini, da cui ha preso il suo nome attuale, poi è passata ad altre famiglie rimanendo a lungo abbandonata sin quando non fu riconquistata alla collettività grazie all’occupazione di quattro mesi avvenuta nel 1977, una delle prime occupazioni in Italia, acquistata dallo Stato (dalla Regione, che la restaurò e la passò al Comune) e poi destinata a eventi del mondo del lusso un po’ lontani dagli intenti iniziali degli occupanti che volevano trasformarla in uno spazio associativo. Villa Bottini non è, insomma, un luogo politicamente neutrale, non è semplicemente “una splendida cornice” nella quale inserire “Final Fantasy 15” che, in quanto opera artistica, non è essa stessa politicamente neutrale. Stare all’interno di Villa Bottini vuol dire stare in un luogo per cui è stata combattuta una dura lotta politica e in cui si è costruito un pezzo della storia della lotta per la riconquista degli spazi comuni in mezzo a eventi come il referendum per il divorzio (1974) e la legge sull’aborto (1978). L’associazione “Il tram delle 1000 finestre”, recentemente nata a Lucca a partire da chi partecipò alla lotta per la riapertura di Villa Bottini, si occupa oggi di ricordare quell’occupazione in un momento di scomparsa degli spazi di aggregazione per i giovani.

Final Fantasy 15 a Lucca Comics 2016: Final Fantasy 15 a Villa Bottini

Mi son trovato, insomma, a seguire “nella splendida cornice” di Villa Bottini il percorso che mi avrebbe portato a provare “Final Fantasy 15”. Ho rivisto l’atmosferico ed enigmatico trailer “Omen” (lo trovate qui) e ho ammirato una serie di splendide concept art che ripercorrono parte del lungo sviluppo del gioco, annunciato nel 2006 col nome di “Final Fantasy Versus 13”, parte di una serie composta anche da “Final Fantasy 13” e “Final Fantasy Agito 13” e che ha poi in realtà dato vita a tre giochi indipendenti (“Final Fantasy 13” con i suoi due seguiti “Final Fantasy 13-2” e “Lightning Returns: Final Fantasy 13”, “Final Fantasy Type-0” e “Final Fantasy 15”). L’attesa per il turno alla console era infine alleggerita… diciamo così… dai primi minuti di “Kingsglaive: Final Fantasy 15”, purtroppo caratterizzati dall’orribile prologo di cui mi sono lamentato nella mia recensione. Ho dovuto guardarlo due volte di seguito, e credo di non aver fatto niente di tanto cattivo da meritarmi una simile punizione, anche perché il resto del film è piuttosto piacevole e non c’è motivo di trasmettere proprio il suo prologo.

Entrato finalmente nell’area con le console mi sono avventato su una PlayStation 4 (ammetto però la mia preferenza per il controller della Xbox One) e ho potuto provare i primi minuti di “Final Fantasy 15”. Il gioco inizia con Noctis, visibilmente più anziano rispetto al resto del gioco (forse prematuramente anziano a causa del potere dell’Anello dei Lucii), ferito e soccorso dai suoi compagni Prompto, Ignis e Gladio durante lo scontro con un Ifrit molto meno bestiale del solito. Potete vedere questa sequenza iniziale, insieme a molto di quello che ho potuto giocare durante il Lucca Comics & Games 2016, nel video qui sopra. Lo scontro si interrompe all’improvviso, torno indietro nel tempo al momento in cui i quattro ragazzi partono per raggiungere insieme il luogo del matrimonio di Noctis con la sciamana Lunafreya di Tenebrae, matrimonio che deve sancire la pace tra Lucis, il regno magico di Noctis, e Niflheim, il regno meccanico che ha conquistato anche Tenebrae e combatte da anni una guerra contro Lucis.

“Final Fantasy 15” inizia quindi nel mezzo di “Kingsglaive: Final Fantasy 15”: i regni devono incontrarsi per stringere la pace e Noctis viene allontananto per il suo matrimonio con Lunafreya perché il padre di Noctis, il Re Regis, sa già che in realtà tutto questo è un trucco di Niflheim per conquistare l’ultima città di Lucis, la capitale Insomnia. C’è un clima di festa all’inizio di “Final Fantasy 15”: quattro amici, compagni da anni (come mostra la breve serie anime “Brotherhood: Final Fantasy 15”), guidano la Regalia, il bolide di Regis, verso il matrimonio di uno di loro, verso la pace dopo una lunga guerra. La catastrofe non è ancora avvenuta, c’è ancora spazio per lo scherzo, per lo scazzo. Nella scena successiva spingono la Regalia, forse guasta forse senza benzina, in mezzo a una vastità desertica dal sapore americano, dal sapore “on the road”, scambiandosi battute che subito definiscono la loro personalità, la voglia di blaterare di Prompto. In sottofondo inizia a suonare la cover di “Stand By Me” di Florence + The Machine.

Final Fantasy 15 a Lucca Comics 2016: Cindy

L’inizio ha un buon ritmo, con un’apertura epica che velocemente torna indietro a un clima più quotidiano, scemo e divertito. Quattro adulti combattono contro un mostro fiammeggiante che li sconfigge senza neanche alzarsi dal suo trono, e dopo poco minuti li vedo ancora ragazzi spingere una macchina all’inizio del loro viaggio di iniziazione. Poi arrivo da Cid, il mio meccanico di fiducia, il maestro che si è preso cura per anni della Regalia, e la situazione precipita rapidamente. Cid è un personaggio ricorrente della saga, nato in “Final Fantasy 2” (l’unico “Final Fantasy” open-world prima di “Final Fantasy 15”) e da sempre legato ai mezzi volanti e, in generale, ai mezzi di trasporto della serie. In “Final Fantasy 15” è lui a occuparsi della macchina dei protagonisti (per questo in caso di incidente anche in “Final Fantasy 15” si fa il CID) ma io ho contatti soprattutto con sua nipote, Cindy. Avevo cercato di rimuoverla dalla mia memoria, ma già sapevo come era vestita (se voi non lo sapete potete vederla nell’immagine in apertura dell’articolo o nella demo “Final Fantasy 15: Episode Duscae”) e sapevo come era stata progettata. Mi ha fatto disperare però rivederla in azione, vedere come gli autori hanno deciso di inquadrare questa ragazza stretta in un costume da bagno che spunta fuori da shorts troppo corti e giubbino mezzo aperto.

Rikku Final Fantasy 15 Villa Bottini Lucca Comics
Rikku in “Final Fantasy 10-2”

Nel “Final Fantasy” che dovrebbe rappresentare la rinascita della serie, il ritorno al successo internazionale per una serie che comunque è da “Final Fantasy 7” che non vende (nei suoi episodi principali per giocatore singolo) meno di 5 milioni di copie, nel “Final Fantasy” che, per la prima volta, viene distribuito in contemporanea mondiale per raggiungere un pubblico sempre più ampio, vedo un punto di vista in realtà nettamente e unicamente maschile, con quattro ragazzotti tardivamente in preda alla pubertà che girano in macchina soccorsi da una meccanica che sembra provenire dalle pagine di qualche rivista di automobili. Ero già infastidito dal queerbating della formula, dal lasciar intedere e sperare relazioni omosessuali tra i protagonisti (relazioni che naturalmente non avverranno, essendo “Final Fantasy” un gioco creato per il pubblico di massa e omofobo), ero già infastidito dal vedere tutto ciò “nella splendida cornice” di un palazzo restituito alla collettività proprio durante gli anni del femminismo e del femminismo lesbico, dell’allargarsi della lotta per i diritti civili agli omosessuali. Ma riesco a malapena a sopportare le tette di Cindy che mi vengono ripetutamente sbattute in faccia dalla inevitabile inquadratura della cutscene, il suo culo che esce sopra e sotto dagli shorts. Tra l’altro, mi pare che Square Enix a partire da Rikku di “Final Fantasy 10-2” abbia qualche genere di ossessione per i lacci dei perizomi che escono dai pantaloni, roba che non vedo dal vivo sin dalla metà degli anni 0. Non importa quanto le presentazioni o i trailer, sin dai tempi di “Final Fantasy Versus 13”, descrivano “Final Fantasy 15” come “una fantasia basata sulla realtà” quando basta un abbigliamento così ridicolo a farmi capire quanto poco gli autori siano interessati alla realtà e quanto siano invece interessati a vendere qualche statuetta.

Final Fantasy 15 a Lucca Comics 2016: Struttura convenzionale, combattimenti interessanti

Le enormi tette di Cindy, sode e probabilmente bagnate di olio da motore, mi hanno ossessionato per il resto della demo, e per questo d’ora in poi troverete solo loro nell’articolo: dovete soffrire quanto ho sofferto io. Per il resto, “Final Fantasy 15” si presenta come un videogioco d’azione open-world dalla struttura convenzionale ma dal combattimento interessante. Momentaneamente privo di automobile e di soldi (anche se sono un principe) devo muovermi a piedi per risolvere qualche missione secondaria che mi viene indicata sulla mappa da personaggi non giocanti come Cindy e i gestori dei ristoranti. Non si tratta, almeno in queste fasi iniziali, di niente di più raffinato del classico “vai lì” o “uccidi là”, con comodi indicatori che segnano la direzione sulla minimappa in modo che sia difficile perdersi nel mondo del gioco. A questa struttura ormai nota si aggiunge però un sistema di combattimento nettamente migliorato da quello visto nella demo “Final Fantasy 15: Platinum”.

Cindy Final Fantasy 15 Lucca Comics Villa Bottini

Combattere in quattro, con combo tra diversi personaggi e la possibilità di alternarsi all’attacco di un nemico, è un vero piacere, e la strategia dominante non è quella di pigiare forsennatamente a caso i tasti ma di misurare assalti, ritirate, schivate e contrattacchi sfruttando strategicamente i propri MP. Noctis, come i Kingsglaive visti in “Kingsglaive: Final Fantasy 15”, può sfruttare la magia della famiglia reale per evocare armi da usare e per teletrasportarsi nella posizione di queste armi. Posso cambiare arma evocata quando desidero, anche durante una combo, e all’inizio di “Final Fantasy 15” posso alternare una spada (per colpi rapidi), uno spadone (per attacchi potenti, ampi e lenti) e una lancia (per affondi). Con un tasto, il triangolo su PlayStation 4, posso poi effetturare una proiezione, cioè posso lanciare l’arma equipaggiata verso un nemico o un punto qualsiasi a cui sto mirando col dorsale destro per poi teletrasportarmi. È una strategia che mi permette di entrare e uscire rapidamente dallo scontro, ottenendo anche danni bonus, e che soprattutto mi permette di raggiungere appigli lontani su cui restare agganciato mentre riprendo fiato ed MP. I combattimenti hanno un aspetto estremamente fluido che mi ricorda a volte più i “Batman: Arkham” e “Middle-Earth: Shadow of Morder” che i videogiochi di ruolo d’azione come l’ottimo ma rigidissimo “Kingdom Hearts”: è rimasta la fisicità che avete forse sentito nelle demo ma ora attacchi, movimenti e animazioni si concatenato con maggiore naturalezza e continuità. Si tratta solo di impressioni, ma per quanto riguarda il combattimento sono ottime impressioni: non sono mai stato un fan del combattimento a turni della serie di “Final Fantasy” che ha probabilmente raggiunto risultati soddisfacenti solo con il sistema a turni dinamici di “Final Fantasy 10”, ma stavolta vedo qualcosa di potenzialmente davvero buono.

Alla fluidità dei combattimenti non corrisponde, purtroppo, fluidità e qualità dal punto di vista grafico. Per quanto la versione a cui ho giocato non fosse quella definitiva e per quanto non conosca la qualità dello schermo su cui ho giocato, devo segnalare qualche problema di framerate, capelli dei protagonisti esageratamente sgranati e le ombre portate (quelle proiettate da un oggetto su altri oggetti) più brutte che io abbia visto in questa generazione console. In cambio di questi problemi “Final Fantasy 15”, come qualsiasi open-world che si rispetti, sembra totalmente privo di caricamenti oltre a quelli tra un capitolo della storia e l’altro.

Final Fantasy 15 a Lucca Comics 2016: Impressioni dalla demo

Cindy Final Fantasy 15 Lucca Comics Villa Bottini

È difficile dire se “Final Fantasy 15” sembrerà “un vero Final Fantasy” ai suoi giocatori abituali. Cosa rende tale un “Final Fantasy?” dovremmo chiederci. La verità è che un tempo il videogioco di ruolo a turni per console aveva un grande mercato, quello giapponese, pronto a recepirlo e un’ampia schiera di fan in tutto il mondo, mentre ogggi il mercato di videogiochi per console in Giappone è praticamente scomparso e, nel resto del mondo, è il videogioco di ruolo d’azione open-world (e il videogioco d’azione open-world in generale) a rappresentare il genere di maggior successo. “Final Fantasy” si è quindi trovato di fronte a una scelta: fare la fine delle avventure grafiche punta-e-clicca e diventare un prodotto di nicchia per nostalgici sempre più anziani o cercare di cambiare il necessario per poter tornare a dire la sua sulla scena internazionale. Solo il gioco completo potrà svelarci se l’opera di Square Enix e Hajime Tabata è andata oltre al semplice rincorrere le mode, se per esempio è riuscita a mettere d’accordo narrazione e libertà, l’eterno conflitto che i videogiochi di ruolo open-world vivono.

Per ora, quello che vedo è un’opera molto meno internazionale di quanto Square Enix creda, un’opera con ancora tutto il sessismo e il maschilismo che ci aspettiamo da un videogioco AAA giapponese, con un’esplorazione ormai convenzionale ma, forse, qualcosa da dire grazie al suo sistema di combattimento di gruppo e ai suoi personaggi, da sempre punto forte della serie nonostante le trame ridicolmente melodrammatiche. Ci vorrebbe però, da parte dell’organizzazione di Lucca Comics & Games 2016 e del Comune di Lucca, più rispetto per la storia dei luoghi ciecamente affittati alle grandi corporazioni internazionali per queste presentazioni. Dopo aver finito il tempo di demo di “Final Fantasy 15” sono uscito da Villa Bottini passando dall’ultima stanza, un povero store organizzato da Square Enix in quello che è stato, o che doveva essere, un traguardo nella lotta per i diritti e per la comunità. E in testa avevo ancora le tette di Cindy.