La crisi economica mondiale che ci ha colpito negli ultimi anni si sta facendo sempre più sentire e nonostante alcuni politici millantino una fantomatica ripresa, la realtà è ancora piuttosto grigia.

Non stupisce quindi che il primo ministro inglese, David Cameron stia pensando di migrare tutti gli enti pubblici verso l’open source, in modo da abbattere i costi di licenza. Nel lungo termine, infatti, il risparmio dovrebbe essere enorme, basti pensare alle sole licenze per Microsoft Office che nel 2010 hanno pesato sulla spesa pubblica inglese di circa 240 milione di euro.

Maude ha scoperto il vero problema: la mancata adozione dello standard unico. Microsoft, grazie alla capillare diffusione di Office è riuscita ad imporre i suoi formati sia tra gli utenti, che soprattutto e cosa ben più grave tra gli enti governativi. Se il governo di Cameron decide di aprire le porte al mondo open source, adottando magari lo standard .odf, è possibile che anche altre governi seguono la sua strada riequilibrando la situazione dei formati di testo, aprendo la strada a molti altri fornitori di servizi software.

Secondo una recente ricerca, svoltasi nel corso del 2013 da SDA Bocconi e Red Hat, la penetrazione nel mercato italiano dei software open source si sta facendo sempre più importante, giudicandolo come “una scelta di efficienza e di innovazione”. In particolare è stato chiesto a molte aziende italiane di ogni settore, di rispondere ad un questionario sull’open source, giungendo a conclusioni molto interessanti. Una delle risposte che è stata data afferma, ad esempio, che “le aziende mostrano una grande fiducia verso le soluzioni aperte, visto che le hanno implementate a supporto di tutti i processi aziendali, critici e non, non solo per ridurre i costi – comunque la causa principale – ma anche per avere una importante “indipendenza dal fornitore”.”

Le aziende si dichiarono soddisfatte dell’adozione dell’open source e ci si aspetta che in futuro molte altre aziende addottorando la filosofia Open. Tuttavia rimangono alcuni dubbi importanti, come ad esempio la paura da parte di alcune aziende di non trovare un’alternativa open sufficientemente all’altezza della controparte closed source. Un altro problema è il mancato personale con sufficienza esperienza o con competenze specifiche nel mondo open source.

“Nei prossimi anni dovremmo assistere a un progressivo ulteriore avvicinamento di domanda e offerta OS che potrebbe rendere soluzioni open e proprietarie come perfettamente alternative anche agli occhi delle aziende più scettiche”. Un interessante punto di vista, ma forse un po’ troppo ottimista, non trovate?

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