Reigns di Nerial è il nostro Gioco dell’Anno 2016

Alla fine dell’anno si cercano i migliori giochi dell’annata, si identifica quale sia il Game of the Year, il GOTY. Per il 2016 ho scelto infine di assegnare questo titolo a “Reigns” di Nerial. Lo ho deciso non tanto perché “Reigns” sia il miglior gioco dell’anno, ma perché, oltre ad aver ricevuto qui su Webtrek uno dei voti più alti del 2016 (9,1/10), ne è il gioco più rappresentativo. Quando tra dieci, venti, cinquanta anni mi chiederanno “come è stato il 2016?” io non avrò dubbi: gli darò in mano uno smartphone con installato “Reigns” e gli dirò di giocarlo per capire.

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“Reigns” è un gestionale a turni disponibile per PC, Linux, Mac, Android e iOS. Sono un Re che ha stretto un patto con il Diavolo, ottenendo potere eterno senza però immortalità e finendo così costretto a reincarnarsi in ogni membro della sua dinastia morendo decine e decine di volte nel corso dei secoli. Reincarnazione dopo reincarnazione devo trovare un modo per ingannare il Diavolo e rompere la mia maledizione, ma intanto è mio compito, in quanto Re, gestire il Regno bilanciandone quattro statistiche (Chiesa, popolo, esercito e denaro). Ogni volta che in “Reigns” una delle quattro statistiche si azzera o raggiunge il suo valore massimo vengo ucciso o detronizzato e mi reincarno nel prossimo Re della dinastia, pronto a provare di nuovo.

Il Re, il potente, è in “Reigns” un mero mediatore e, quando la situazione precipita, un capro espiatorio. Allo stesso tempo è l’esponente di un potere immortale, di una casta che è impossibile uccidere e che ogni volta torna al potere in quanto necessaria proprio come arbitro e capro espiatorio per tutte le colpe della collettività. Ma la parte più interessante di “Reigns” è la sua meccanica, adattissima a un videogioco per dispositivi mobili: “Reigns” mi pone davanti a una serie di scelte, e a ogni scelta posso rispondere in due modi, strusciando il dito verso destra o verso sinistra. Si gioca a “Reigns” con gli swipe, come si sceglie con chi uscire su Tinder, alternando Sì e No e accettando le conseguenze che risposte tanto nette hanno su un intero Regno. Prima di fare una scelta non conosco neanche le sue conseguenze, almeno non le conosco con precisione: “Reigns” mi dice solo quali statistiche saranno influenzata dalla mia risposta e se saranno influenzate tanto o poco, lasciando il resto alla mia intuizione e alla mia esperienza.

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“Quando giocammo la prima volta con l’idea di un gestionale di dinastie reali mescolato a un gioco narrativo in stile Tinder i confini del gioco erano ancora piuttosto vaghi.” Ha scritto François Alliot di Nerial parlando su Polygon del successo di “Reigns” e di come il gioco è nato. “Volevamo prendere in giro il modo in cui le nostre società si pongono di fronte alla complessità, specialmente nella politica attuale. In quanto Francese installato a Londra, ho avuto il miglior esempio possibile di questo fenomeno nel recente disturbo politico azzeccatamente denominato Brexit. È problematico pensare che una decisione tanto profonda e complessa sul futuro di un intero contiente sia decisa con la stessa meccanica di un servizio per appuntamenti casuali: una scelta binaria resa semplice in un modo deludente, che ha distrutto tutte le sfumature che una materia complessa richiederebbe. Scorri verso destra. Scorri verso sinistra. E poi accetta le grandi conseguenze geopolitiche. […] Volevamo che i giocatori sentissero costantemente il divario tra le terribili conseguenze delle decisioni che stavano prendendo come re e la stupidità della meccanica dello swipe, in cui solo due opzioni erano disponibili ogni volta. Questo divario crea un contrasto comico e definisce il tono del gioco e il ritmo della vita di un Re: una (generalmente) breve successioni di pessime decisioni che inevitabilmente portano alla morte, preferibilmente orribile, del Re stesso.”

La dichiarazione di Alliot confermò ciò che avevo scritto nella mia recensione di “Reigns”: “[…] se pensate che guidare un regno (o confermare una riforma costituzionale) scegliendo solo tra due opzioni, tra un “sì” e un “no”, sia limitativo, se pensate che sia appunto ridicolo, sappiate che questa è l’idea anche di “Reigns”: il potere è ridicolo […]”. E questa mia impressione mi venne poi confermata da Alliot stesso durante l’Internet Game Festival di Pisa, dove era ospite all’interno della selezione di videogiochi portati da Game Happens! e dove mi parlò di come “Reigns” fosse ispirato alla tendenza della politica di semplificare scelte in realtà complesse (mi parlò anche di “Reigns 2”, come trovate nell’articolo che scrissi all’epoca). Per quanto la decisione del Regno Unito abbia peso su tutto il mondo non basta certo la Brexit a segnare l’intero 2016 ma (restando agli eventi politici rilevanti per Italia) questo è anche l’anno del cosiddetto “referendum sulle trivelle”, del cosiddetto “referendum per l’abolizione del Senato” e delle elezioni presidenziali americane. Tutti eventi in cui scelte importanti sono state messe di fronte al popolo ponendo due possibili risposte.

Reigns parla del referendum sulle trivelle

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Referendum abrogativo del 2016 in Italia

di Fede13052002 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48402080

Il 17 aprile 2016 abbiamo avuto il referendum abrogativo sul’estensione delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi in mare (entro le 12 miglia) sino all’esaurimento del giacimento. Nonostante in realtà questi giacimenti venissero principalmente sfruttati senza l’uso di trivelle (anche perché si tratta di giacimenti già in uso) e nonostante Eni (compagnia di Stato italiana) fosse azionista di maggioranza di 76 impianti su 92, i comitati che hanno proposto il referendum hanno spinto per l’immagine della trivella guidata da multinazionali estere che sfruttano il nostro mare e hanno cercato di trasformare il referendum in una lotta per il futuro energetico dell’Italia, futuro che non sarebbe stato minimamente intaccato, però, da una vittoria del Sì (cioè dall’abrogazione dell’estensione delle concessioni). La quantità di energia prodotta dalle fonti di queste piattaforme è minima (nel 2015 hanno soddisfatto il 2% dei consumi di gas e l’1% di consumi di petrolio dell’Italia), e non c’era neanche certezza su quali sarebbero stati realmente gli effetti di una vittoria del Sì, cioè se abrogare l’estensione delle concessioni avrebbe anche impedito di tornare al rinnovo ogni cinque anni sino a esaurimento. La questione, molto tecnica e mal posta, forzatamente trasformata in una questione di principio, in una lotta che pretendeva una netta posizione da parte del cittadino (il Sì o il No), ha portato solo il 31,19% degli Italiani al voto e il referendum, non raggiungendo il quorum, non è stato ritenuto valido.

Reigns parla del referendum sulla Brexit

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Referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea

di Mirrorme22, Nilfanion (English and Scottish council areas), TUBS (Welsh council areas), Sting (Gibraltar), 2010UKElectionMap.svg., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49679585
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47077445

Segue, appunto, il referendum sulla cosiddetta Brexit del 23 giugno 2016, cioè il referendum sulla permanenza del Regno Unito all’interno dell’Unione Europea. Il dibattito sull’Unione Europea va avanti nel Regno Unito sino dal suo ingresso nella Comunità Economica Europea (1973) all’interno della quale lo Stato si è sempre tenuto una posizione speciale e privilegiata (non adottando mai l’Euro) sino a decidere, con il referendum sulla Brexit, di abbandonare l’Unione Europea (il “Leave” ha vinto con il 51,9% dei voti provocando le dimissioni del Primo Ministro Cameron). Vote Leave, gruppo legato al Partito Conservatore inglese, ma anche a Laburisti e UKIP (UK Indipendence Partu), è stato il principale promotore del referendum, ma il volto pubblico della Brexit è stato quello di Nigel Farage, leader dell’UKIP, che ha spinto all’uscita del Regno Unito promettendo che le tasse pagate all’Unione Europea sarebbero state trasformate dopo la Brexit in investimento nel Servizio Sanitario Nazionale. Dopo la vittoria Farage ha smentito che questo fosse possibile e, soddisfatto del risultato, si è dimesso lasciando ad altri la patata bollente, mentre Boris Johnson, politico simbolo di Vote Leave e atteso candidato dopo le dimissioni di Cameron a seguito della vittoria del Leave, ha ugualmente rifituato la responsabilità di gestire il Paese.

Le conseguenze della Brexit sono ancora in gran parte sconosciute e, cosa praticamente mai detta durante la campagna elettorale per referendum, il voto stesso ha per ora valore unicamente consultativo e deve essere ancora convalidato dal Parlamento. Persino “Football Manager 2017” prevede tre diversi possibili scenari per la Brexit, due con conseguenze minime e uno definito tecnicamente “hard Brexit” e capace di isolare il Regno Unito dal resto d’Europa. Ai cittadini è stato posta una questione che riguarda l’appartenenza del Regno Unito a una comunità non solo economica, ma culturale, una questione che influisce sulla libertà di movimento delle persone, delle merci, delle vite, una questione che riguarda la qualità delle leggi e della sicurezza, ma tutto ciò è stato deciso votando “Remain” o “Leave”, senza neanche capire e conoscere le conseguenze di quello che sarebbe venuto dopo. Il pentimento collettivo dei cittadini di fronte alla vittoria del Leave, di cui non avevano capito l’impatto, ha espresso tutto il lato grottesco della Brexit con l’hashtag #Regrexit.

Reigns parla delle elezioni presidenziali americane

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Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 2016. Rosso: Stati vinti da Trump/Pence. Blu: Stati vinti da Clinton/Kaine. I numeri indicano i voti elettoriali.

di Ali Zifan – File:Electoral College 2016.svg, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=53004568

Le elezioni presidenziali americani dell’8 novembre 2016 potrebbero non sembrare simili a questi referendum. Oltre a Donald Trump, candidato dei Repubblicani e vincitore delle elezioni col 45,95% dei voti (ma 304 voti elettorali), e Hillary Clinton, candidata dei Democratici, erano molteplici i candidati del “Third Party”, cioè della galassia di partitucoli che si affollano dopo i due giganti. Ma si tratta, appunto, di partitucoli, e il fatto che il maggiore di questa massa sia il Partito Libertario con il suo candidato Gary Johnson (3,28% del voto popolare ma 0 voti elettorali) fa capire le ridotte dimensioni del mondo politico americano al di fuori dello scontro tra Repubblicani e Democratici.

Trump ha deciso di condurre una campagna sopra le righe, opponendosi al suo stesso partito e parlando di un’America distrutta da politici di professione e immigrati messicani e musulmani, un’America che egli avrebbe reso “di nuovo grande” con una sua vittoria elettorale. Ha proposto di deportare i musulmani, ha promesso di costruire, a spese del Messico, un muro che protegga gli Stati Uniti d’America dall’immigrazione (il muro è stato declassato a “recinzione” dopo la vittoria). Nonostante le sue deliranti proposte, figlie della semplificazione delle soluzioni proposte dalla politica, della semplificazione di cui parlava Alliot, Hilary Clinton è stata vista da molti Democratici come una pessima alternativa, come parte dello stesso gruppo di potere strettamente legato alla finanza e a chi ha provocato e cresciuto la crisi economica del 2008 e come manifestazione dell’America bellicosa e sempre pronta a influenzare militarmente il destino del mondo; in molti avrebbero preferito come candidato Democratico Bernie Sanders, che è stato invece sabotato dal partito stesso durante le primarie (come dimostrano alcune email trapelate). La scelta, anche per gli Americani, si è ridotta a Clinton o Trump, a Sì o No, e anche stavolta era difficile capire le conseguenze di Sì o No e, a volte, capirne la differenza.

Reigns parla del referendum sul bicameralismo perfetto

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Referendum costituzionale del 2016 in Italia

di Supernino – Opera propriaQuesto file deriva da:Italy Regions Blank.svgWorldMap.svg, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=53407060
di Thern – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=53923603

Il quarto evento politico, per gli Italiani, nel 2016 è stato il referendum costituzionale del 4 dicembre. Il testo del referendum che gli Italiani avrebbero dovuto approvare recitava “Disposizione per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzione, la soprressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”, semplificando già dalla scheda elettorale il contenuto di una riforma, la cosiddetta Renzi-Boschi, piena di complessi lati oscuri. Secondo l’idea del governo italiano la riforma doveva servire o doveva essere presentata perché sembrasse servire (scegliete voi) a ridurre il peso, sia economico sia burocratico, del sistema bicamerale italiano, in cui ogni legge viene rimpallata tra Camera dei Deputati e Senato. Va detto che questo problema sembra sussistere in Italia solo per le leggi di iniziativa parlamentare: le leggi scritte invece dal governo vengono approvate di solito in tempi rapidi, grazie anche all’uso continuo, e non totalmente legittimo, della Fiducia e dei Decreti di Legge.

Va anche detto che i risultati del referendum erano, pure in questo caso, assai nebulosi. Il Senato sarebbe diventato non elettivo, ma nessun sapeva come sarebbero stati scelti i suoi membri e l’articolo 70 della seconda parte della Costituzione Italiana, articolo che regola l’iter-legislativo, non sarebbe stato più un sintetico “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” ma un minestrone incomprensibile (cliccate sul link, non resterete delusi) da cui i costituzionalisti estrapolavano sette, otto, nove, dieci o più di dieci iter legislativi possibili a seconda dei casi. Di tutti questi iter solo uno non avrebbe previsto l’intervento di entrambe le Camere, e solo ipoteticamente questo sarebbe stato l’iter pià diffuso dopo la vittoria del Sì (cioè della riforma) al referendum. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, si sbrigò poi a legare il destino del suo governo a quello del referendum, promettendo le dimissioni in caso di sconfitta, rendendo possibile alla disomogenea compagine avversaria una campagna elettorale che non si opponeva alle confuse promesse del Sì con razionalità ma con l’attacco diretto a Renzi e a Maria Elena Boschi. Dopo una deprimente campagna elettorale, dove per mesi le solite accuse del No venivano accolte dalle solite risposte del Sì, Il No vinse con il 59,12% dei voti provocando le dimissioni di Matteo Renzi e la nascita… di un governo identico dello stesso partito (il PD).

Reigns parla del 2016

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Il 2016 è stato un anno, insomma, di Sì o No, Remain o Leave, Clinton o Trump. Un anno di risposte nette e semplici a problemi posti in modo banale ma in realtà complessi. Quale è il futuro energetico dell’Italia? Quale è il futuro dell’Unione Europea? Quale è il futuro della politica estera americana? Come migliorare il funzionamento della macchina legislativa italiana? E queste domande, che già presuppongono risposte complicate, lunghe e ragionate, e non un Sì o un No, non sono che estreme semplificazioni dei contenuti dei referendum e dei voti che i cittadini hanno dovuto affrontare nel 2016. “Reigns” ha il merito di mostrare il ridicolo di questo modo di fare politica, di questo modo di ragionare e di presentare i problemi. Il ridicolo di dover decidere tra Sì e No, tra swipe verso destra e swipe verso sinistra, senza neanche capire e conoscere le conseguenze delle nostre azioni. Il ridicolo di essere intrappolati in un ciclo in cui il potere si rinnova continuamente confermando ogni volta una diversa incarnazione dello stesso Re. E “Reigns” ha il merito di fare tutto ciò non tanto con testi e personaggi divertenti (che non mancano), ma con la sua meccanica. “Reigns” è un videogioco satirico perché la sua stessa meccanica è una satira delle nostre meccaniche politiche.

Infine, “Reigns” è anche il raro esempio di un videogioco per dispositivi mobili di grande successo (oltre un milione di download) nonostante il modello premium (a pagamento) adottato. In un mondo dominato dal free-to-play con microtransazioni, da sistemi che guadagnano sulla debolezza di pochi che pagano per tutti, da gameplay resi noiosi e ripetitivi per convincere i giocatori a pagare pur di giocare di meno, in un anno che sembra dominato da “Pokémon GO”, “Reigns” si oppone a questo modello e mostra come un’opera brillante e indipendente possa emergere dalla massa di cloni di “Clash of Clans”. “Reigns” di Nerial e Devolver Digital è disponibile per PC, Mac e Linux su Steam a €2,99 su iOS a €2,99 e su Android €3,29.